M5S e “referendum” online. Rischio o opportunità?

15/01/2014 di Andrea Viscardi

Lo strumento del referendum online, propost dal M5S, nell'Italia moderna: un bene o un male per la legislazione?

Il referendum online del Movimento 5 stelle

10.00 di mattina del 12 gennaio, agli attivisti del Movimento 5 Stelle viene recapitata una mail che invitava a votare un referendum  online, dedicato al reato di Clandestinità: mantenerlo o eliminarlo? Il risultato è stato chiaro, di 25 mila votanti (meno di un terzo degli aventi a diritto) quasi 16 mila hanno votato per l’abrogazione del reato. In questo articolo, comunque, affronteremo tre aspetti diversi della vicenda, cercando di comprendere meglio l’opportunità – o, forse, il possibile danno – di uno strumento di questo tipo qualora la sua utilizzazione dovesse essere maggiore.

Referendum online m5sOrganizzazione e struttura. Partiamo da una prima considerazione: forse è tutto da rivedere. Le votazioni, che dovevano aprirsi alle 10 e proseguire sino alle 17, sono state inaugurate in realtà con oltre mezz’ora di ritardo, e le mail inviate agli attivisti per avvisarli di quanto stesse accadendo sulla piattaforma recapitate tra le dieci inoltrate e le undici . Inoltre vi è un’altra criticità importante: perché solamente sette ore, e perché solamente un giorno? Si fosse trattato di un referendum vero, non si sarebbe neanche raggiunto un ipotetico quorum, avendo votato circa il 30% degli aventi a diritto. Forse, tenere le votazioni aperte sia domenica che lunedì avrebbe permesso a molti di partecipare al voto. Non tutti hanno 24 ore su 24 la possibilità di connettersi al web. Le modalità, insomma, ci paiono ancora inadeguate per l’importanza che uno strumento di questo tipo dovrebbe rivestire. Le critiche, d’altronde, sono piovute anche all’interno dello stesso M5S.

Grillo & Casaleggio, brutto colpo. Seconda considerazione: Grillo e Casaleggio escono da questo voto più deboli che mai. L’ex comico genovese, infatti, aveva dichiarato pochi mesi fa che se il Movimento avesse proposto l’abrogazione del reato di clandestinità tra le sue linee per la campagna elettorale, avrebbe ottenuto una percentuale di consensi da prefisso telefonico. La realtà si è dimostrata completamente opposta. Ora, i due leader, dovranno fermarsi un attimo e sedersi intorno ad un tavolo. O hanno fatto male i calcoli della loro strategia politica, oppure, evidentemente, iniziano veramente ad essere distaccati dall’elettore medio del Movimento stesso, rischio altissimo per chi vorrebbe agire come eminenza – neanche troppo grigia – dietro ad un soggetto politico.

Opportunità: contributo o danno? Terza ed ultima considerazione, e forse la più importante. Uno strumento di questo tipo è utile? Per chi scrive, la risposta oscilla tra il negativo e il positivo. Sicuramente, per questioni semplici o di poca importanza, il referendum online può essere considerato un’arma per creare consenso ed interesse intorno ad un soggetto politico che cerca di far partecipare attivamente l’elettore. Il problema che aumenta a dismisura la negatività di una “consultazione diretta” di questo tipo, in ogni caso, è grave e probabilmente decisivo. E’ giusto lasciare decisioni di questo tipo all’elettore medio italiano?

Se un domani dovesse essere al centro dell’attenzione una questione molto complessa, attorno alla quale si sviluppano discorsi – come spesso avviene – le cui posizioni sono prettamente politiche più che tecniche, le difficoltà di efficienza sarebbero molte. Ad esempio, pensiamo a provvedimenti attinenti ad una riforma del sistema universitario, o riguardanti la rappresentanza d’interessi, insomma, il lobbying. Il primo sembra un argomento molto semplice, il secondo, invece, appare alla maggioranza dei cittadini medi quasi come un reato. In realtà il sistema universitario è più complesso di quanto sembri: occorre avere diverse competenze tecniche per poter valutare al meglio ogni punto. Per quanto riguarda il lobbying, invece, il significato, nonché le mille questioni dietro la parola sono sconosciuti ai più. Vige, soprattutto nel secondo caso, una mancanza totale di consapevolezza e informazione, che lascia spazio al populismo, allo stereotipo e al sentito dire. Per tutti il lobbista è colui che rappresenta la classica azienda che – in molti film di fantascienza –  sarebbe destinata entro il 2100 a dominare e sottomettere il Mondo. In pochi sanno che anche l’UNICEF, piuttosto che le ONG più importanti sono rappresentate da lobbisti.

Il problema non è tanto, dunque, lo strumento in sè, quanto la totale impreparazione del cittadino italiano ad essere in grado di esprimere giudizi consapevoli e informati. La visione di una democrazia più diretta, in Italia, come nella maggior parte del Mondo, è inapplicabile. Un’utopia meravigliosa. O meglio, è applicabile se si vuole portare il paese ad un livello di efficienza ancora minore, cavalcando il populismo e includendo nel proprio programma politico “il sentito dire”. Questa, sia ben chiaro, è una criticità valida per parte dell’elettorato del M5S come di tutti gli altri partiti. La vera emergenza italiana non è la partecipazione del popolo quanto, piuttosto, la mancanza di una classe politica competente e tecnicamente varia, nonché di una popolazione interessata e informata. Le due cose sono più connesse di quanto si possa pensare: con la prima, viene la seconda. E a quel punto non vi sarebbe neanche l’opportunità di alcun referendum online, perchè il Paese sarebbe sicuramente in mani migliori rispetto ad oggi. Ma tutto questo, purtroppo, non si può fare attraverso un blog e appare, in Italia, sempre più difficile.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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