Montebourg, il patriottismo economico e la Francia

26/05/2014 di Federico Nascimben

L'ultimo disperato tentativo del Governo Hollande per arginare il tracollo elettorale: storia di una missione non riuscita

Francia

Con l’approvazione della c.d. legge sul “patriottismo economico” il Governo Hollande – assieme al Ministro dell’Economia, Arnoud Montebourg – ha provato ad inseguire l’elettorato francese, spostatosi ormai ampiamente a destra, come dimostrato dalle recenti elezioni europee.

Arnaud Montebourg. Fonte: Wikipedia.
Arnaud Montebourg.
Fonte: Wikipedia.

La tempistica del decreto, oltre a coincidere con le trattative in corso per la vendita parziale di Alstom, coincideva anche con le elezioni europee, ma il risultato, da questo punto di vista, non ha seguito le aspettative. Insomma, due “casualità” che sembrano qualcosa di più e che non suonano certo nuove ai “cugini” italiani. Come avevamo scritto tempo addietro, proseguono le battaglie di stampo idealistico di Hollande, alla disperata ricerca di voti e consensi, ora attraverso richiami al patriottismo (o al nazionalismo?); nonostante ciò, non si è riusciti ad impedire il tracollo del Partito socialista a favore di FN, innanzitutto, e di UMP.

Nello specifico, il decreto motivato da “una scelta di patriottismo economico” – così lo ha definito Montebourg stesso – prevede che “qualsiasi investimento di capitali stranieri in aziende francesi del settore dei trasporti, dell’energia, della sanità, delle risorse idriche e delle telecomunicazioni, debba essere preliminarmente approvato dal Ministero dell’Economia”. Frutto di una caccia alla “pancia” del Paese, il provvedimento non potrà che contribuire al calo degli investimenti esteri in Francia, vista anche l’assenza di riforme strutturali – oltre ai conseguenti dubbi di natura giuridica che si porta dietro. Il taglio da 30 miliardi di euro del cuneo fiscale entro il 2016 – a cui si dovrebbero aggiungere i circa 15 annunciati dal neopremier Valls -, finanziati da un corrispondente taglio della spesa pubblica (sia il primo che la seconda sono più elevati che in Italia) restano tutti da verificare, soprattutto in seguito al disastroso esito di queste europee.

Non è un caso quindi che anche in Francia le fasce sociali maggiormente colpite dalla crisi come giovani, impiegati e operai (il 38% dei secondi e il 43% dei terzi, secondo Le Monde) votino per il Front National di Marine Le Pen:  un partito che è stato in grado di intercettare anche parte dei voti dell’elettorato UMP, dato che la forza politica di centrodestra non è ancora riuscita a riprendersi del tutto e a riorganizzarsi dopo la sconfitta di Sarkozy alle precedenti elezioni presidenziali.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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