Monti, il politico

20/12/2012 di Andrea Viscardi

Mario Monti
Mario Monti ha deciso: sarà Grande Centro.

Come si poteva già immaginare ieri, quando il Premier ha incontrato Casini e Montezemolo a Palazzo Chigi, l’epopea è finita: il Professore non sarà né con il PdL né con il PD.  Ha scelto la terza via, ha scelto il “Grande Centro”. Berlusconi aveva capito già da qualche giorno che il suo invito era stato gentilmente, ma fermamente, rifiutato. Bersani, in realtà, ha sperato fino all’ultimo, dopo l’incontro avvenuto martedì, in un possibile avvicinamento di Monti al PD, difficile, certo, soprattutto considerando la presenza ingombrante di Vendola e dell’eminenza grigia D’Alema.

Il Centro, dunque. Ma lista unica o divisa? Monti, su questo, sembra trovare la prima difficoltà da risolvere con i suoi nuovi alleati. Vorrebbe, infatti, vedere tutti i suoi sostenitori in una lista unica non solo al Senato, dove a causa della soglia all’8% la scelta pare obbligata, ma  anche alla Camera.  Montezemolo e, soprattutto, l’UDC, no. Il simbolo e la storia dello scudo crociato non possono, a detta di Pier Ferdinando Casini, essere gettati al vento, neanche per il Professore. Montezemolo, dalla sua, vuole sottolineare e mantenere la sua natura di soggetto terzo, di non politico, richiamando quasi quella del Berlusconi primo modello. Intanto, quello che è sicuro, è la stesura dell’ “Agenda Monti” come manifesto politico, epicentro delle forze che intorno al Premier si riuniranno.

Ed è qui che si vedrà, finalmente, il Monti politico. Si potranno capire molte cose, come, ad esempio, se con cinque anni di legislatura possibile, tenterà di riequilibrare i provvedimenti presi con urgenza da Novembre 2011, molti dei quali, a detta stessa di alcuni tra i tecnici, sono andati a penalizzare classi più deboli perché dotati di maggiore immediatezza. La Costituzione, poi, è un altro elemento focale. Quella stessa Carta che andrebbe riformata (almeno) dal dopo Tangentopoli, così da inaugurare veramente una Terza (ma in realtà Seconda) Repubblica, dopo un ventennio di caos transitorio. Quindi vere riforme strutturali , atte ad eliminare quel gigante di inefficienza e sperpero che è  l’Italia burocratica amministrativa e riforme, infine, che vadano a toccare tutti quei privilegi e tutti quei gruppi di interesse difficili da colpire durante una legislazione di un anno ma che, se non si vorranno sempre lasciare le cose a metà, bisognerà attuare una volta per tutte, a costo di precettare venti milioni di persone in sciopero, siano essi avvocati, giornalisti, tassisti o Profeti. Riforme, insomma, ben più pesanti e difficili di quelle (non) adottate sotto il governo tecnico.  Di tutto questo Monti sembra consapevole è il dictat imposto ai futuri vassalli è chiaro: aderire in tutto e per tutto all’Agenda o scordarsi il suo appoggio.

Se un Monti in capo ad una lista che raccogliesse, magari, oltre ai partiti di centro, anche un PdL rottamato avrebbe potuto vincere le elezioni senza problemi, il Grande Centro, in realtà, non parte con i favori del pronostico. Il sondaggio EMG darebbe la lista Monti al 25% con un Centrosinistra al 38%. Il lavoro, dunque, sarebbe ancora molto lungo e il distacco evidente, nonostante, probabilmente, nei prossimi mesi molti degli indecisi (14%) e dei sostenitori del Movimento 5 Stelle (18.6%) migrerebbero a sostenere l’attuale Premier, il quale, comunque, ha i favori del popolo italiano (37%) rispetto a un Bersani che paga quasi 5 punti percentuali.

Il margine di recupero quindi esiste ed è, in realtà, molto ampio. Tutto si giocherà sull’abilità del Premier a fare il politico, lui che, fino ad ora, è stato abituato sempre (o quasi) a mantenere comportamenti da tecnico. Riuscirà nell’impresa più difficile? Nei prossimi mesi vedremo un Monti nei salotti televisivi italiani, discutere con chi, questo mestiere, lo fa da una vita. L’immagine, onestamente, non è delle più confortanti. Se il Professore avrà dalla sua un’Agenda probabilmente più completa, coerente e  approfondita dei rivali, Bersani e soprattutto Berlusconi, hanno dalla loro la capacità di farla, la politica. Intendiamoci, stiamo parlando di politica all’italiana. Quella che attirare l’attenzione del popolo a prescindere dai programmi del proprio partito, che sa giocare con i media e utilizzarli nel modo migliore, che si trova a suo agio in uno studio televisivo tra una soap opera e un varietà. Questo deve preoccupare Monti, anche se, a dire il vero, la sua prima settimana da politico sembra essere riuscita. Berlusconi e Bersani ne sanno qualcosa. Il primo ha trovato un avversario che, a livello di numeri, fa paura, il secondo, invece, non è stato pienamente in grado di tirare il Premier nella sua trappola e si ritrova, adesso, un altro nemico su cui basare la propria campagna elettorale. Entrambi, per ora, ne sono usciti sconfitti. Con il Professore al centro dell’attenzione di tutti gli italiani.

Andrea Viscardi

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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