Morto Luciano Lutring, il solista del mitra

13/05/2013 di Luca Tritto

C’era una volta la Ligera, la malavita milanese nata nel dopoguerra della povertà, della miseria, delle mancanze. Una mala fatta di personaggi singolari: gestori di bische, papponi, ladri e rapinatori. Una criminalità semplice, desiderosa di guadagnare, ma con una particolarità: non si sparava, non si uccideva. Luciano Lutring è stato forse il simbolo più rappresentativo, in un’Italia degli anni 60, quella del boom economico, della Milano lavoratrice, che diventerà la capitale morale del Paese. Oggi Luciano è morto, se n’è andato nella notte, sparito come dopo uno dei suoi indimenticabili colpi.

Luciano Lutring, il solista del Mitra
Luciano Lutring, durante i suoi trascorsi in prigione, si dedicò alla pittura e alla lettura

Un casuale inizio – Figlio di una famiglia semplice, Luciano Lutring nasce a Milano nel 1937. I suoi genitori volevano intraprendesse la carriera di violinista, ma forse non faceva per lui. Inizia la sua carriera criminale nel modo più assurdo, una rapina quasi involontaria. Acquistata una Smith&Wesson fuori commercio, un giorno la zia lo incarica di pagare una bolletta all’ufficio postale. Arrivato al banco e vedendo l’impiegato un po’ lento, il giovane Lutring sbatte un pugno sul tavolo, mettendo involontariamente in mostra il calcio della pistola. L’impiegato, spaventato, gli consegna tutti i soldi nella cassa. Ha inizio così una vita sensazionale.

Gli anni delle rapine – Una volta intrapresa questa strada, Luciano si da alle rapine nei negozi, nelle banche e nelle gioiellerie. Sono gli anni delle bande di rapinatori nella Milano degli anni 60. Prendendo spunto dal suo passato da musicista, Lutring effettua le sue rapine nascondendo il fucile mitragliatore nella custodia del violino, tirandolo fuori per chiedere i soldi, utilizzando quelle frasi in dialetto milanese che faranno di lui un personaggio molto popolare, motivo per il quale verrà soprannominato “il solista del mitra”. Nella sua autobiografia, la quale prende il titolo dal suo soprannome, Lutring afferma di aver compiuto quasi 500 rapine tra Italia e Francia, per un bottino ammontante a quasi 30 miliardi di lire dell’epoca. Una fortuna immensa.

Amori e crimini – La sua carriera criminale ha una svolta quando conosce Elsa Candida Pasini, in arte Yvonne Candy, una studentessa in vacanza sulla Riviera romagnola. Avendola derubata delle sue valigie, Luciano si presenta a lei fingendo di averle ritrovate. Dopo un breve corteggiamento, i due si uniranno in matrimonio. Da quel momento, molti dei suoi colpi saranno effettuati unicamente per amore di Yvonne, come un Arsenio Lupin d’altri tempi con la sua Margot. Molto tempo dopo, Lutring avrà una relazione con Dora Internicola, dalla quale ebbe Mirko, deceduto tragicamente nel 1991. Ancora, nel 1985 sposa Flora D’Amato, madre delle sue figlie gemelle. Un vero e proprio amante delle belle donne, delle auto potenti, della bella vita in generale. Addirittura, in Francia, a Marsiglia, venne invitato dal feroce Clan dei Marsigliesi ad allontanarsi, in quanto le sue gesta causavano troppa attenzione da parte delle forze dell’ordine francesi.

Cattura, carcere e grazia – Nel 1965 venne finalmente catturato a Parigi, dopo un colpo andato male nel quale rimase uccisa una persona nella sparatoria con la Gendarmeria. Condannato a 12 anni, il nemico pubblico numero uno, in carcere, cambia. Inizia a dipingere, a leggere, tiene addirittura una corrispondenza con l’allora Presidente della Camera Sandro Pertini. Alla fine, il Presidente francese George Pompidou decide di concedergli la grazia. Estradato in Italia, Lutring viene rinchiuso nel carcere di Brescia, dove continuerà a dipingere, pubblicando la sua autobiografia nel 1975. Decisamente cambiato, viene graziato dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone. È l’unico caso nella storia di un criminale graziato due volte. Uscito di prigione, Luciano Lutring è un uomo diverso. È un artista, e non si riconosce più in quella mala milanese così ferocemente cambiata. Negli anni 70 la Ligera è sparita. Sono gli anni di Renato Vallanzasca, di Francis Turatello, dei gangster siciliani impegnati nel traffico di droga. È una mala che spara, uccide, senza pietà. Non più la mala romantica, quasi idealista e popolare, impersonata da Lutring.

Con la sua morte, se ne va uno dei testimoni di quegli anni, quando le rapine erano fatte quasi con gentilezza. Sparare non serviva a nulla. Un morto sulla coscienza era sinonimo di vita breve per un criminale. Lutring lo sapeva. Con il suo modo di fare, il suo eclettismo, la sua simpatia sottile, ed infine con la sua arte, ha vissuto una parabola straordinaria. Ha dimostrato come si può cambiare, come si può essere ribelli, anticonformisti, fuori dalle regole e, infine, artisti. Lui era Luciano Lutring, il solista del mitra.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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