Intervista ad Alessandro Moscetta, viaggio nell’inferno dei senzatetto

30/01/2013 di Luca Tritto

Senzatetto-RomaRoma è una città grande, difficile. Non sempre da il benvenuto a chi viene da fuori. Soprattutto a chi viene da lontano. E, per loro, la vita può essere dura, molto dura. La notizia dei due senzatetto somali morti carbonizzati nel sottopasso di Corso Italia sconvolge una’intera comunità, tutta una città. Ci si chiede perché, come si è potuti giungere a questo.

Le due vittime avevano cercato di ripararsi dal freddo. Purtroppo, pare che i cartoni accesi per il fuoco abbiano prima ucciso per asfissia, e poi carbonizzato i cadaveri. Tuttavia, spunta oggi una nuova pista, quella dell’omicidio colposo. Ad opera di chi? Due testimoni, due baresi anche loro clochard, affermano di aver visto una persona gettare un materasso nelle fiamme, per poi allontanarsi dal luogo della tragedia. Gli inquirenti non si precludono alcuna pista, ma sarebbe difficile venirne a capo.

Cresce sempre di più il numero delle persone senza fissa dimora. Questa gente vive di espedienti, di elemosina. Abbandonata, emarginata. A curarsi di loro sono soprattutto le associazioni di volontariato, in gran parte cattoliche. In particolare, la Comunità di Sant’Egidio. Fondata dall’attuale Ministro per l’integrazione e cooperazione, Andrea Riccardi, la Comunità svolge attività di assistenza ai senzatetto con fornitura di pasti, centri di accoglienza, distribuzione di materiali vari, cure, le scuole della pace per i figli degli immigrati e lo sviluppo di dialoghi di pace in tutto il mondo. La storia del Mozambico ne è un esempio. È, dunque, una splendida realtà diffusa in tutto il pianeta.

Ora, bisogna interrogarsi su quanto successo, su quale sia la cruda realtà di questo mondo oscuro, nascosto, fatto di volti quasi anonimi che vivono tra noi. Ne parliamo con Alessandro Moscetta, responsabile dei Giovani per la Pace e dei gruppi universitari di Roma della Comunità di Sant’Egidio.

Alessandro, quali sono le reazioni della Comunità per la tragedia dei due somali rimasti uccisi in una fredda notte?

La reazione è quella di profonda tristezza per due vite che sono morte a causa della povertà. Purtroppo tutto questo accade ogni anno poiché non si riesce a fornire l’assistenza adeguata alle persone che non hanno la possibilità di avere una casa e un riparo sicuro. Le istituzioni non sono ancora in grado di rispondere alle esigenze primarie di persone povere.

La vita dei senzatetto è una realtà difficile. Come si adopera la Comunità in questo ambito? Come funziona, e quali attività porta avanti?

La Comunità di Sant’Egidio da ben 30 anni aiuta i senza fissa dimora di Roma e in tante altre città del mondo. Dalla Mensa per i poveri alla distribuzione della cena itinerante quasi ogni sera in tutti i quartieri di Roma. Poi il centro di assistenza e distribuzione di Via Anicia dove vengono distribuiti vestiti e pacchi alimentari, fornita assistenza medica e legale.

Tutto ciò concerne attività di volontariato. E le istituzioni politiche?

Le istituzioni politiche non riescono a trovare le risposte a questo che, in grandi città come Roma, è un problema rilevante. La Comunità di S.Egidio cerca ovunque il dialogo e la creazione di progetti e soluzioni che possano soddisfare le esigenze primarie di chi non ha fissa dimora cercando di trovare opportunità per creare le basi di un miglioramento delle condizioni di vita delle persone che conosciamo.

Nel mese di febbraio verrà ricordata la signora Modesta, morta alla stazione Termini nel 1983. Ci vuoi spiegare chi era questa donna?

Nel gennaio del 1983, Modesta Valenti si sentì male lungo un binario della Stazione Termini di Roma. Vennero chiamati i soccorsi ma gli addetti dell’ambulanza non vollero soccorrerla poiché sporca. Modesta morì senza essere assistita. Questo evento scosse la coscienza di molti di noi e decidemmo di organizzare ogni anno il ricordo delle persone povere senzatetto morte di anno in anno. Una bella “tradizione” che umanizza la città e coinvolge tante persone.

Quali prospettive ci sono per il futuro della Comunità e della gente che viene assistita?

Il futuro per la Comunità è quello di un movimento in continua crescita di persone desiderose di offrire parte del proprio tempo a chi ha più bisogno con la consapevolezza che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Per chi viene assistito e incontrato dalla nostra realtà, potrei dire che aumentano le persone in difficoltà soprattutto a causa della crisi economica, ma che c’è la speranza di fare tanto bene insieme.

Ultima domanda. Il Ministro Riccardi ha deciso di appoggiare il Professor Monti in questa campagna elettorale. Il candidato è Mario Marazziti, portavoce della Comunità. Credi che l’impegno politico possa aiutare di più la Comunità?

La scelta di Andrea Riccardi e Mario Marazziti sono indipendenti dal cammino della Comunità di Sant’Egidio. Certo è che in un periodo cosi delicato della nostra storia nazionale, l’esperienza, la preparazione e la competenza di persone di tale livello sia solo un valore aggiunto e un arricchimento per il nostro paese.

Grazie Alessandro, ed in bocca al lupo per le nobili attività che portate avanti.

Grazie a voi e crepi il lupo.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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