Modigliani e  la Bohème di Parigi in mostra alla GAM di Torino

21/04/2015 di Simone Di Dato

“Modigliani è indivisibile. La sua storia comincia e finisce con lui. E anche la sua pittura. Modigliani è l’unità dell’anima. Era un peccatore rovinoso, di quelli che bruciano e tutto consumano per arrivare al centro dell’anima” R. Carrieri, 1950

Modigliani e la Boheme di Parigi

Prosegue con uno dei più rappresentativi maestri dell’arte moderna, Modigliani, la stagione delle mostre alla GAM di Torino, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di via Magenta, che dopo Degas e Renoir, fino al 12 luglio presenta un’esposizione tutta dedicata alla pittura di Amedeo Modigliani accompagnato da altri protagonisti della bohème parigina che insieme all’artista maledetto sono ancora oggi considerati i grandi interpreti della pittura europea del XX secolo. All’appello le eccellenti figure di Brancusi, Utrillo, Chagall, Soutine, Gris, Survage, Marcoussis e Picasso per un totale di circa 90 capolavori, di cui 60 provenienti dal Musée National d’Art Modern- Centre Pompidou di Parigi. Compito della mostra sarà ricreare la realtà magica e cosmopolita dell’epoca attraverso una significativa raccolta di opere dei messaggeri della cosiddetta“Ecole de Paris”, termine coniato dal critico d’arte Andrè Warnod per indicare una sorta di contenitore eterogeneo di artisti d’avanguardia, per lo più di origine ebraica e vittime di discriminazioni in terra natale, che animarono il dibattito culturale parigino tra 1907 e 1920.

Al centro la figura del giovane e brillante Amedeo Modigliani, protagonista con un notevole corpus di opere appartenenti alla collezione che entrò a far parte del museo parigino già dalla metà degli anni ’30 del Novecento, tra cui spiccano “Lolette” del 1917 e “Il giovane ragazzo rosso” del 1919.  Solo pochissimi anni prima, l’orizzonte chiuso di Modì nella sua casa di Livorno si aprì di colpo quando nel 1906 si trasferì nella patria degli impressionisti. Con la sua giacca di velluto alla maremmana, un cappello a tesa larga e un foulard rosso al collo, Dedo  mise piede per la prima volta  in quello che all’epoca era  ricetto di artisti squattrinati, dissoluti e senza regole: Montmartre. Nei locali di Clichy e Pigalle, solo per citarne alcuni, si consumava tanto oppio quante accese discussioni sull’arte. E tra caffè, osterie, alcol e miseria, si iniziava ad omaggiare la pittura di Cézanne, ad accogliere la novità sensazionale dei fauves e dei cubisti poi, a conferire una sferzata improvvisa nel percorso di poeti e artisti ancora in cerca della propria strada.

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Curaro da Jean-Michel Bopuhours, uno dei più grandi studiosi di Modigliani nonché curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou, il percorso espositivo si divide in cinque sezioni ben precise e spazia dalla pittura al disegno senza dimenticare la scultura. Dopo aver celebrato il suo stile inconfondibile con un dialogo serrato tra il “Ritratto di Soutine”, “Jeanne Herbuterne”, “Giovane ragazzo rosso” e “Ragazza rossa” nella prima sezione, l’allestimento dedica infatti il secondo spazio al confronto tra le sculture di Modigliani e quelle di Brancusi, con cui condivise lo studio, la scoperta della scultura negra e della forza ritmica ed espressiva delle linee. Dal parallelo è evidente quanto, a differenza dell’artista rumeno, i lavori di Modì siano il compendio di orizzonti e influenze culturali di più ampia latitudine tra le quali l’arcaismo greco ed etrusco, ma anche il medioevo romanico e gotico che si amalgamano in soluzioni straordinariamente dinamiche e sempre coerenti.

La terza sezione guarda invece a “La Bohème parigina” e vanta opere di Chaim Soutine, un dipinto di Chagall e due paesaggi di Utrillo, esposte accanto ad altri capolavori di quei giovani “più grandi delle loro disgrazie, inferiori alla loro fortuna, ma superiori al loro destino”. A differenza delle influenze accademiche, gli artisti che furono interpreti di questo irripetibile fermento artistico, traevano ispirazione dalla vita parigina, incontrandosi nei caffè o negli atelier di Montparnasse e al Bateau-Lavoir di Montmartre dove vissero pittori e poeti illustri. Picasso, Gino Severini, Juan Gris, Louis Marcoussis e Léopold Survage sono invece al centro della sezione che testimonia l’influenza del cubismo su Modigliani soprattutto nello sguardo verso l’arte primitiva, quella africana e nel processo di schematizzazione delle figure. Chiude il percorso espositivo “Il nuovo umanesimo della scuola di Parigi” tra gli altri con opere di Sonia Delaunay e Susanne Valadon attorno al bellissimo “Ritratto di Dédie” del 1918. Capolavoro di Modigliani che è emblema di una pittura sensuale e malinconica, “non fantasiosa ma vibrante di vita concreta”.

 Info:

MODIGLIANI E LA BOHEME DI PARIGI
a cura di Jean-Michel Bopuhours
GAM di Torino, via Magenta 31
14 marzo – 19 luglio 2015

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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