Le incognite del Movimento 5 Stelle

22/02/2013 di Marco Palillo

Beppe Grillo
Beppe Grillo

Le elezioni del 24 e del 25 febbraio vedranno l’ingresso nelle aule del Parlamento italiano di un vasto numero di deputati eletti nelle file del Movimento 5 Stelle. Negli ultimi giorni in molti ritengono che il Partito di Grillo – approfittando della delusione, dello scoramento e della rabbia di una grande parte della società italiana verso la politica tradizionale – possa divenire, a sorpresa, il secondo partito italiano.

Non è però la prima volta che noi italiani ci ritroviamo ad archiviare una fase politica investendo su un movimento di pura e semplice protesta: e’ già successo con tangentopoli, dalle cui ceneri uscirono, ad esempio Bossi, Berlusconi e Di Pietro. Sintomo di un paese che non riesce o forse non vuole fare i conti con il governo del paese, ma preferisce inseguire populismo e demagogia.

Grillo porterà alla Camera e al Senato un gruppo di giovani, molti dei quali sprovveduti ed inesperti, privo, al momento, di qualsivoglia collante ideologico e culturale o di forme di radicamento territoriale. Se pensiamo che la capolista nel collegio di Roma ha raccolto soltanto 300 preferenze, peraltro attraverso lo strumento ambiguo e dubbio delle primarie via web, è evidente quanto questi signori non rappresentino, in realtà, nessuno, al contrario di quanto abbiano voluto farci credere sino ad oggi. Dovranno rendere conto solamente al leader.

Passiamo quindi alla questione della politica: a parte un quanto mai generico e rassicurante “tutti a casa” i grillini non hanno una proposta fattibile e condivisa. Recentemente, ho assistito ad un colloquio fra un candidato cinque stelle e un gruppo di associazioni LGBT. Su questi temi, il povero esponente non aveva una proposta credibile (a parte un foglietto redatto da un gruppo di avvocati del settore che si è limitato a leggere), non sapeva di cosa parlava, non sapeva nemmeno cosa avrebbe votato il suo partito una volta entrato in Parlamento. Per carità nessuno nasce “imparato” e i casi imbarazzanti di deputati dei partiti tradizionali di certo non mancano (basti pensare ad esempio, a Razzi e Scilipoti), ma quello che salta all’occhio all’interno del Partito di Grillo è una mancanza totale di una visione d’insieme. Non c’è una visione di futuro e di Paese coerente e credibile. C’è solo volontà di distruggere, demolire. Come fare, quindi, in Parlamento?

Non è un caso che Grillò rifiuti qualsiasi tipo di televisivo con confronto televisivo, di contraddittorio: davanti a delle domande specifiche, come risponderebbe? Anche un giornalista mediocre riuscirebbe a mettere in difficoltà il Beppe nazionale, che è nello stesso tempo anti-tav ma poi cerca il voto degli imprenditori del veneto, che apre a Casa Pound e poi vuole il matrimonio gay, che è federalista al nord e sudista in Sicilia.

Per non parlare di chi segue Grillo e Casaleggio, decine di dilettanti (non in senso dispregiativo) pronti ad entrare a Montecitorio. Come lavoreranno nelle commissioni? Come si comporteranno in Parlamento? Si limiteranno ad appoggiare i provvedimenti degli altri partiti o giocheranno una loro partita autonoma? Quali istanze rappresenteranno a parte il clima generale di sfiducia? In Europa staranno com il PPE o con i Socialisti? Con la Merkel o con Hollande? Non basta dire tutti a casa per governare un paese, bisogna fare, indicare un percorso, dire come si faranno le cose e con quali risorse. E’ finito il tempo delle chiacchiere. Altrimenti il rischio è quello di ritrovarci come a Parma con un Sindaco che non sa dare alcuna prospettiva alla sua azione amministrativa.

Cari italiani, sono vent’anni che ci arrabbiamo, che crediamo alle promesse, che vogliamo mandare a casa genericamente tutti i politici, non sarà forse arrivato il momento di smettere di utilizzare la pancia e dare spazio alla ragione? Forse soltanto così riusciremo ad avere una politica a cinque stelle.

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