Mogherini Alto Rappresentante? Se passa il test del Parlamento

20/09/2014 di Luca Andrea Palmieri

La composizione dell’esecutivo europeo è tutt’altro che completa, manca ancora il giudizio degli eurodeputati

Nonostante il battage mediatico degli ultimi tempi, forse non tutti sanno che Federica Mogherini non è ancora l’Alto Rappresentante dell’Unione per la Politica Estera e la Sicurezza. E no, non sono all’orizzonte clamorosi dietrofront dei paesi Europei contro il nostro Ministro degli Esteri. Semplicemente, la procedura che serve a rendere attiva a tutti gli effetti la nuova Commissione Europea è più complessa della semplice trattativa tra governi. Ogni Stato, infatti, indica un proprio candidato: è in questa fase che si compone il puzzle della trattativa politica, a cui abbiamo assistito negli scorsi mesi in riferimento alla Mogherini. Ciò non toglie che il nuovo presidente Jean-Claude Juncker avrebbe potuto assegnarle un ruolo diverso, al costo di portare alle stelle la tensione col nostro paese.

Questo è il riassunto delle puntate precedenti, ma la storia non finisce qui. Esiste infatti un secondo step prima dell’insediamento, di cui pochi hanno parlato. La palla arriva al neo-eletto Parlamento. Ad ognuno dei candidati, viene assegnata una o più Commissioni Parlamentari, che, in un’audizione pubblica, faranno un vero e proprio esame al Commissario in pectore. Per capirci, a tutti i candidati è stato già inviato un elenco di domande a cui dovranno rispondere nella maniera più esaustiva possibile, e su questa base verranno poi interrogati severamente nel periodo tra il 29 settembre e il 7 ottobre. La Mogherini effettuerà la sua “interrogazione” il 6 ottobre, intorno alle 18.30. Come accennato, l’audizione è pubblica, e sarà possibile seguirla in streaming a quest’indirizzo.

Jean-Claude Juncker, presidente entrante della Commissione Europea
Jean-Claude Juncker, presidente entrante della Commissione Europea

Non si tratta di un esame di poco conto: oltre che sugli obiettivi e sul programma, il soggetto viene interrogato sulla sua persona, sugli interessi che rappresenta, sul suo passato ed anche sulla sua immagine pubblica, con un livello di severità inimmaginabile in Italia. Una bocciatura premette il ritiro del candidato, a cui lo Stato dovrebbe far fronte proponendo un nome nuovo. “Dovrebbe”, per l’appunto: è anche possibile scegliere di insistere sulla persona. Il rischio però è grande. Al termine delle audizioni, una volta confermata o modificata la rosa dei Commissari, tocca al Parlamento pronunciarsi con un voto in aula, che riguarda tutta la Commissione, non i singoli. Basta una pedina fuori posto e può essere bocciato l’intero blocco di candidati. C’è molto rigore in questo senso: si pensi che il Parlamento aveva minacciato di non votare una rosa che non avesse almeno lo stesso numero di donne della Commissione uscente. A Juncker ne erano state proposte inizialmente quattro, il suo predecessore, José Barroso, ne coordinava nove. Il nuovo presidente ha dovuto lavorare duramente per raggiungere questo standard.

In passato le bocciature non sono mancate: ottimo esempio è il caso di Rumyana Zheleva, candidata Commissario bulgaro per la cooperazione internazionale e l’Aiuto umanitario nel 2010. Fu inchiodata in parte per una questione di competenze, in parte per i legami di suo marito con un gruppo economico sospettato di diverse attività illecite, come il riciclaggio di denaro. Venne questionata anche su un suo conflitto di interessi in un’altra società. Fu accusata anche di aver dichiarato il falso, e messa in dubbio persino per aver pubblicato le foto della sua visita a una chiesa ortodossa: accese dei ceri chiedendo protezione in vista della stessa audizione.

Un altro caso celebre è, tristemente, italiano. Nel 2004 Rocco Buttiglione fu il candidato alla vice-presidenza, come Commissario per Giustizia Libertà e Sicurezza. Dopo una prima bocciatura, la Commissione si è espressa contrariamente anche alla possibilità che rimanesse candidato vice-presidente, ma con un altro portafoglio. La sua colpa? Essersi espresso convintamente davanti all’assemblea contro gli omosessuali, definendo “un peccato” (nel senso religioso del termine) la loro condizione: frasi che hanno aperto a dubbi su un possibile atteggiamento discriminatorio e illiberale nei loro confronti. Alla fine il governo italiano, davanti al rischio di uno stallo istituzionale, scelse di sostituirlo con Franco Frattini.

l'ex Ministro Rocco Buttiglione
l’ex Ministro Rocco Buttiglione

Insomma, la nuova Commissione Europea è tutt’altro che pronta, ed i rischi di sostituzioni esistono. Ma Federica Mogherini dovrebbe poter stare tranquilla: per il suo ruolo l’appoggio degli Stati Membri conta molto, ed il suo curriculum non sembra denotare rischi reali alla sua candidatura, nonostante le voci – francamente poco credibili – di una sua posizione filo-russa.

Meno sicura la posizione di Miguel Arias Cañete, candidato spagnolo per il Clima e l’Energia: sul piatto ci sono alcuni rapporti industriali che hanno un forte odore di conflitto d’interessi. In particolare, l’ex ministro del Partido Popular, pone dubbi per i supposti interessi della sua famiglia nel settore agricolo, così come per la sua presenza nel settore petrolifero. Era infatti azionista di due gruppi, Petrolifera Dúcar SL e Petrologis Canaris SL, di cui possedeva il 2,5% delle quote: era persino presidente delle due società, prima di diventare ministro in Spagna. Cañete ha già venduto le sue quote in vista dell’esame europeo: c’è da vedere se basterà.

Questo è forse il caso più eclatante, ma non l’unico. Il candidato ungherese per l’Educazione e la Cultura, Tibor Navracsics, ha fatto parte del governo di Viktor Orban, spesso accusato di aver approvato leggi restrittive della libertà di stampa. Jonathan Hill, che si dovrebbe occupare di servizi e stabilità finanziaria, viene dalla City di Londra, è un candidato di basso profilo e non certo un primo sostenitore dell’area Euro. La candidata slovena, l’ex primo ministro uscente Alenka Bratušek, viene accusata di scarsa competenza per la vice-presidenza sull’unione energetica, e si parla persino di una sua poco democratica “auto-candidatura”.

Insomma, il percorso verso la Commissione Europea è ancora irto di ostacoli: sarà bene seguirlo (per esempio, tutte le audizioni saranno visibili su questo sito): in fin dei conti i temi trattati, come anche i nomi, riguardano tutti noi.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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