Il Movimento “degrillizzato” dei Casaleggio incombe su Palermo?

27/09/2016 di Edoardo O. Canavese

Durante “Italia 5 Stelle” Grillo s’è riappropriato della guida politica del movimento, seppellendo il Direttorio. L’ex comico tuttavia, già emarginato da Casaleggio, rischia di essere vittima della congiura del figlio Davide che, interessato ad un consolidamento istituzionale del M5S, individua in Di Maio l’unica alternativa governativa al leaderismo minoritario di Grillo.

La domanda che sorge spontanea, a margine della kermesse palermitana, è: “perché, Grillo se n’è mai andato?”. In verità pareva che fosse egli ad essere stufo della politica. Quella compressa di Maalox ingerita dopo le Europee del 2014, la benedizione del Direttorio nato dopo l’ammissione di essere “un po’ stanchino”, lo spago lasciato alle star Di Maio e Di Battista e il progetto di cedere la proprietà del simbolo. Ma, come raccontato in un precedente articolo, il graduale disimpegno dell’ex comico s’è interrotto con le difficoltà di Virginia Raggi.

Lei, icona elettorale della maturazione del Direttorio, è diventata prova dell’inaffidabilità politica dei parlamentari grillini: la pericolosa nomina della Muraro, condivisa con Di Maio, e la rissa con la Lombardi sui nomi per il Campidoglio, hanno evidenziato i limiti di giovani inesperti e facili prede delle pressioni del sistema. Oggi inoltre sappiamo che Grillo veniva allontanato dalla scena contro la sua volontà, e che solo la morte di Gianroberto Casaleggio, e l’ascesa del figlio Davide, hanno reso possibile il tentativo di restaurazione della sua “sobria dittatura”.

Capo politico a tempo pieno”. Il titolo che Grillo ascrive a sé racconta di un movimento che nell’ultimo anno e mezzo è stato affidato alla guida dei parlamentari sui quali Casaleggio e Grillo avevano investito maggiormente: Di Maio e Di Battista per il primo, la Ruocco e Fico per il secondo. Stando al racconto di Nicola Biondo e Marco Canestrari, ex pentastellati, obiettivo di Casaleggio senior era quello di limitare l’ascendente di Grillo e favorire il consolidamento di figure popolari e bipartisan, come il moderato Di Maio e il rivoluzionario Di Battista; parallelamente i destini del blog di Grillo e del M5S sarebbero stati separati con la nascita della piattaforma “Rousseau”. Un M5S “degrillinizzato”, che Gianroberto non ha fatto in tempo a salutare, esorcizzato domenica dal riedito protagonismo del genovese, cui spetterà il dirottare politicamente un consenso sempre più grande, alla vigilia di vicende politiche che potrebbero portare il M5S a responsabilità di governo.

Con Grillo il M5S potrebbe tornare ad essere un corpus più organico e coeso di quanto la pretesa “svolta liquida” lasci presagire. Dal Foro Italico di Palermo si preannuncia il ritorno ai meetup, alla democrazia partecipata, alle proposte degli iscritti, con il varo di gruppi tematici. Il tentativo di Grillo è di indolcire la pillola del suo autoritarismo con un presunto ritorno al passato, risalente alla fase primigenia del movimento, forse però irrimediabilmente archiviata. L’ex comico si prefigge la dettatura dei principali temi politici del movimento, da quelli di proposta a quelli di protesta. Quanto passerà dai gruppi tematici e dai meetup al voto online subirà il decisivo giudizio di Grillo. Così accadrà per le posizioni e le decisioni prese dai rappresentanti M5S. La Raggi ha goduto di ampio spazio durante la kermesse “Italia 5 Stelle”, ma ha pure assaggiato per prima il pungolo di Grillo, che gli ha intimato visibilità e raziocinio nella scelta dei suoi collaboratori: un ultimatum, per la sindaca romana.

Nonostante la serenità esibita dal palco di Palermo, il ritorno in scena di Grillo è ben lontano dallo scacciare le nubi che addensano il cielo pentastellato. Se Casaleggio Jr ha permesso che l’ex comico riprendesse le redini del movimento, ciò è presumibilmente avvenuto per placare i malumori suscitati dall’amministrazione Raggi. Roma rappresenta una piazza così gravosa oggi da poter segnare il destino del partito. La restaurazione di Grillo costringerà la Raggi a scelte condivise (quando non imposte) dalla leadership, pena la scomunica in stile Pizzarotti.

La fase due inaugurata dal genovese potrebbe però essere solo una breve parentesi per il movimento: Grillo non ha ampi margini di manovra, perché, nonostante sia ancora proprietario del simbolo pentastellato, tuttavia non può liberarsi di quei popolari concorrenti che sono cresciuti nel M5S, né dei gruppi clientelari che, tra Parlamento e istituzioni locali, sono nati sotto la loro egida. Nonostante i recenti inciampi, Di Maio resta il più credibile candidato premier, in quanto gode di ampia visibilità e ha saputo già costruirsi una rete di sostegno extra-grillino. Inoltre, il vicepresidente della Camera incarna la principale arma nelle mani della Casaleggio Associati per emarginare, stavolta per sempre, Grillo.

Perché Gianroberto Casaleggio tentò di affrancarsi da Grillo? Politicamente l’ex comico smise di funzionare durante le Europee del 2014, quando scadde in battute controproducenti (“Siamo oltre Hitler”) e benedisse l’alleanza con gli xenofobi inglesi e svedesi. La sconfitta fu ascrivibile soprattutto alla incapacità di farsi sintesi dei bisogni ideologici – e non solo pratici – di elettori di destra e sinistra. Il figlio Davide, uomo pratico lontano dalle utopie del padre, non sembrerebbe pensarla diversamente.

Grillo per lui potrebbe essere un ostacolo per l’ascesa a Palazzo Chigi del M5S; l’intolleranza al dialogo e agli accordi di governo condannerebbero i pentastellati alla minoranza perpetua, tanto più nel caso di modifiche all’Italicum. Una minoranza redditizia dal punto di vista economico, considerati gli introiti dei post, ma deleteria se raffrontata con i casi di difficoltà amministrative nei comuni guidati da grillini. Casaleggio Jr vuole un movimento abbastanza abile e robusto da ottenere credibilità istituzionale, e intende dirottare i guadagni informativi del movimento sulle piattaforme della propria associazione, liquidando il blog del genovese. La fase due di Grillo potrebbe rivelarsi, pertanto, un tentato golpe nella vicenda dinastica dei Casaleggio.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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