Cézanne e gli artisti italiani del XX secolo

23/09/2013 di Simone Di Dato

La mostra al Vittoriano dedicata al pittore francese

Paul Cézanne, Il Buffett, 1874-77.
Paul Cézanne, Il Buffett, 1874-77.

E’ la seconda metà dell’Ottocento quando l’Europa ha già vissuto e continua ad assistere a buona parte delle rivoluzioni che interesseranno il mondo dell’arte di lì a pochi anni e che getteranno le basi per le future avanguardie. C’è chi dipinge la vita quotidiana, paesaggi e spazi aperti, chi la vita nei caffè, chi rappresenta mondi primitivi sconosciuti all’Occidente e mondi interiori tra inquietudini e tormenti: Toulouse-Lautrec  tra circhi e attori della Belle Epoque, Gauguin e il suo viaggio a Thaiti, Van Gogh e la sua follia. Ma diversi sono quegli artisti che rappresentano invece storie autonome, solitarie. Diverso è  infatti  Cézanne (1839-1906) , il pittore enigmatico,  l’artista intellettuale dai dipinti indecifrabili, modello essenziale alla modernità tanto da essere diventato punto di riferimento per molti artisti e movimenti successivi. Con lui la prospettiva rinascimentale, che per secoli ha ordinato oggetti e figure in uno spazio ben definito, scompare completamente: forme solide e anticonvenzionali invadono la tela, le superfici diventano fluide, i colori sovrapposti e intrecciati, gli elementi scomposti e resi assoluta geometria. “Trattate la natura attraverso il cilindro, la sfera, il cono, il tutto messo in prospettiva, in modo che ogni lato di un oggetto di un piano si diriga verso un punto centrale” – scrive all’amico pittore Emile Bernard nel 1904 – “bisogna imparare a dipingere sulla base di queste figure semplici, dopo si potrà fare tutto quello che si vorrà”. Cézanne ha allenato gli occhi ad osservare, ha contemplato il paesaggio con la mente  nell’intento di cogliere la natura oggettiva delle cose, perché “nella pittura” sosteneva “ci sono solo due cose: l’occhio e il cervello, ed entrambi devono aiutarsi tra loro”. E da questa sua ricerca parte la più grande rivoluzione del ventesimo secolo che sarà poi il Cubismo, riuscendo ad anticipare con il rinnovamento degli stili tradizionali, pittori come Picasso e Mondrian.

La figura di Cézanne innovatore e modello artistico fondamentale sarà al centro della nuova mostra del Complesso del Vittoriano a Roma che aprirà i battenti il prossimo 4 ottobre  per finire il 2 febbraio 2014. Sarà una vera e propria indagine sulle forti influenze che il pittore francese esercitò sulla pittura italiana del XX secolo. Curata da Maria Teresa Benedetti  e coordinata da Alessandro Nicosia, l’esposizione proporrà al pubblico circa 100 opere di Cézanne e di numerosi altri artisti, tutte provenienti da musei di grande prestigio, basti pensare al Musée d’Orsay di Parigi, The State Hermitage Museum di San Pietroburgo, Museo Morandi di Bologna e molti altri.

Il più grande artista dell’era moderna” così come lo definiva Roberto Longhi, ha riscontrato un discreto successo in Italia. Un seguito dovuto da un lato alla sua figura di padre del Cubismo e promotore dell’arte pura ma anche per la sua compatibilità ad esempi più classici,  più accettabili dalla nostra tradizione, perchè riconoscente verso esperienze che gli hanno consentito di scoprire i segreti del colore. Tra le personalità nostrane più influenzate c’è senza dubbio Giorgio Morandi, vicino a Cézanne per la scelta di pochi temi dipinti, nello stile di vita severo e fortemente legato alle proprie radici. I riferimenti stilistici sono evidenti nelle sue tele giovanili da Paesaggio del 1911 ispirato a La Tranchée fino al Paesaggio 1914, che riproduce parte del Pont de Maincy.

Nonostante il suo atteggiamento critico, anche Gino Severini si nutre della creatività di Cézanne assorbendo spunti e suggestioni

Paul Cézanne, I Giocatori di carte, 1893-96
Paul Cézanne, I Giocatori di carte, 1893-96

riscontrabili in dipinti come Joueurs de cartes (1924) mutuato dall’omonima opera del pittore francese. E sarà poi Umberto Boccioni, con Carrà, Sironi e Capogrossi, dopo l’esperienza futurista ad attingere alla lezione del maestro sentendo la forte necessità di cambiamento artistico.

La mostra avrà il compito di portare alla luce la complessa visione di un artista che in 70 anni di vita ha attraversato Romanticismo, Impressionismo, Costruttivismo, Cubismo e Astrattismo affrontandoli da protagonista e lasciando una forte impronta nella modernità. Le sue tele fortemente geometriche hanno forme astratte e apparentemente nessun rapporto con la realtà. Sembrano non rispecchiare e riprodurre nulla, in verità mostrano in modo geniale un equilibrio alternativo del mondo, un equilibrio sconosciuto, ma nel quale il mondo ha la possibilità di essere risistemato.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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