Le mostre che vedremo a Roma nei prossimi mesi

04/08/2015 di Simone Di Dato

Anche per i prossimi mesi la città di Roma continuerà l'attività espositiva nel segno delle grandi mostre dedicate, tra gli altri, a Raffaello, Balthus e Toulouse-Lautrec

Chagall, Matisse, Lotto, Morandi ed Escher, ma anche Steve McCurry, Florence Henri, per non parlare dell’omaggio ad Ottaviano Augusto nella ricorrenza dei duemila anni dalla morte del grande imperatore. La prima metà del 2015 ha visto Roma conquistata da grandi nomi dell’arte di ogni tempo tra pittura e scultura, senza dimenticare street art e fotografia, i protagonisti di mostre ospitate dai più importanti musei della capitale, come il Chiostro del Bramante, le Scuderie del Quirinale, il Complesso del Vittoriano e il Palazzo delle Esposizioni tanto per citarne alcuni e che hanno posto sotto i riflettori non solo le celebri piazze monumentali ma anche quartieri e strade periferiche.

Anche per i prossimi mesi la città di Roma continuerà l’attività espositiva nel segno delle grandi mostre. Ad inizio ottobre i Musei Capitolini ospiteranno Raffaello, Parmigianino, Barocci. Dialettiche dello sguardo e metafore della visione, che porrà all’attenzione dei visitatori un serrato confronto tra Raffaello e due artisti vissuti in luoghi ed epoche diverse, Francesco Mazzola detto il Parmigianino e Federico Fiori detto il Barocci. Con una selezione di opere tra disegni e stampe, dipinti e  qualche scultura antica, la mostra si propone di fornire nuovi spunti di riflessione e immagini meno note al tema della “metafori finestrale”, grazie all’analisi della dialettica in bilico tra “visione interna” (o dentro di sé) e “visione esterna” (o al di fuori di sé), sia in senso metaforico che in senso reale. In altre parole, partendo da un’opera di Raffaello che allude alla finestra albertiana, l’iconografia della Donna alla finestra dialogherà con raffigurazioni del Parmigianino e del Barocci tenendo conto dei rapporti di spazio e esterno ed interno in esiti di altissimo livello estetico e concettuale.

Balthus, Therese dreaming 1938.
Balthus, Therese dreaming, 1938.

Tra i più attesi figura senza ombra di dubbio Balthus, pittore francese di origine polacca, tra i più significativi dell’arte del Novecento. Curata da Cecile Dubray, curatrice del Musée National d’Art Moderne/Centre Pompidou, con la consulenza scientifica di Jean Clair, Matteo Lafranconi per Roma ed Evelyn Benesh per Vienna, la mostra alle Scuderie del Quirinale è la più grande retrospettiva mai realizzata sull’artista da oltre quindici anni. Seguendo un criterio cronologico, il percorso espositivo abbraccerà l’intera carriera di Balthus, mettendo a disposizione dei visitatori oltre ottanta dipinti, disegni e fotografie provenienti da prestigiosi musei e collezioni private. Si analizzeranno la tecnica e lo stile compositivo, i soggetti ricorrenti, le influenze letterarie, ma sopratutto il forte legame tra il pittore e l’Italia, in particolar modo con Piero della Francesca e il Mantegna, rapporto instaurato fin dal 1961, nel corso del suo lungo soggiorno a Roma come direttore di Villa Medici, occasione in cui studiò le tecniche del disegno e dell’affresco e sviluppò progetti di restauro del palazzo e dei giardini, affrontando in modo del tutto originale il binomio  passato/presente.

Con la mostra Impressionisti tête à tête, il Complesso del Vittoriano sarà letteralmente invaso dall’esercito ribelle ed emarginato degli impressionisti. Con oltre sessanta opere provenienti da importanti musei tra cui il Museè d’Orsay, in mostra figurano Edouard Manet, Pierre Auguste Renoir, Edgar Degas, Claude Monet, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Gustave Caillebotte, Berthe Morisot, Mary Cassat, Georges Seurat (partecipe all’ultima rassegna del gruppo nel 1886); ma anche Armand Guillaumin, Marie Bracquemond, Eva Gonzales. Guardando agli aspetti innovativi che caratterizzarono un nuovo modo di intendere e fare pittura, il percorso espositivo sarà incentrato sull’elaborazione dell’arte cosiddetta moderna tenendo conto delle singole personalità degli artisti.

Ancora impressionisti al Palazzo delle Esposizioni dal 10 ottobre, ma questa volta tutti impegnati in un dialogo serrato con l’incredibile varietà di capolavori ottocenteschi. El Greco, Ingres, Delacroix, Goya, Courbet, Daumier, Manet, Cézanne, Degas, Van Gogh, Monet e Sisley, Bonnard, Braque, Gris, Kandinskij, Kokoschka, Matisse, Modigliani, Picasso, Soutine, Vuillard, Arthur Dove, Georgia O´Keeffe, De Staël, Diebenkorn, Gottlieb, Guston e Rothko con capolavori provenienti dalla Phillips Collection di Washington, sono i protagonisti del percorso espositivo che vedrà il confronto tra impressionisti e maestri moderni che hanno plasmato la visione artistica del Novecento. Il comune denominatore di Impressionisti e moderni. Capolavori dalla Phillips Collection di Washington sembra essere il credo che vuole l’arte come linguaggio universale, massima condivisa dalla Phillips Collection e dal suo fondatore, molto interessato al rapporto tra l’arte del passato e del presente, sempre interessato a sostenere giovani artisti di vari orientamenti estetici, tanto che acquistò le opere giudicandone il merito, e non scuole di pensiero.

Henri Toulouse-Lautrec, Ritratto di Suzanne Valadon.
Henri Toulouse-Lautrec, Ritratto di Suzanne Valadon.

Chiude il cerchio, il prossimo 3 dicembre, il Museo dell’Ara Pacis che porterà gli spettatori della mostra tutta dedicata a Toulouse-Lautrec direttamente nella Montmartre dell’artista “dove si va trasandati, alla buona, si fuma, si beve, si fa dello spirito, lo spettacolo comincia tardi e finisce presto ed è ad un prezzo più che modesto”. Grande protagonista della vita bohémien della Parigi di fine Ottocento, tra artisti, case di tolleranza, ballerine e bevitori, il pittore si distinse per la sua capacità di ritrarre l’autenticità della vita, abbandonando l’ipocrisia e l’affettazione delle “bambole imbellettate”, in favore degli animi feriti, degli impenitenti, dei viziosi. Lontano dai comodi schemi della vita borghese, sempre emotivamente coinvolto nelle scene di cui fu spettatore, traboccante di un’umanità quasi brutale.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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