Moriremo democristiani. 5 motivi per cui il Pd governerà nei prossimi anni

05/01/2015 di Ludovico Martocchia

Il Pd di oggi racchiude in sé la forza di molte formazioni politiche: Dc, Pci e Forza Italia. In questo modo potrà occupare tutte le posizioni di potere: ecco la spiegazione causale della sua centralità nel sistema democratico italiano.

PD e Renzi, la nuova DC?

Governare la moltitudine. Probabilmente è il dilemma più enigmatico nella storia recente. Politici e studiosi si sono interrogati e ancora si interrogano per la ricerca di un compromesso tra democrazia, governabilità e consenso. O perlomeno dovrebbero occuparsene. Gli ordini statali e sopranazionali rappresentano questo divario, tra sistemi costituzionali e istituzionali che si richiamano a principi del Novecento e una società cambiata, ancora incomprensibile, che usufruisce dei più moderni strumenti tecnologici e che di certo esprime le istanze del nuovo Millennio.

Senza divagare nella sociologia, è soddisfacente osservare gli ultimi vent’anni della storia italiana, dal crollo del sistema partitico passato ad oggi, ovvero all’affermazione di un unico centro politico, variegato al suo interno, con vari satelliti nella sua orbita. Entrambi gli schieramenti che hanno dominato la scena politica di questi due decenni non possono più coesistere. La ricetta di un centro-destra coeso intorno a Berlusconi, il leader con un partito leggero, ha fatto il suo tempo. Come l’Ulivo e l’Unione sono stati incapaci di coniugare i propri valori con la governabilità, la Casa e il Polo della Libertà non hanno saputo rispondere ad una popolazione italiana estremamente conflittuale al suo interno, in cerca di maggiore democraticità, anche al di là della politica. Al momento la situazione partitica è di difficile lettura. Il sistema tripolare nato dopo le elezioni del 2013 sembra abbastanza instabile. Il governo è in piedi e dimostra forza grazie ad un unico attore vincente, trainato da un leader in ascesa ormai da un anno e mezzo. L’impressione è che il Partito Democratico di Matteo Renzi possa tenere lo scettro nei prossimi anni. Come e perché? Ecco cinque motivi.

Il Pd come la Democrazia Cristiana – Paradossalmente, il partito che racchiude al suo interno il tronco della Quercia, erede riformista del Pci, come formazione e come posizione nel sistema è vicinissimo allo Scudo Crociato. Il Pd è il centro del sistema. Governa la maggioranza delle regioni, esprime il Presidente del Consiglio e gran parte dei ministri. È il catch-all party, il partito pigliatutto la cui spinta ideologia si ritrae per far spazio a grandi fasce di consenso. L’unico movimento che nella storia ha occupato le istituzioni parlamentari, ministeriali, delle società pubbliche e delle televisioni, in modo così pesante è stata la Dc. Oggi è il Pd che sta tentando di ripercorrerne le orme e che potrà realizzare il suo progetto in pochi anni, se si rispetterà la tendenza dell’ultimo periodo. Non è un caso che gli unici partiti capaci di superare il 40% dei consensi siano stati proprio il Pd e la Dc. Lo stesso Renzi, alla Leopolda, ha parlato di “partito della nazione”.

Come non può venire in mente, allora, proprio la Democrazia Cristiana? Un partito inclusivo che prima dell’ascesa di Berlusconi ha attratto il voto dei moderati, della sinistra e della destra cattolica. Ovviamente non si vuole sostenere che il Pd e la Dc siano lo stesso e identico corpo, il primo erede del secondo. Sarebbe un errore paradossale, prima di tutto storico. Si vuole tracciare un parallelo, come nella Prima Repubblica la centralità e il carattere nazionale della Dc le hanno permesso di governare costantemente per cinquant’anni, oggi sembra essersi sviluppato un partito principale, senza il quale non si può governare, prima di tutto per una questione di numeri e di seggi.

Il Pd come il Partito Comunista – La seconda motivazione della forza del PD renziano, è un’arma a doppio taglio. Il partito tricolore può contare su un radicamento nel territorio che nessun altro è in grado di avere. La struttura, le organizzazioni giovanili, le testate e le sezioni gli permettono di ottenere successo a livello regionale e comunale, come accadeva con il Pci anni fa – le famose “giunte rosse”. Tutto questo fa sì che il Pd avrà sempre un vantaggio competitivo sul M5S e sulla destra, esclusa, ma con una grande limitazione territoriale, la Lega. Il fattore negativo dell’eredità comunista è il legame con i valori della sinistra, che comportano una frattura ben visibile al suo interno: lo scontro con la minoranza interna è palese, non c’è bisogno di descriverlo. Se il Pd riuscirà a superare questa divisione – costante ostacolo degli ultimi due decenni – potrà approfittare con ancora più vigore dell’eredità del Pci.

Il Pd come Forza Italia – Segretario indiscusso, leader incontrastato. La vera novità che ha consentito al partito del Nazareno un salto di qualità verso la stabilità è una leadership mai conseguita nel suo ciclo di creazione. Prodi, D’Alema, Veltroni e Bersani non potevano neanche immaginare una capacità di comando così elevata. A tal punto che la figura di Matteo Renzi e la gran parte del partito nelle sue mani lo avvicinano a Silvio Berlusconi, il cui movimento non ha mai conosciuto, però, nessun tasso di democraticità. Anche in questo caso il paragone Renzi-Berlusconi comporta ulteriori analisi, non si può scadere nella semplificazione di riassumerli in un’unica persona, sono presenti molte somiglianze ma anche differenze. Sta di fatto che in questo momento la leadership di Renzi è in una posizione superiore – sia da segretario che da presidente del consiglio – rispetto ai vari Grillo, Salvini e allo stesso Berlusconi, e non si vede, almeno a breve termine, nessuno capace di competere veramente con l’ex Sindaco di Firenze.

Re delle fondazioni – In un periodo di crisi di liquidità dei partiti, come quello attuale, anche dal punto di vista delle innovazioni strumentali al reperimento delle risorse, il Partito Democratico appare all’avanguardia. La fondazione Open-Big Bang, finanziatrice della Leopolda, è il modello a cui parecchi si ispirano, oltre alle cene per l’auto-finanziamento. L’ideale è anche quello di un partito all’americana, ciò che manca però è la trasparenza. I rendiconti e i bilanci scarseggiano, senza la possibilità di controlli la corruzione aumenta. In tale ambito il Pd non è da meno. Quindi essendo una formazione consolidata, il grande capitalismo e in generale la borghesia produttiva potrebbero trovare nel Pd l’unico interlocutore capace di portare avanti i loro interessi. Da qui potrebbero arrivare i finanziamenti, in primis grazie alle fondazioni di nuova generazione, legate ai leader. I tempi in cui il “re delle televisioni” elargiva denari in favore del suo schieramento e il centro-sinistra campava con il finanziamento pubblico sembrano lontani. Da questo punto di vista, con il consenso dei ceti più alti della società il Pd può superare gli altri partiti ed avere nel tempo maggiore stabilità che gli garantirà di governare.

Al di fuori il nulla – Eppure, la vera forza del Pd si trova nella pochezza delle alternative. Il M5S non sembra poter aspirare a governare la nazione, schiacciato da un parte da se stesso per motivi ben noti e dall’altra da una stampa poco amica, specchio di un elettorato deluso dalle aspettative. I grillini non intercettano il voto moderato, verso il quale neanche la Lega Nord in forte ascesa può ambire. In un certo senso il Pd incanala al suo interno parte dell’elettorato di sinistra, il centro orfano di Casini e Monti, una parte dell’elettorato berlusconiano in allontanamento dal leader anche verso l’astensione e Salvini. Oltre al Pd non ci sono altre forze di governo. Quel flebile bipolarismo nato dopo il biennio 1994-1996 ormai è tramontato, la democrazia italiana è da sempre debole per la mancanza di ricambio, che porta ad una più diffusa corruzione ed a un sistema immobile.

E noi, cosa dobbiamo fare? – Purtroppo o per fortuna il compito di scardinare un apparato bloccato come sembra quello italiano non spetta ai politici ma alla società, alla popolazione civile. Ma come? Non dando mai nulla per scontato. Nel momento in cui si legge una notizia o si guarda la televisione, prendiamola sempre come falsa, impegnandoci a valutare da soli la sua veridicità, senza credere al discorso di qualche politico o presunto esperto. Solo così si può crescere come opinione pubblica, confrontandosi con il potere in modo onesto e preciso. Questo dovrebbe essere il compito di un giornalismo serio e svincolato dalle fazioni: informare e criticare senza diffamare. Un Partito Democratico che possa governare per dieci anni non è da valutare moralmente, se giusto o sbagliato. L’obiettivo da raggiungere è di permettere alla democrazia di crescere nella legalità, di stanare la piccola e la grande corruzione, di lasciar governare e allo stesso tempo di impedire il ritorno di un’occupazione senza freni di tutte le posizioni di potere: il ritorno della Balena Bianca. La domanda da porsi è come controllare chi comanda, Karl Popper insegna

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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