Misure anti-terrorismo, la risposta legislativa italiana

17/12/2015 di Redazione

Dall'attentato a Charlie Hebdo ad oggi, il nostro Parlamento ha adottato una serie di misure per contrastare e prevenire atti di terrorismo sul nostro territorio, vediamo di cosa si tratta

Gli attentati dell’ISIS hanno creato un clima di paura e terrore all’interno della società francese, e più in generale della società europea. L’Italia, come gli altri stati europei, non ha tardato ad adottare misure legislative per contrastare il pericolo terrorismo, cerchiamo di capire, punto per punto, di cosa si tratta.

A distanza di pochi giorni dagli attacchi terroristici in Francia del gennaio 2015, il Consiglio dei Ministri si è riunito alla presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e ha emanato il decreto-legge 18 febbraio 2015 n. 7. Con questo provvedimento, il Governo ha provveduto a rafforzare la normativa penale in materia di terrorismo internazionale e a prorogare la partecipazione alle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia finalizzate alla cooperazione allo sviluppo e al sostegno ai processi di ricostruzione e di pace, introducendo così alcune soluzioni analoghe a quelle adottate nello stesso periodo anche in altri Paesi europei.

Si è intervenuti direttamente sulle disposizioni del codice penale relative ai delitti di terrorismo, anche internazionale, prevedendo di punire con la reclusione da 5 a 8 anni i c.d. foreign fighters o chiunque organizzi, finanzi o propagandi viaggi finalizzati al compimento di condotte con finalità di terrorismo. Il provvedimento ha poi introdotto la punibilità per coloro i quali decidono di “auto-addestrarsi” alle tecniche terroristiche e pongono in essere comportamenti univocamente finalizzati alla commissione di atti terroristici. Con quest’ultima misura è stata così superata la disposizione per cui la punibilità era prevista solo per coloro i quali avessero ricevuto l’addestramento da terzi. Inoltre, sono state introdotte anche delle aggravanti di pena per i casi in cui i reati di terrorismo, l’istigazione e l’apologia del terrorismo vengono commessi attraverso l’utilizzo di strumenti informatici e telematici. Il decreto-legge in questione è stato poi convertito, con modificazioni, in Legge n. 43 del 17 aprile 2015, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 20 aprile 2015.

Il principio a cui si è ispirato il Consiglio dei Ministri è quello secondo cui la lotta al terrorismo va realizzata in maniera unitaria senza dividere tra sicurezza interna ed esterna, come d’altronde dimostrato dal fenomeno dei c.d. foreign fighters. Perciò, la realizzazione del consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione in aree di crisi era, ed è, legato indissolubilmente a una concreta politica di prevenzione e tutela contro tali minacce che sia frutto di una visione del fenomeno non limitata solo al territorio italiano, ma anche ai territori nei quali sono presenti maggiori criticità. Per questo motivo, con tale provvedimento si è deciso di intervenire al fine di prorogare le missioni internazionali dal 1° gennaio 2015 al 30 settembre 2015.

Successivamente, il Consiglio dei Ministri ha emanato il decreto-legge n. 174 del 30 ottobre 2015 recante una serie di disposizioni volte a prorogare, per il periodo 1° ottobre – 31 dicembre 2015, la partecipazione del personale delle Forze armate e di polizia alle missioni internazionali, nonché la prosecuzione degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace.

Emanato il 30 ottobre il decreto è stato discusso e votato alla Camera dei Deputati per la sua conversione in legge proprio pochi giorni dopo i terribili attentati che hanno colpito Parigi il 13 novembre 2015. Si tratta di un provvedimento che, di fronte alla gravissima crisi in corso nel Medio e Vicino Oriente, e di fronte alle nuove sfide epocali rappresentate dalle grandi masse di migranti, rispecchia la nuova consapevolezza della proiezione internazionale del nostro Paese e la nuova complessità richiesta all’impegno politico-militare dell’Italia nel mondo. L’obiettivo è quello di partecipare con il massimo impegno e con la massima credibilità allo sforzo della comunità internazionale per stabilizzare e pacificare aree del pianeta in preda a fenomeni nuovi, che arrivano ad avere ripercussioni violente e minacciose anche all’interno dei nostri confini nazionali. La conversione in legge del Decreto è stata approvata dall’aula del Senato della Repubblica il 3 dicembre 2015. La legge di conversione non è stata però, ancora, pubblicata.

Lucio Esposito

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