Il mostro di Roma, omicidi all’epoca del fascismo

19/06/2014 di Lorenzo

Il caso Gambiraso sembra arrivato ad una svolta. Così non fu, invece, per la serie di bambine assassinate tra il 1924 e il 1928 e che gettarono nel panico la Capitale

Il "mostro" di Roma

Dalle ultime notizie, la Procura della Repubblica è arrivata finalmente al capolinea del mistero di Brembate che ha avuto come protagonista la morte della piccola Yara Gambiraso. Fino a pochi giorni fa, però, il delitto sembrava destinato a rimanere irrisolto, come quelli che sconvolsero la città di Roma tra il 1924 e il 1928 e che videro protagonista il cosiddetto “Mostro di Roma”.

L’Urbe fu teatro di una serie di rapimenti, stupri ed omicidi, di cui rimasero vittime sette bambine. La prima della serie fu Emma Giacomini, di appena quattro anni. La bimba venne rapita la mattina del 31 marzo 1924 in un giardino pubblico e, fortunatamente, ritrovata, ferita, dalla polizia la sera stessa nel quartiere Monte Mario. Ma l’episodio accaduto non era stato un caso isolato: seguirono altre vittime, alcune delle quali persero la vita, come Bianca Carlieri. Questa, a soli tre anni, fu orribilmente assassinata in quello che venne definito “il Delitto della Biocchetta”. L’episodio sollevò  un’ondata di indignazione in tutto il Belpaese: ai funerali, svoltisi a ridosso del voto di fiducia del governo Mussolini alla Camera dei Deputati, parteciparono migliaia di persone e la stampa si occupò del misterioso omicidio per molti giorni a seguire, fino a quando non scomparve il deputato socialista, Giacomo Matteotti.

Nel frattempo, però, i corpi aumentarono fino a giungere a cinque e l’angoscia popolare, filtrata dalla stampa, spinse il Duce stesso a premere sulle forze di polizia – e sul loro capo, Arturo Bocchini – affinché venisse ripristinato l’ordine e individuato il colpevole. Sotto forte pressione dell’opinione pubblica, aizzata dai media, partirono numerose indagini a tappetto su tutto il territorio romano e vennero effettuati un serie di fermi di personaggi a dir poco lombrosiani. Uno di questi porto anche al suicidio di un sospettato, per la vergogna. Dopo aver sentito e analizzato una serie di testimonianze, le forze dell’ordine riuscirono ad isolare il sospetto numero uno, Gino Girolimoni. Questi era un uomo di trentotto anni, scapolo, amante della bella vita e delle belle donne e di famiglia benestante. Le cronache dell’epoca si soffermarono, però, sul fatto che l’uomo possedesse due immobili nella Capitale: una adibita a dimora personale e l’altra, secondo le fantasie dell’epoca, per seviziare le proprie vittime. 


Girolimoni, GinoGirolimoni venne tratto in arresto il 2 maggio 1927, dopo la brutale uccisione di Armanda Leonardi, una bimba che era sopravvissuta alle violenze pochi anni prima. La Polizia formulò contro Girolimondi 17 prove del tutto inconsistenti, quando non contraffatte, tra le quali spuntava quella di parlare con accento veneto, come l’uomo indicato da alcuni testimoni. Anche se il Girolimoni era evidentemente innocente, la massa e i media di allora preferirono tacere, vista la convenienza di aver finalmente trovato il capro espiatorio a cui addossare finalmente la colpa. La notizia sulla stampa ebbe ampio rilievo: finalmente era stato tradotto in arresto il “Mostro di Roma”. L’Agenzia Stefani, madre dell’odierna ANSA,  ne diede l’ufficialità pochi giorni dopo, evidenziando le “prove schiaccianti”.


L’accusato venne prosciolto qualche mese più tardi, ma la sua vita fu segnata per sempre. A tutelare la sua ingiusta accusa fu il commissario Giuseppe Dosi che riuscì addirittura a riaprire il caso con l’immissione di nuove evidenze che, insieme a quelle che accusavano ingiustamente il Girolimoni, erano in grado di aprire nuovi scenari. Il Dosi si concentrò infatti su di un’altra pista, che portava ad un pastore anglicano, Ralph Lyonel Brydges, di sessant’anni. Questi ebbe la “fortuna” di lasciare l’Italia per il Sud Africa contemporaneamente all’arresto del Girolimoni e, tale coincidenza, forzata dalla situazione, fece si che la striscia degli omicidi si interrompesse proprio il 2 maggio del 1927, giorno della cattura del presunto Mostro. Il sospetto sul pastore anglicano maturò in Dosi quando venne ritrovato, sul luogo del delitto di una delle bimbe, un asciugamano con le iniziali R.L.. Lo stesso Brydges che – fermato a Capri per tentato adescamento di minore nell’aprile del 1927 – era stato segnalato poco tempo prima dal commissario del paese campano alla questura di Roma, perchè corrispondente alla descrizione data del serial killer: segnalazione ignorata in toto, vuoi per l’alta posizione e i forti agganci di Brydges (aveva rapporti con il console britannico e la moglie proveniva da una famiglia importante di Toronto).

Ralph Lyonel Bridges
Ralph Lyonel Brydges

Brydges venne fermato dal Dosi a Genova, dopo essere salpato dal Cairo, nell’aprile del 1928. Nell’occasione il commissariò – ricorda nel suo libro memoriale – notò quella che era, per lui, la prova schiacciante: il colpevole, secondo alcuni testimoni, sembrava non poter distenere alcune dita della mano sinitra: lo stesso valeva per il pastore. Senza considerare come, dopo il fermo, vennero sequestrati diversi oggetti ricollegabili alle scene del crimine. Il 23 ottobre 1929, l’imputato venne prosciolto in istruttoria con formula piena dalla Corte di Appello di Roma, protetto – così sostenne il Dosi – dal consolato americano e dalla Chiesa anglicana e vaticana. Brydges, sostenne il commissario, si sentiva talmente protetto da essere convinto di poter riprendere il mare poche ore dopo il suo fermo a Genova. Così non fu, ma la verità non fu, in realtà, troppo distante.

Il pastore anglicano, unico ed ultimo indiziato, si spense infatti novantenne, in Florida, nel 1946. Girolimoni morì, emarginato da tutti e con ancora addosso l’etichetta di mostro, nel 1961: dopo le indagini aveva perso il lavoro e la sua posizione. Povero, tirò avanti fino alla morte compiendo mestieri umilissimi. Al suo funerale, oltre ad una manciata di amici, era presente solo il Dosi. Questi, dopo essere osteggiato dal corpo di polizia del regime per il caso in questione, finì addirittura per essere internato in un manicomio criminale: riprese la sua attività nelle forze dell’ordine solo dopo la caduta del fascismo. Si spense nel 1981, dopo aver svolto una lunga carriera come questore ed aver contribuito alla creazione dell’Interpol. Il mostro di Roma, ad oggi, non ha ancora un volto.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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