Monet. Dalle collezioni del Musée d’Orsay

26/10/2015 di Simone Di Dato

Il Musée d’Orsay, fino al 31 gennaio 2016, ha concesso una selezione di 40 capolavori del maestro francese, giunti a Torino in occasione della mostra ospitata dalla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea (GAM)

Monet, GAM, Torino

Per tutta la sua vita Claude Monet (1840-1926) uscì a dipingere immerso nella natura con foga e ostinazione, portando con sé non solo i soliti strumenti ma anche numerose tele, come a ricreare ogni volta il proprio atelier en plein air. Ninfee gallegianti, rossi tramonti, foglie, fiori, cieli luminosi, acque trasparenti immobili e agitate, prati, alberi, ombre luminosissime, infinite variazioni di colori che descrivono la delicatezza e la forza della natura: è questo il riassunto dell’opera rivoluzionaria di Monet, il pittore che negli anni impressionisti ha saputo raffigurare la poesia della caducità e il flusso inarrestabile della natura, fissando, tela dopo tela, “l’intuizione dell’istante” con una coerenza verso il sentimento del suo tempo che nessuno aveva mai dimostrato. Lo sapevano bene anche i compagni dell’école du plein air, Renoir, Sisley, Pissarro solo per citarne alcuni, che il plein air di Monet tanto nello spirito quanto nella sostanza, era diverso. Quella di vivere e raffigurare direttamente il paesaggio, fissando  soggetti, panorami e motivi era per il pittore francese una vera necessità, il bisogno, per dipingerla, di sentirsi completamente immerso nella natura. Non a caso, quando nel 1880 a Vétheuil il giornalista Emile Taboureux gli chiese, per un’intervista, di vedere l’atelier, Monet rispose indicando la Senna e la campagna: “Voilà mon atelier!”.

Studio di Figura
Studio di figura en plein air: donna con parasole girata verso destra, 1866.

A conservare la più importante collezione di opere di Claude Monet è il Musée d’Orsay che fino al 31 gennaio 2016 ha concesso una selezione di 40 capolavori del maestro francese giunti a Torino in occasione della mostra ospitata dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (GAM). Mettendo a fuoco l’importanza e la grandezza delle opere di Monet, alcune delle quali mai presentate prima in Italia, la monografica torinese analizzerà l’evoluzione del percorso artistico dell’artista, guardando ai momenti salienti della carriera,  la tecnica pittorica, fino a temi prediletti e soluzioni innovative.

Londra, Parlamento
Londra, Il Parlamento. Effetto di sole nella nebbia, 1904

Dopo una formazione poco classica, iniziata da autodidatta, poi sotto la guida di un allievo di Jacques-Louis David per poi inserirsi nella linea di Courbet e dei pittori naturalisti come Jules Dupré, Monet studia a Parigi nell’atelier del pittore svizzero Charles Gleyre dove stringe amicizia con Renoir e Bazille, e nel 1865 partecipa per la prima volta al Salon ufficiale, l’esposizione annuale nella quale vengono presentati gli artisti. Ma a scandire la sua carriera saranno i lunghi viaggi e i luoghi che abitò successivamente e che diventarono i punti cardinali delle sue esperienze pittoriche: una volta stabilitosi sulle rive della Senna, il pittore può concentrare la sua ricerca sulla rappresentazione dei paesaggi, della natura, dell’acqua e dei riflessi nei differenti momenti del giorno o delle stagioni, senza dimenticare le attività umane, al rinnovamento della rappresentazione della figura umana, che diventa soggetto della sua pittura in più momenti della sua carriera.

Tra le opere presentate per la prima volta in Italia c’è il grande frammento centrale della Colazione sull’erba, soggetto eminentemente moderno con la novità di una società borghese e industriale che scopre gli svaghi e la campagna, opera ispirata al capolavoro irriverente di Manet che va ad inserirsi, nel percorso dell’artista, come uno dei momenti fondamentali per l’affermazione di un nuovo modo di concepire la pittura. “Per la sua concentrazione nella luce e nei colori – scrive Venturi – ha trovato la forma più adatta ai valori di luce-colore, estraendoli dagli altri elementi della pittura ed esaltandoli. Dipingendo col preciso intento di rappresentare luce-colore, ha escluso spontaneamente, ogni elemento esterioreletterario sociale, come e più radicalmente di quel che aveva fatto Manet“.

Colazione sull'erba
Colazione sull’erba, 1866.

Proprio a partire da opere capitali come la Colazione, la mostra si concentra sull’anno in cui l’artista realizza l’emblematica figura intrisa di luce dello Studio di figura en plein air: donna con parasole girata verso destra, affiancando a essa capolavori come il dipinto Rue Montorgueil a Parigi. Ma ancora Festa del 30 giugno 1878, con l’immagine delle bandiere che si sfaldano nella luce parigina o Le ville a Bordighera. A celebrare  la ricchezza dell’ultima parte della produzione dell’artista sono le due straordinarie versioni della La cattedrale di Rouen: Il portale con tempo grigio (Armonia grigia) e La cattedrale di Rouen. Il portale e la torre Saint-Romain in pieno sole: qui a regnare è il gioco di scelte cromatiche quasi antitetiche con un Monet affannato nell’ansia del vedere e rappresentare ciò che egli considera lontano e inafferrabile.

Sono costretto a continue trasformazioni, perché tutto cresce e rinverdisce. Insomma, a forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare, e poi questo fiume che scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente.

Monet. Dalle collezioni del Musée d’Orsay
Dal 02 Ottobre 2015 al 31 Gennaio 2016
Torino, GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea
www.mostramonet.it

 

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus