Morto Doku Khamatovich Umarov, il Bin Laden ceceno

22/03/2014 di Stefano Sarsale

Ufficialità e ufficiosità. Martedì 18 marzo è stata confermata la notizia della morte di Doku Khamatovich Umarov, uno dei leader del terrorismo islamico nella regione del Caucaso settentrionale. Dopo le numerose notizie che si sono susseguite, tutte provenienti da fonti poco attendibili, la notizia è stata diffusa dal Kavkaz Center, sito principale dei militanti islamisti russi. In questo modo, il fatto viene confermato ufficialmente. Rimangono, tuttavia, molti dubbi sul come si sia realmente svolta la vicenda e, soprattutto, sulla modalità con la quale l’ex leader ceceno abbia perso la vita. Non si sa bene se sia morto a causa di ferite riportate nei precedenti scontri ai quali aveva partecipato, o se sia stato vittima di un agguato. È in ogni caso da escludere che la causa della sua morte sia un raid dei russi; lo conferma il fatto che nessun ufficio stampa governativo abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla morte del terrorista ceceno. È infatti impensabile che una volta ucciso colui che era considerato il “Bin Laden” caucasico, il nemico numero uno della Russia, nessuno abbia rivendicato il successo.

Doku Khamatovich Umarov.
Doku Khamatovich Umarov.

Emiro del Caucaso. Nato a Kharsenoi nel 1964, Umarov formulò le sue idee più radicali a cavallo delle due guerre cecene (1994-96 e 1999-2009). L’odio maturato nei confronti di Mosca e in particolare contro il Presidente Vladimir Putin portò ad imporsi progressivamente come leader della rivolta islamista nel Caucaso del Nord, culminata con la sua auto-proclamazione a “Emiro del Caucaso” nel 2007. Umarov è stato tra i principali accusati di gran parte degli attentati che negli ultimi anni hanno insanguinato la Russia, da quello alle stazioni della metropolitana di Mosca Park Kulturij e Lubjanka del marzo 2010, a quello all’aeroporto internazionale di Domodedovo. Da oltre 20 anni era attivo tra i gruppi islamici che avevano dichiarato guerra alla Russia e per questo, tra il 2010 e il 2011, era stato inserito nella black list del terrorismo internazionale da Stati Uniti e ONU e su di lui pendeva una taglia da 5 milioni di dollari.

La parte russa. Da parte loro, il Cremlino, e Putin in particolare, sono stati ripetutamente accusati di aver sfruttato la propaganda islamica del nord Caucaso per giustificare l’invasione massiccia dell’area, spesso anche con metodi brutali tutt’altro che indiscutibili, provocando numerose vittime tra i civili. Uno dei momenti principali della vicenda che vale la pena menzionare è l’attentato di Mosca del 1999 in cui vennero fatti esplodere alcuni palazzi abitati in prevalenza da poliziotti. I morti furono 293 e il fatto venne usato come pretesto per la seconda guerra cecena. Per tale motivo, è stata avanzata l’ipotesi che l’attentato fosse stato organizzato direttamente da Mosca. Non è un caso, infatti, che tra i complottisti figurasse anche l’ormai ex-agente del Kgb, Aleksandr Litvinenko, ovvero colui che, in Blowing up Russia: terror from within (2002), denunciò il presunto disegno dei servizi segreti russi nella preparazione degli attacchi. Nel 2007, Litvinenko venne ritrovato morto a Londra, dove viveva esule da anni, avvelenato dal polonio 210.

La discendenza. Con la dichiarazione ufficiale della sua morte da parte dei suoi seguaci è difficile prevedere cosa accadrà. Fatto sta che l’immediata diffusione del nome del suo successore, lo “sceicco” Alì Abu-Muhammad, evidenzia la necessità dei gruppi islamisti di dimostrare la loro forza, nominando subito un altro leader pronto a prendere il comando della lotta. A causa della pressione dell’esercito russo, i ribelli stanno attraversando, infatti, un momento di difficoltà. La verità potrebbe però essere che i grandi comandanti del variegato jihadista caucasico non abbiano ancora raggiunto un accordo a causa di conflitti interni, sul chi sarà il continuatore della lotta contro la Russia e che quindi debba essere necessario aspettare per capire chi sarà veramente il prosecutore del jihadismo ceceno.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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