Moncler, un nuovo modo di puntare sul “Made In Italy”

13/12/2013 di Giovanni Caccavello

Prendiamo spunto dalla lieta vicenda “Moncler” che da Lunedì entrerà per la prima volta nel listino di Piazza Affari, per guardare al “Made In Italy” e ad un nuovo modo di pianificare, pensare ed organizzare la ripresa Italiana, nonostante le macerie

Moncler Piazza Affari

Lunedì 16 sarà il grande giorno per Remo Ruffini, Presidente dell’azienda tessile Italiana Moncler. Tutto è infatti pronto per l’ingresso in borsa della società con sede a Milano che nel 2012 ha avuto un fatturato vicino ai 500 milioni di Euro e che nei primi nove mesi del 2013 ha venduto per circa 400 milioni. Di questo passo, secondo le previsioni, l’azienda dovrebbe avvicinare i 550 milioni di fatturato alla fine dell’anno in corso. Nel frattempo, il Consiglio di Amministrazione ha consegnato le ultime carte per entrare nel listino di Piazza Affari (FTSE) e l’offerta fatta ha riscosso un successo storico per la Borsa Italiana. La domanda è stata 31 volte più alta dell’offerta fatta dalla società dopo la decisone del prezzo massimo di ogni azione. Lunedì Moncler aprirà la sua prima giornata di contrattazioni con un valore di 10,2 Euro ad azione e, visto lo spettacolare collocamento alla chiusura dell’Offerta Pubblica Iniziale, si potrebbe pensare e sperare in un “caldo” 16 Dicembre per Piazza Affari, dopo un deludente 2013 (peggiore delle principali Borse mondiali). Come alcuni addetti ai lavori hanno scherzosamente detto “A Piazza Affari c’era proprio bisogno dei piumini visto l’andamento del listino”.

Moncler Piazza AffariDecisione sensata. Nel corso degli ultimi anni altre aziende riferimento del “Made In Italy” hanno deciso di quotarsi in borsa, mantenendo quote di maggioranza e tutelandosi da eventuali acquisti da parte di investitori esteri: su tutti vanno sicuramente ricordati le Offerte Pubbliche Iniziali (IPO) di Salvatore Ferragamo, scambiata a chiusura collocamento con un domanda 28 volte superiore dall’offerta e la Tod’s dei Della Valle che chiuse il collocamento con un rapporto di 22 a 1. Secondo molti analisti ed economisti, la decisione di quotarsi in borsa punta proprio alla tutela dell’ “italianità” della società milanese. Tutti i nuovi investitori, quasi tutti stranieri desiderosi di entrare a far parte di una compagnia di lusso come Moncler, non avranno quote superiori al 2%, quindi Ruffini, che attualmente detiene il 32% della società, rimarrà l’azionista di maggioranza della società insieme al fondo Francese Eurazeo. Una quota tra il 26,7% ed il 30,7% (a seconda dell’andamento dei primi giorni di contrattazioni) invece verrà diviso tra i nuovi azionisti. Moncler, che ha così “sbancato” Piazza Affari, con una raccolta compresa fra i 600 e i 700 milioni di euro (e che potrebbe facilmente raggiungere i 784 milioni), potrebbe valere circa 2,6 miliardi, cifra cinque volte superiore al fatturato 2013.

Made in Italy. Moncler è una società in forte espansione e la decisione di entrare in borsa lo dimostra. Il “Made In Italy”, pur venendo colpito dalla crisi, ha saputo reagire, tanto che l’export Italiano, guidato spesso da marchi di lusso, si è rafforzato in questi anni in cui invece molte piccole e medie imprese hanno dovuto chiudere a causa di una situazione interna economica, ma soprattutto politica, disastrosa. Imposte dirette ed indirette tropo alte, un’incapacità dello Stato di programmare una politica industriale a medio-lungo termine, una classe dirigente (manageriale) ancora troppo acerba per competere da sola, senza aiuti, in un mercato sempre più globalizzato come quello di oggi e, per finire, anche un Euro attualmente troppo forte, risultano essere però solo alcuni dei mille problemi che stanno causando la cosiddetta “De-industrializzazione Italiana”.

Vie d’uscita. La decisione di Moncler, Tod’s e Salvatore Ferragamo, così come la decisione di Fiat di acquisire Chrysler e quindi di diventare un’azienda internazionale a tutti gli effetti sono, fortunamente, solo alcuni delle note positive in un periodo di forte negatività. Molti altri settori come quello alimentare (pensiamo al gigante Ferrero) oppure al mondo della moda (Armani, Prada, Ermenegildo Zegna per fare solo dei nomi) passando per il settore per l’arredamento ed il design interno o quello degli accessori come montature occhiali, penne e gioielli o ancora il settore che riguarda il turismo, hanno moltissime possibilità di espansione visti i numerosi vantaggi competitivi di cui il nostro paese gode in tali industrie.

Come scrisse nel lontano 1996 un certo Michael Porter, attuale professore di Harvard e tra gli accademici più famosi in ambito di International Business, l’Italia tra il 1960 ed il 1986 vide le sue esportazioni crescere da -3,2% al 5,6% e ad oggi (dati del 2012) l’export, secondo la World Bank, conta per circa il 30% del Prodotto Interno Lordo, nonostante il Fondo Monetario Internazionale abbia certificato che l’anno scorso il paese abbia avuto un deficit nel conto netto delle partite correnti pari al 3,41%, cioè 78,812 miliardi di Dollari. Questi dati evidenziano quindi come vi sarebbe la possibilità concreta (nel caso remoto in cui la classe dirigente attuale se ne accorgesse) di trasformarsi non solo in un esportatore netto ma anche in un paese che sia in grado di sfruttare i proprio vantaggi competitivi fino in fondo. Ciò nel medio-lungo periodo stimolerebbe la crescita economica facendo tornare a crescere in modo sensibile il PIL e a dare lavoro a centinaia di migliaia di lavorati.

Con una politica industriale finalizzata allo sviluppo dei vantaggi competitivi Italiani, la globalizzazione incomincerebbe a fare sicuramente meno paura, e tale condizione renderebbe il mondo industriale più consapevole delle proprie forze. Proprio come sta succedendo a Moncler che tra pochi giorni inaugurerà una sua nuova stagione.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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