Le misure della BCE per il rilancio dell’Eurozona

06/06/2014 di Alessandro Mauri

Analizziamo le decisioni annunciate nella conferenza stampa di ieri da Mario Draghi

Dopo una lunga attesa la BCE ha annunciato l’adozione di nuove misure per aumentare l’efficacia della politica monetaria sull’ economia dell’area Euro. Tre gli obiettivi dell’intervento: evitare l’ingresso in deflazione, diminuire la quotazione della moneta unica e tentare di rilanciare credito ed economia reale.

Attesa finita – Le parole del Presidente Mario Draghi in occasione dell’ultimo direttivo della BCE lo scorso maggio avevano lasciato spazio a ben pochi dubbi, e oggi le misure tanto attese e auspicate dai mercati e da tutti i settori dell’economia sono state finalmente annunciate. Si tratta di interventi di vario genere, alcuni dei quali ancora da perfezionare, ma il senso complessivo è quello di seguire le orme delle misure già attuate da altre banche centrali, quali la FED o la Banca del Giappone, per cercare di arginare gli effetti devastanti della crisi e sostenere l’economia reale attraverso la politica monetaria.

Taglio dei tassi – In primo luogo la BCE ha provveduto a diminuire il tasso di riferimento, che è alla base della determinazione dei tassi di interesse applicati dalle banche ai propri clienti e dei tassi interbancari ai quali le banche stesse si scambiano flussi di capitale, dallo 0,25% al minimo storico dello 0,15%. Il tasso dei depositi overnight, ovvero quelli che durano una sola notte, presso la BCE è stato addirittura portato in negativo al -0,1%: questo significa che saranno le banche a pagare per lasciare i capitali in deposito alla BCE, con l’evidente intento di scoraggiare questo tipo di operazioni e lasciare la liquidità sul mercato.

Dagli ABC ai prestiti – Ulteriori misure saranno implementate per sostenere il mercato degli ABS (Asset backed securities), che rappresentano quei titoli che sono stati ottenuti partendo da pacchetti di crediti o altre attività (per esempio mutui) e che vengono poi venduti al mercato; questo permette di ottenere liquidità da strumenti che per loro natura non sono negoziabili. Dal momento che il mercato di questi strumenti è poco sviluppato in Europa, l’intervento è subordinato all’introduzione di nuove norme che ne incentivino l’utilizzo. Infine sono state annunciate due nuove importanti operazioni di rifinanziamento alle banche denominate TLTRO (Targeted longer-term refinancing operations), espressamente pensate e strutturate per essere destinate ad aumentare il credito erogato dalle banche e non, come è successo con le precedenti LTRO, a confluire di nuovo nel sistema finanziario (principalmente furono usate per acquistare Titoli di Stato).

Mario-Draghi-450-300Misure imponenti – Nel complesso le operazioni citate porteranno 400 miliardi di nuova liquidità nella sola fase iniziale, oltre a quella che verrà immessa nelle successive fasi previste a settembre e dicembre di quest’anno, mentre i tassi di riferimento resteranno ai minimi ancora a lungo, secondo le parole dello stesso Draghi. Ulteriori sviluppi si avranno nel corso del 2015 e del 2016, mentre i prestiti alle banche dovranno essere restituiti entro il 2018. Dopo aver superato tutte le difficoltà che decisioni così importanti comportano, sembra che la politica seguita dal Presidente Draghi sin dal suo insediamento in piena crisi economica nel novembre 2011, abbia finalmente vinto ogni resistenza. Ne emerge una Banca Centrale molto più autorevole e in grado di intervenire efficacemente in funzione anticiclica, come già accade per le altre Banche Centrali.

Spettro deflazione – Come sottolineato in precedenza, il principale obiettivo dell’intervento della BCE è quello di allontanare lo spettro della deflazione che ormai, con il tasso di inflazione dell’eurozona, fermo allo 0,5% di maggio, sembra sempre più vicino. Le conseguenze del passaggio a prezzi in calo sarebbero molto gravi per l’economia, aggravando la posizione di debitori che si troverebbero a pagare tassi reali più elevati e ritardando gli acquisti di imprese e consumatori, che attenderebbero un ulteriore calo dei prezzi, trascinando il sistema in una grave recessione. Inoltre è obiettivo specifico di Francoforte mantenere l’inflazione ad un livello di medio periodo inferiore ma vicino al 2%.

Tasso di cambio e crescita – Anche il tasso di cambio dell’Euro con le principali valute estere, e in particolare con il dollaro, preoccupa molto gli economisti, in quanto ha raggiunto livelli elevati, rendendo i beni europei molto cari e sfavorendo le esportazioni, che rappresentano il traino delle economie di molti paesi, e permettono di mantenere la bilancia commerciale in positivo, garantendo flussi di capitali in entrata maggiori di quelli in uscita. Le misure di facilitazione del credito sono invece esplicitamente volte a rilanciare l’economia, favorendo gli investimenti delle imprese e l’acquisto di beni immobili e beni durevoli da parte delle famiglie, rimettendo in moto i consumi in maniera significativa.

Si può dire che la BCE abbia finalmente dato un segnale forte all’economia e, sebbene i risultati saranno da verificare nel corso dei prossimi mesi, stia tentando di invertire con tutti i mezzi a sua disposizione la tendenza di scarsa crescita che attanaglia l’Eurozona. L’auspicio è che anche i governi nazionali si mostrino altrettanto decisi e risoluti nel combattere la crisi.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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