“Modigliani et ses amis” in mostra a Pisa

24/11/2014 di Simone Di Dato

“Modigliani era un aristocratico. La sua intera opera ne è la potente testimonianza. Le sue tele sono tutte improntate a una grande distinzione. Il grossolano, la banalità, la volgarità ne sono escluse" - Maurice de Vlaminck

Palazzo Blu, Pisa, Mostra Amedeo Modigliani

Ci sono miti, o reali presenze, tra gli anni del primo conflitto e la seconda metà degli anni Venti, che hanno sovvertito forme e linguaggi artistici con tale prepotenza da imporsi come capisaldi delle celebri Avanguardie. Kandinsky, Boccioni, Braque e Picasso sono alcuni tra i protagonisti di un momento storico capitale, il secolo delle macchine e della comunicazione, nel loro percorso favoriti da nuove ricerche, grande varietà di produzioni, e se non bastasse, da una maniera straordinariamente nuova di intendere e guardare all’arte. Un caso unico resterà sempre Amedeo Modigliani (1884-1920), il pittore-poeta controcorrente che per la sua vita e il destino delle sue opere non solo è diventato oggetto di culto per innumerevoli estimatori ma è riconosciuto ad oggi come uno status symbol per l’arte moderna.

Amedeo Modigliani in mostra a Pisa
Amedeo Modigliani, Giovane ragazzo rosso, 1919;

In un periodo di grandi cambiamenti Modigliani partecipa a quel fenomeno eterogeneo che viene chiamato “Ritorno all’ordine”, una formula derivata dal titolo Rappel à l’ordre che il letterato francese Jean Cocteau dava nel 1920 a una sua raccolta di saggi. Recupero delle figure, ostilità ai linguaggi dell’astrazione, sguardo alla tradizione con stesure che non tradiscono il passato, sono i temi che altri celebri artisti come Soutine contrappongono alle Avanguardie, perché saldamente ancorati a ritratti, nudi e paesaggi. Nel corso della sua breve vita Modì fa infatti del ritratto e in particolare del nudo, il suo tratto distintivo. Ha la grazia di disegnare dimensionalmente, creando spazi geometrici che danno tutto alle sue forme, peso e volume. E’ un disegno rapido, pronto, con linee esatte e sicure in cui l’artista sa unire una colorazione molto accesa, alla Matisse per intenderci, a un disegno elegantissimo in cui echi primitivi dialogano curiosamente con la pittura manieristica del Cinquecento.

Eppure, non c’è solo tecnica. Modigliani è un’esplosione di canto e poesia: i colli lunghi, eleganti, e insieme frivoli e forti, diventano l’esaltazione dell’amore dato e ricevuto in cambio. Le sue donne, sempre cariche di sensualità, offrono dentro inquadrature ravvicinate e insolite, la loro più erotica intimità. Sono a loro agio, nei loro volumi nitidi, nei corpi sinuosi e negli sguardi colmi di erotismo: quasi delle sculture dipinte. Non tutti sanno infatti che Modigliani, prima ancora di essere il pittore che oggi i più apprezzano, fu sopratutto un eccellente scultore. Non a caso Federico Zeri dirà di lui: “Se dovessi dire il mio parere e indicare una sorta di classifica, io considero Modigliani un grandissimo sculture, un grande disegnatore e un buon pittore”. Almeno fino al 1912, dopo l’incontro col romeno Constantin Brancusi a rue Falguière, l’artista sarà infatti spesso impegnato nel modellare marmo e pietra, poche sculture ma di altissimo livello, soprattutto per la serie di Cariatidi, di cui ci resta un solo pezzo.

Amedeo Modigliani, Palazzo Blu
Amedeo Modigliani, Ritratto di Dèdie, 1918;

Reduce dal successo delle esposizioni incentrate su imponenti personalità quali Mirò, Picasso, Dalì, Kandinsky e Warhol, Palazzo Blu di Pisa dedica una grande mostra internazionale ad Amedeo Modigliani, proponendo un ricco corpus di opere appartenenti al periodo della cosiddetta Scuola di Parigi. Curato dallo studioso Jean Michel Bouhours, il percorso espositivo che conta di circa 110 capolavori provenienti in parte dal Centro nazionale d’arte e cultura Georges Pompidou di Parigi, e in parte da altri musei francesi, italiani o da collezionisti privati, è stato concepito per ricreare l’atmosfera creativa e culturale in cui visse Modigliani con i suoi amici, importanti maestri con i quali si misurò a Parigi, la “città aureolata degli audaci”. L’obiettivo della mostra, oltre a celebrare la parabola artistica di Modì dagli esordi fino alla morte, è infatti un preciso momento storico-artistico che ha influenzato l’arte europea, periodo battezzato dal critico Andrè Warnod. Ad entrare per primi in scena sono gli anni italiani del pittore, la formazione, la conoscenza dell’arte nostrana, per poi passare alla vita parigina e il rapporto con la scultura, sua grande ispirazione. E’ poi la volta del cubismo e dei grandi ritratti, fino ad arrivare al dialogo con la cerchia di amici, senza dimenticare la sezione dedicata alla al disegno che chiude quello che sarà un inno aperto alla forma e al colore, ai corpi fragili e fieri, sdraiati in totale abbandono o celebrativi nella loro sottigliezza psicologica. Un’eternità di piacere, una pura esaltazione di linee e sfumature che esaltano la piena partecipazione dell’anima.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus