M5S: radicamento territoriale e media, dopo le amministrative urge una riorganizzazione

28/05/2013 di Andrea Viscardi

Risveglio amaro quello del Movimento 5 Stelle. Dopo il sensazionale risultato alle politiche e il calo già registrato alle regionali, come oramai tutti sanno, i candidati sindaci sparsi per l’Italia hanno visto il consenso del Movimento scendere vistosamente.

Movimento 5 StelleFiosologico? – Molti, però, affermano quanto è avvenuto sia assolutamente normale. Difficile, infatti, competere a livello amministrativo locale con le macchine messe in moto dai Partiti tradizionali. Mancanza di fondi, sì, ma soprattutto assenza di quella figura carismatica presente a livello nazionale – leggasi Beppe Grillo – capace di attrarre i consensi di buona parte della popolazione, senza dimenticare i voti di protesta. Questi, difficilmente possono essere assegnati durante un’elezione comunale. Il cittadino sente il proprio sindaco molto più vicino di quanto non senta il Parlamento – in particolar modo nelle piccole e medie realtà del nostro Paese. Pensare sia disposto a votare un candidato solo ed unicamente come segnale al suo partito di appartenenza storica è molto difficile. Meglio la via dell’astensione. In aggiunta a tutti questi fattori, inevitabilmente, un’incidenza significativa è rappresentata dal blocco mediatico imposto dal Movimento stesso, che non permette ai candidati di competere ad armi pari con la concorrenza.

Radicamento sul territorio e struttura- Le attenuanti sopra citate, in ogni caso, non possono alleviare il peso della sconfitta. Non tanto per il presente, ma per il domani. Perché queste elezioni hanno dimostrato quanto per la politica sia fondamentale, sopra ad ogni cosa, essere radicati nel territorio. Elemento quasi completamente estraneo al Movimento 5 Stelle. Chi ha arginato meglio il calo dei votanti, nonostante il grande numero di astensionisti, è stato infatti il partito più tradizionalmente legato al territorio, il PD. Grillo deve comprendere come, per competere veramente nell’agone politico a medio e lungo termine, evitando di fare solo una comparsata, sia fondamentale riorganizzare il movimento stesso in questo senso. Comprensibile come non voglia essere considerato un Partito, resta il fatto che senza un’organizzazione e una struttura capillare, il consenso a livello regionale e ancor più locale non potrà mai arrivare. Questo è uno step obbligatorio per qualunque nuova entità politica, in particolare per un soggetto estremamente generalizzato nella sua audience, come quello grillino.

I media – Per quanto la campagna anti media portata avanti dal Movimento 5 Stelle abbia avuto il suo effetto, per lo meno durante la campagna elettorale di Febbraio, è indubbio come le strategie debbano diversificarsi a seconda dei momenti. La fase di consolidazione – ed eventualmente di ulteriore espansione – dell’elettorato non può essere affrontata nello stesso modo con cui è affrontata quella di “conquista”. Il veto di partecipare a programmi televisivi è, in questa fase, un grave danno per tutto il Movimento per due motivi. Il primo è quello di essersi attirati le inimicizie di quasi qualsiasi organo di informazione, provocando un ulteriore inasprimento della stampa nei confronti di Grillo e della sua creatura. Il secondo motivo è che la politica, in Italia e nel Mondo, si basa molto sul riconoscimento del proprio candidato, del proprio partito, con un contatto che non avviene più unicamente nel territorio fisico, nelle piazze, nelle sezioni, ma anche e soprattutto attraverso la televisione e la radio. Un cittadino medio, oggi, non sa nulla di ciò che ha fatto il Movimento 5 Stelle negli ultimi due mesi. E nessuno si preoccupa di dirglielo, ignorando quanto gli elettori siano difficili da guadagnare, ma facilissimi da perdere. Una rivisitazione del pensiero di Grillo in materia è dunque fondamentale per la sopravvivenza stessa del Movimento.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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