Mogherini in Europa: occasione da sfruttare, ma….

01/09/2014 di Giacomo Bandini

Una vittoria per il premier Matteo Renzi, ma ci si chiede, ancora, se puntare su posizioni più concrete non sarebbe stato meglio

Mogherini

Alla fine Renzi ce l’ha fatta: Federica Mogherini è il nuovo Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea. Sabato è avvenuta la tanto cercata nomina, insieme a quella del nuovo presidente del Consiglio Europeo che ha visto subentrare a Van Rumpuy il polacco Donald Tusk. L’Europa dunque si appresta ad affrontate un nuovo corso politico dove sono state premiate due realtà nazionali profondamente diverse. Una in palese difficoltà economica e con un centrosinistra netto vincitore alle ultime Europee, l’altra molto più stabile (debito pubblico al 55% e della crescita del Pil al 2,8% con previsioni al rialzo) e dove la destra popolare ha imposto il proprio vessillo lo scorso 25 maggio. Cosa ci si deve aspettare, dunque, da questa nuova nomina europea favorevole all’Italia?

Inizialmente la candidatura della Mogherini è stata ostacolata da resistenze di varia natura, interna ed esterna, che segnalavano come persone maggiormente gradite e con maggiore esperienza personaggi come Massimo D’Alema (soprattutto all’interno) ed Enrico Letta (ben più all’esterno). Il primo però non fa parte dell’entourage di Renzi e non sarà mai “uno dei suoi”: oltretutto avrebbe rischiato di rimetterlo in gioco dopo il suo allontanamento dal grande palcoscenico. Caldeggiare la nomina per il secondo avrebbe dato nuovo fervore a tutte le voci critiche secondo le quali il premierato di Renzi sarebbe avvenuto a scapito di Letta, illegittimamente e in modo sporco, che sarebbe così stato ricompensato per il sacrificio con una carica internazionale di prestigio. Un’opzione che comunque appariva fin dall’inizio impercorribile visto che, dopo la staffetta, tra i due non corre certo buon sangue.

Per quanto riguarda quest’ultimo è indubbio che la nuova posizione di Mogherini rappresenti una piccola vittoria italiana e, personale, per Renzi e i suoi. Ma quanto conta davvero nella prassi politica? In realtà non troppo, o meglio in modo poco concreto. La politica estera e di sicurezza comunitarie viene, di fatto, attuata dal Consiglio Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea all’unanimità, dunque in modo collegiale (tant’è che le difficoltà che si incontrano vengono dalle continue divisioni tra i vari paesi dell’Unione). In secondo luogo bisogna considerare che la rappresentanza, per quanto riguarda la politica estera dell’UE, compete anche al Presidente del Consiglio Europeo.  Inoltre, ci sarebbe da considerare che, in chiave strategica, forse sarebbero state altre le posizioni veramente utili alla nazione, come facemmo qui.

In quale direzione però procederà Mogherini, o meglio, Matteo Renzi e di conseguenza il nostro Paese? Il nostro ministro degli Esteri effettivamente è stata più volte accusata dai detrattori di essere troppo filo-russa e di non possedere un’adeguata esperienza internazionale. La seconda questione è in parte vera, ma di per sé non costituisce per forza una cosa negativa. La Mogherini avrà infatti la grossa opportunità di giocare d’anticipo, in quanto potrà accedere ai preziosi dossier che sostanzialmente contengono gli indirizzi politici in ogni settore di competenza dell’Unione. Inoltre vi sarà la possibilità, auspicabile per l’Italia, la di concentrare maggiormente l’attenzione comunitaria, per quanto riguarda la gestione degli affari esteri e della sicurezza sul versante meridionale, ossia sulle massicce ondate di immigrazione che l’operazione Mare Nostrum non riesce autonomamente a gestire in modo adeguato.

E Renzi? Alla Mogherini sicuramente chiederà una grossa mano, ossia di spingere le richieste italiane di cambio rotta anche in Europa, poiché da qui può provenire parte della forza propulsiva e riformatrice di cui il premier ha bisogno per realizzare il vasto impianto di riforme imbastito. Il semestre italiano di presidenza europeo si è aperto carico di aspettative. Riguardo la richiesta di flessibilità fatta da Renzi a tutta l’Europa fin ora non sono stati pervenuti segnali di grossa apertura. Nonostante ciò lo spread oggi è, ad esempio, ai minimi storici, segno che i mercati, nonostante la lentezza delle riforme strutturali e la mancanza di segnali di concreto sviluppo, stanno concedendo ancora fiducia all’Italia. E Renzi lo sa bene. Per questo ha piazzato un altro membro del suo entourage a Bruxelles e per questo pare assai consapevole dell’importanza che riveste per il nostro Paese. Riuscirà ad imporre il nuovo pensiero a tutta la Comunità degli Stati europei, facendo emergere la voce dei paesi, come il nostro, più in difficoltà?

 

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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