Mondiali Brasile: tra ritardi, proteste e repressione

03/06/2014 di Iris De Stefano

Mentre si riempiono i negozi di gadget di tutti i tipi, vengono comunicate le formazioni e trasmessi gli spot degli sponsor, i Mondiali 2014, non ancora cominciati, continuano ad essere oggetto di enormi discussioni.

Brasile: tra ritardi e proteste

Mondiali Brasile – Tra 10 giorni prenderà il via il Mondiale 2014, tra contestazioni incessanti. Le questioni sono varie e tutte molto complesse. In una sorta di rincorsa finale le strutture che ospiteranno partite e giocatori sono in via di definizione e pare che saranno consegnate – almeno si spera – solo in tempo per l’arrivo dei giocatori. Il 27 maggio intanto quasi 30 kilogrammi di cibo sono stati sequestrati nel complesso che ospiterà la nazionale italiana, così come in quello che accoglierà gli inglesi.

Ad essere preoccupanti sono le condizioni degli stadi, in teoria il principale investimento per un Mondiale di calcio: due degli spalti del Corinthians di San Paolo, ad esempio, non sono ancora completi e il 21 maggio scorso Jerome Valcke, Segretario Generale della FIFA ha twittato: “È vitale per noi che tutte le strutture siano testate in condizioni di pieno utilizzo includendo le sedute temporanee e strutture associate”. Il Corinthians dovrebbe contenere, una volta a pieno regime, 65.000 spettatori ed essere pronto per il 12 giugno quando si disputerà Brasile – Croazia, la partita di apertura.

La questione sicurezza – Il principale motivo di preoccupazione per le autorità brasiliane è però sicuramente il modo di gestire, lì dove gli occhi di tutto il mondo saranno puntati, le numerose proteste. Già dallo scorso anno infatti, guidati dal Movimento Passe Livre, i tafferugli in numerose città brasiliani riguardanti l’aumento dei costi dei servizi pubblici (in parte per finanziare la costruzione di infrastrutture per i Mondiali) si erano fusi con quelli contrari alla manifestazione sportiva.

Iniziate con particolare vigore nel luglio 2013 in molte città brasiliane e benché con intensità minore, le proteste non si sono mai esaurite e si prevede che raggiungeranno il loro culmine proprio con l’inizio della manifestazione. Punto focale dei contestatori è il costo della manifestazione e la mancata percezione di un ritorno economico per la popolazione, così come invece promesso dalla Presidentessa Dilma Rousseff. Quattro miliardi di euro sono stati spesi, secondo le ultime stime, solamente per la costruzione degli impianti e le accuse di poca trasparenza, corruzione e tangenti sono all’ordine del giorno, facendo infuriare la nutritissima parte povera di un paese in cui il 10% più ricco assorbe quasi il 50% del Prodotto Interno Lordo. Vengono prese sul serio anche le proteste dei black block, movimenti più o meno organizzati di anarchici che promettono una vera e propria guerriglia urbana sin dal giorno della prima partita.

Nell’aprile scorso, l’esercito, mobilitato, ha dato vita ad un’azione di “pulizia” delle favelas, ufficialmente per mettere in sicurezza le aree, essendo molte di queste contigue agli stadio o, nel caso di Rio de Janeiro, 2.500 unità sono state utilizzate all’aeroporto. Quella che è una vera e propria occupazione delle zone dovrebbe continuare fino al 31 luglio, quando il Mondiale sarà finito. L’obiettivo principale dell’operazione, secondo la polizia, è quello di bloccare i narcotrafficanti, ma un’operazione del genere fa sorgere vari interrogativi: è giusto militarizzare una zona della città? L’impiego di forze di polizia è davvero un deterrente per lo spaccio in un paese dove affluiranno circa 600.000 turisti e dove vive sotto la soglia di povertà più del 10% della popolazione? Che succederà una volta che la manifestazione sarà finita?

Per assicurare la sicurezza di tifosi e calciatori, comunque, sono stati spesi 600 milioni di euro ed è programmato l’impiego di quasi 200 mila unità di polizia. Anche lo stesso utilizzo della polizia è però fonte di dibattito e preoccupazione; il 12 maggio 2014 è stato diffuso un rapporto di Amnesty International il quale rivela che l’80% della popolazione ha paura di essere torturata durante un arresto. Creata nel 2008 per combattere la povertà e favorire uno sviluppo pacifico all’interno delle favelas, infatti, la Polícia Pacificadora si è dimostrata negli anni poco ligia al suo compito originale diventando, anche grazie a molto noti episodi di corruzione, estremamente temuta dalla popolazione, che ne contesta anch l’efficacia. Tra il 2013 e il 2014 ad esempio, il numero dei morti in conflitti con la polizia è aumentato del 69%.

L’economia – Dopo la Giornata della Gioventù 2013 ed in vista delle Olimpiadi 2016, con tre manifestazioni di altissimo livello, la Presidentessa Rousseff cerca la rielezione il prossimo 5 ottobre. In realtà però sembra che la strategia economica di attrarre investimenti attraverso pubblicità così importanti non stia portando ai frutti sperati. Il 29 maggio scorso sono stati infatti diffusi dall’Istituto di statistica dati che mostrano un paese il quale, nei primi tre mesi del 2014, è cresciuto solo lo 0,2% rispetto al trimestre precedente, con un impatto degli investimenti privati sul PIL del 18%, una cifra molto bassa se comparata con quella dei paesi sviluppati. Il segno positivo dell’economia brasiliana è, scomposto, dovuto dunque solo all’enorme aumento della spesa pubblica, per finanziare la costruzione delle infrastrutture necessarie alle manifestazioni. Il Mondiale dovrebbe portare un aumento del PIL dello 0,2%, ma è facile capire, a questo punto, nelle tasche di chi andrà questo esiguo vantaggio.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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