Renoir e Mito, Torino incontra la Francia

12/08/2013 di Simone Di Dato

La città sabauda organizza una nuova mostra sull'impressionismo

Pierre-Auguste Renoir.
Pierre-Auguste Renoir.

Ancora impressionisti e ancora Torino. Anche per il prossimo autunno il capoluogo piemontese proporrà infatti un altro evento di grande rilevanza che vedrà consolidare la già salda collaborazione tra la città italiana e il centro per eccellenza dell’impressionismo, vale a dire il Musèe D’Orsay.  Prosegue quindi il ciclo di incontri che porta il nome di “Torino incontra la Francia” lasciandosi alle spalle il forte successo ottenuto l’anno scorso con Degas e che ha contato più di 170 mila visitatori alla Palazzina Promotrice delle Belle Arti mettendo a disposizione una corposa selezione di opere. Davvero un risultato eccezionale.
A cavallo tra fine 2013 e inizio 2014, dopo Degas, organizzeremo un’altra grande mostra con il museo francese, stavolta su Renoir” viene dichiarato alla conferenza stampa, e sarà appunto August Renoir (1841-1919), la punta di diamante dell’offerta culturale che “nei mesi di settembre e ottobre” sottolinea l’assessore alla Cultura, Turismo e Promozione della Citta, Maurizio Braccialarghe, proporrà  iniziative di straordinario interesse e valore per produrre ulteriori occasioni di approfondimento sulla cultura dei nostri vicini d’Oltralpe. Inoltre il pubblico potrà spaziare dal cinema all’arte dalla musica al teatro e alla danza, dalla letteratura alla scienza  ed essere protagonista in prima persona delle diverse manifestazioni che animeranno la nostra città”.

Come accennato, in parte dal Musèe D’Orsay e in parte dall’ Orangerie, giungeranno le 60 opere del maestro per essere ospitate dalla Galleria d’Arte Moderna. Stessa sede, medesimo periodo e soprattutto stesso obbiettivo degli ambiziosi organizzatori: replicare i visitatori di Degas.
Se da un lato “il pittore delle ballerine”, con il suo sguardo moderno sulla realtà metropolitana, dalle immagini immediate e colme di una verità anticonvenzionale, è riuscito nell’intento di conquistare gli italiani, ci si aspetta lo stesso dal protagonista della prossima mostra.
Renoir è da sempre considerato il pittore della gioia di vivere e la sua poetica si potrebbe riassumere non a caso in queste parole:”a me piacciono i dipinti che mi fanno desiderare di passeggiarvi dentro, se rappresentano paesaggi, di accarezzarli se rappresentano donne”. Grazie all’utilizzo di colori sensuali e sinuosi, l’unica materia capace di dare vita alle forme, era capace di incantare l’osservatore con i personaggi che abitavano in allegria i suoi dipinti. Influenzato prima dal colorismo di Delacroix e Corot, poi dal realismo di Courbet, il pittore fa suoi gli insegnamenti di Manet e costante pratica en plein air con Monet. Il risultato è stupefacente: ne viene fuori una pittura felice, frizzante, fresca, che investe completamente la tela e chi la guarda . Una magica atmosfera avvolge i suoi soggetti, soprattutto nudi di donna, situazioni intime e luoghi aperti pieni di una gioia contagiosa. Notevole la luce vibrante e i colori brillanti, troppo sfacciati per bigotti  critici dell’epoca, ma in realtà colori saturi tipici di una dimensione ideale.

Come molti artisti prima e dopo di lui, il suo viaggio in Italia fu una rivelazione. ”Avevo spremuto l’impressionismo quanto più potevo ed ero giunto alla conclusione che non sapevo né disegnare né dipingere. In una parola, ero in un vicolo cieco” dirà descrivendo il suo stato d’animo ritornando in Francia. Dopo il 1881 quindi, un Renoir quasi disorientato rompe con il movimento e risalgono a quel periodo i suoi lavori più severi, frutto di un interessante studio di artisti quali Raffaello, i maestri del Rinascimento, le opere classiche e le pitture pompeiane che evocavano in lui “una eternità quotidiana”.
Al di là dei cambiamenti stilistici nei vari periodi della produzione artistica, “Renoir e Mito” (visitabile dal 23 settembre 2013 al 23 febbraio 2014) punterà a suggerire uno sguardo d’insieme sulla lunghissima carriera del pittore. Una carriera fatta di città pulsanti, ritratti dall’immediata innocenza nei bambini, dalla classica sensualità in bagnanti e nudi femminili, scene domestiche in cui regnano serenità e volti sempre pronti a sorridere.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus