Movimento Trieste libera: indipendenti dall’Italia e dalle tasse

16/10/2013 di Giacomo Bandini

Mtl - Movimento Trieste Libera

Trieste, città che divide – Per chi ha vissuto un certo periodo della propria vita a Trieste, venire a conoscenza dell’esistenza del Movimento Trieste Libera e di quanto, molti autoctoni, vorrebbero separarsi dall’Italia, non può che suscitare due reazioni. La prima è una certa reticenza, nonché un certo dispiacere, nel sentire certe proposte e nel figurarsi di dover attraversare un territorio straniero ogni qualvolta la si voglia visitare. La seconda concerne un certo livello di comprensione. In primis perché, in questo momento storico, sono molti quelli che faticano a sentirsi italiani, con riferimento a ciò che l’Italia è oggi. In secondo luogo perché, a dirla tutta, si sta parlando di una città che effettivamente, in molti suoi aspetti, con l’Italia ha poco a che fare, ma che, nella sua diversità, in Italia può starci benissimo e deve anzi essere motivo d’orgoglio nazionale.

MTL - Movimento Trieste liberaUn richiamo storico – L’accordo conseguito nei trattati di pace di Parigi del 1947 prevedeva l’assegnazione di Gorizia, Monfalcone e altri territori della cosiddetta zona A all’Italia; l’Istria e gran parte del territorio giuliano alla Jugoslavia. Trieste e porzioni della zona B sarebbero diventati Territorio Libero sotto l’amministrazione anglosassone. Nel disegno primario dell’ONU, al Territorio Libero di Trieste, sarebbe poi stato assegnato un seggio ufficiale internazionale e nominato un Governatore del TLT.  Il progetto cozzò con le velleità di Italia e Jugoslavia, decise a non rinunciare a territori considerati rispettivamente propri. Dopo gli accesi scontri del 1953 dove molti italiani manifestarono per il ritorno alla madrepatria, duramente repressi dalle forze militari alleate, si decise di porre rimedio alla critica situazione con il Memorandum di Londra del 1954. Italia, Jugoslavia, Regno Unito e America sottoscrissero il passaggio di Trieste e zona A sotto l’amministrazione italiana, zona B sotto quella jugoslava. Nel 1975 il Trattato di Osimo fra Italia e Jugoslavia conferma definitivamente il confine come stabilito nel Memorandum.

MTL – A Trieste un certo sentore di indipendentismo, guai a chiamarlo autonomismo, ha sempre pervaso la città. Della serie, “è sempre stato nell’aria”, ma apparentemente confinato nei meandri del folklore. Negli anni ’70 esplose una prima protesta, un mix di autonomisti e frange di indipendentisti. Successivamente alcuni esponenti della Lega Nord affamati di facile consenso cercarono di inserire la questione nel programma elettorale del partito: respinti al mittente. Se si considera poi che in città è sempre stato vivo un certo movimento di estrema destra, piuttosto patriottico, la questione non aveva mai ottenuto la visibilità odierna. Il Movimento Trieste Libera oggi ne è  invece l’espressione ufficiale o perlomeno la più conosciuta ed estesa a livello di consenso pubblico e mediatico (sul web). In particolare dopo migliaia di iscrizioni e dopo la manifestazione del 15 settembre molto “partecipata” numericamente. L’obiettivo del movimento consiste sostanzialmente nel ristabilire le previsioni dell’Onu contenute nel trattato di pace del 1947.

Basta tasse, porto franco – Siccome poi la richiesta territoriale non basta a scaldare troppo gli animi, il MTL vi aggiunge anche quella fiscale, ben più sentita dai cittadini, vessati come del resto tutti gli altri italiani da Equitalia e dal periodo di austerity e tassazione. A tutto ciò va sommato il rammarico e la rabbia per l’affossamento del fiorente porto di Trieste. Gioiello caduto in miseria a causa delle amministrazioni locali e nazionali. Ma, a sentir le voci di piazza, se la maggior parte della responsabilità deve ricadere sulle recenti amministrazioni del posto, dunque triestine, cosa c’entra in questo caso la povera Italia? C’entra perché per il trattato del ’47 promuoveva la creazione di un porto franco internazionale, dunque non italiano. Tutto torna, o quasi.

I nuovi eroi indipendentisti – La verità, come ci insegna la storia, sta nel giusto mezzo e nel giusto modo. Dal punto di vista storico sicuramente l’Italia ha forzato con diplomatica fermezza il ritorno di Trieste, ma il sacrificio di migliaia di Italiani e triestini morti per la causa non va dimenticato. La stessa Italia che ha poi finito per relegare il suo orgoglio mitteleuropeo in un cantuccio, dimenticato al confine Nord-est. Dal punto di vista socio-politico la protesta va incardinata nella ciclicità delle crisi. Non a caso le prime avvisaglie indipendentiste sono emerse nei difficili anni ’70 della stagflazione. Oggi la questione, sopita da anni, riaffiora fortemente con la crisi globale del 2008 e la sua diffusione è dovuta all’evolversi di tante cose. I social-media, il mercato del lavoro in ginocchio, la vessazione subita dall’impresa e dagli onesti cittadini. Facile allora capire come un simile Movimento faccia presa sulla popolazione, ma sia al contempo profondamente populista e generico. E dunque ai triestini più accesi bisognerebbe segnalare che milioni di persone versano nelle stesse condizioni, abbandonati dallo Stato e da una politica bugiarda. Restano lo stesso in questa orribile Italia e per essa combattono ogni giorno. Questi devono essere i nostri eroi indipendentisti. Indipendenti dalla realtà di chi ha portato lo Stato sull’orlo di un precipizio, ma non da un Paese che vogliono cambiare e che amano nel profondo.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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