Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti in mostra a Roma

18/11/2013 di Simone Di Dato

Modigliani, soutine e gli artisti maledetti, palazzo cipolla

Le figure allungate e sensuali di Amedeo Modigliani, l’atmosfera di terribile calma nelle libere pennellate di André Derain, il periodo bianco di Maurice Utrillo e la decadenza della figura umana tra emozioni angosciose e scatti lirici di Chaim Soutine. Quattro rappresentanti d’eccezione della scuola di Parigi che dialogano all’interno di una tra le più importanti raccolte del XX secolo, la collezione di Jonas Netter. Aperta al pubblico da pochi giorni nella rinnovata sede di Palazzo Cipolla in via del Corso, la mostra Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti, giunge finalmente a Roma, pronta a conquistare i visitatori fino al 6 aprile, dopo la tappa inaugurale alla Pinacothèque de Paris e quella successiva a Palazzo Reale di Milano.

Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti Roma
Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1918

Il fil rouge del percorso espositivo sarà il confronto tra le opere acquistate nell’arco di un’intera vita da Netter (1867-1946), collezionista e acuto riconoscitore di talenti. Affascinato dalle opere di quei giovani artisti folli e disperati, con l’aiuto del mercante Léopold Zborowski ebbe in possesso e per prezzi davvero irrisori, i capolavori dei pittori ancora ignoti ma che di lì a poco sarebbero stati riconosciuti come i grandi artisti maledetti, i talenti che razzolavano in quel di Montparnasse sullo sfondo di una Parigi prolifica e fuori dalle righe dei primi decenni del ‘900. In tutto 100 dipinti custoditi gelosamente dagli eredi e mai mostrati al pubblico da più di 70 anni, eccezionali pietre miliari per la storia del secolo scorso.

A farla da padrone è la produzione di sconvolgente bellezza di Modì, l’italiano bello e dannato di cui Netter arrivò a possedere circa 40 opere, (vale a dire quasi il 15% del corpus del pittore di Livorno) sette delle quali vendette in Argentina e come spiega il curatore Marc Restellini “non per guadagnarci, ma allo scopo di far conoscere l’artista nella lontana America del sud, forte dell’idea che la cultura e l’arte debbano essere per tutti e alla portata di tutti.” Nella selezione romana spiccano “Elvire con colletto bianco”, la tanto amata “Bambina in abito azzurro” vero fiore all’occhiello della collezione, tela preziosa per Modigliani che molto raramente dipinse soggetti a figura intera come questa. E  ancora i famosi ritratti come quello di Zborowski, e della sfortunata compagna Jeanne Hébuterne, soggetto di moltissime occasioni.

Gli artisti maledetti
Andrè Derain, Le Grandi Bagnanti, 1908odiglia

A Modigliani si aggiungono i protagonisti meno noti ma altrettanto rappresentativi dell’Ecole de Paris, suoi amici e colleghi che proprio come Modì si lasciarono influenzare da Cézanne, l’impressionismo, Gauguin, il Cubismo e persino dall’Espressionismo, senza però mai rientrare in alcun movimento artistico. Individualismo acuto? Visione troppo esasperata e altamente personale della realtà? Probabilmente, ma nonostante tutto le tele degli artisti maudit riuscirono ugualmente ad imporsi e diventare modello per le generazioni successive. Ecco quindi Derain con “Le Grandi Bagnanti” del 1908, evoluzione di quelle opere di Picasso o Matisse che già si erano cimentati in dipinti dalle grandi dimensioni con nudi femminili ad occupare la scena. E ancora Soutin, il pittore dell’introspezione atemporale, ossessionato dalla forma e dal colore, alla costante ricerca esistenziale e formale, le cui pitture vigorose e deformi e le inquietanti nature morte dallo stile unico illuminarono fortemente artisti come de Kooning e Francis Bacon. Completano il percorso la sala interamente dedicata a Suzanne Valadon, modella e amante di Degas e Renoir, e lei stessa pittrice; Utrillo, con le sue atmosfere serene e di influenza impressionista, fino a Kisling, Vlamick, Epstein e Fournier.

L’allestimento elegante e severo ha il merito di mostrare agli italiani capolavori inaccessibili e l’intenzione di mettere in luce lo straordinario genio creativo di spiriti tormentati, tutti accomunati da vite sregolate e spesso destini tragici. Artisti che hanno affascinato, prima ancora di conoscere la fama, un osservatore acuto e illuminato, un collezionista appassionato. E questa mostra vuole essere un tributo alla sua memoria.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus