Rodin. Il marmo, la vita

27/08/2013 di Simone Di Dato

La mostra dello scultore e pittore francese a Milano

Il bacio, Auguste Rodin.
Il bacio, Auguste Rodin.

Essere innovatori e rivoluzionari è un’arma a doppio taglio. Non riuscire a farsi apprezzare per poi essere snobbati diventa però una scomoda etichetta dura a staccarsi. Lo sapevano bene quei famosi artisti di fine Ottocento, quelli che potevano esprimersi e farsi ammirare solo in certi saloni “da scarto”. A conoscere medesima sorte fu anche Auguste Rodin (1840-1917), scultore e pittore francese che però tra alti e bassi ebbe fortunatamente modo di ricoprire un ruolo fondamentale nell’arte del diciannovesimo secolo. Abbandonando infatti i secoli di tradizione legati all’idealismo dell’anatomia umana tipica del classicismo e della bellezza decorativa del Barocco, Rodin riuscì nell’intento di donare concretezza e forme vive alle sue sculture, per tornare all’estetica del singolo, animando proprio la materia classica per eccellenza in risultati sorprendentemente moderni.
Ed è proprio a questo emblematico artista che la città di Milano dedicherà, durante il prossimo autunno, una importante mostra che porta il nome di “Rodin. Il Marmo, la Vita”, titolo pronto a evocare immediatamente la materia d’interesse con cui il maestro ha sempre avuto un rapporto speciale. Si tratta di un debutto assoluto dal momento che mai prima d’ora era stata allestita un’esposizione così esauriente e approfondita sui capolavori in marmo dello scultore francese. Al di fuori del Musèe Rodin di Parigi, s’ intende.

La magia della scultura inizierà ufficialmente il 17 ottobre 2013,  per svolgersi fino al 26 gennaio 2014, e sarà ospitata da una delle più affascinanti sale del Palazzo Reale, la Sala delle Cariatidi. Al centro della mostra? Un corpus di oltre 60 opere di cui la maggior  dedicata alla produzione marmorea dell’artista,  per una rassegna, in questo senso, davvero completa. Grazie a questo materiale, con giochi di luci e ombre, Rodin cercava di mostrare la vera personalità dei suoi soggetti, lasciando la parola alla tensione dei muscoli, alla resa della carne, alla sensualità del corpo. Un corpo così vivo, umano, troppo umano direbbe Nietzsche, ma senza rinunciare alla rappresentazione dell’intelletto e della poesia. Promossa e prodotta dal Comune di Milano, Cultura, Palazzo Reale, Musèe Rodin, Civita ed Electa, in collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, l’esposizione sarà curata da Aline Magnien, Conservatore capo del patrimonio del Museo parigino di Rodin, in collaborazione con Flavio Arensi, abili nel creare un’innovativa organizzazione precisamente suddivisa, grazie anche allo straordinario allestimento progettato dall’architetto francese Didier Faustino per potenziare gli spazi e le opere ospitate.

La prima sezione, una sorta di incipit, ci porterà ai confini dell’ “Illusione della carne e della sensualità”, un tema che lega a sé diverse opere giovanili di stampo classico, tra cui l’ Homme au nez cassè, scartato al Salon e celebre omaggio al caro Michelangelo, modello che Rodin ebbe modo di ammirare e studiare in Italia nel 1875. Sempre in questo spazio sarà possibile concepire il suo processo creativo, il suo modo di plasmare il marmo per ricavarne linee vive ed erotiche. A farla da padrone sarà “Il Bacio”, una scultura che scandalizzò e affascinò la Francia dell’epoca per l’evidente passione di due amanti, ma pronta ancora oggi ad incantare amanti e neofiti dell’arte.

Danaide, Auguste Rodin.
Danaide, Auguste Rodin.

La seconda sezione racconta invece la maturità di Rodin, lontano ormai dalla rigidità di inizio carriera e molto più incentrato su una ricerca estetica e formale ben precisa, quella che vive nel suo inconfondibile stile e che trova risultati in ritratti come quello dedicato alla compagna Rose Beuret, oppure Mains d’amant, perfetta sintesi del più alto lirismo e autentica sensualità.
La “Poetica dell’incompiuto” sarà il tema della terza sezione, caratterizzata dalle sculture più belle e legate a Michelangelo, rilette in chiave moderna, chiaramente. Ritratti celebri tra cui quello dedicato a Victor Hugo e Puvis de Chavannes, opere in cui trionfa il famoso “non finito”, il suo marchio di fabbrica, così lontano dall’essere convenzionale da anticipare le pratiche contemporanee.
Molto spesso ai suoi soggetti, Rodin chiedeva di muoversi, di spostarsi e camminare nel suo studio, piuttosto che vederli assumere le classiche posizioni accademiche per i ritratti. Questa mostra è un’ottima occasione per capire un genio, la sua visione e concezione dell’arte. Il risultato sarà una forte sensibilità, diversa dalle atmosfere del suo tempo, del tutto nuova, fatta sì di studio dell’antico come punto di partenza, ma reinterpretata con un dinamismo e un realismo insolito. Dal marmo, Rodin non inventa ma riscopre, la vita.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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