Il mistero della stella del Cigno

13/05/2016 di Ginevra Montanari

Qualcosa di enorme, circa mille volte più grande della Terra, ma con una forma diversa da quella di un pianeta. E' questo il mistero di KIC 8462852, venuto a galla nel 2009 con la missione Kepler.

kepler

Qualcosa di enorme, circa mille volte più grande della Terra, ma con una forma diversa da quella di un pianeta. E’ questo il mistero di KIC 8462852. Tutt’ora non si hanno ancora risposte. Che sia una stella molto giovane, ancora immersa nella nuvola di materia da cui è nata? Oppure, se fosse il risultato di uno scontro tra due pianeti, come quello avvenuto tra Terra e Luna? Ma la stella non è giovane, e non c’è polvere prodotta da un’eventuale collisione. E se fosse un enorme sciame di comete che passa davanti alla stella, con un’orbita molto ellittica? Servirebbero centinaia di migliaia di comete con un diametro di almeno 200 chilometri per riprodurre ciò che si osserva. E’ quest’ultima la teoria un po’ forzata, poco probabile, ma tra le più credibili in ambito scientifico. Le ipotesi più affacinanti, com’è prevedibile, comprendono forme di vita superiori: e se si trattasse di una mega struttura costruita dagli alieni?  Ma forse conviene tornare al punto di partenza.

Tutto ha inizio nel 2009, con il lancio della missione Kepler della Nasa. L’obiettivo, tra tutti, è quello di individuare altri pianeti al di fuori del nostro sistema solare. Come? Monitorando la luminosità delle stelle in una singola porzione di cielo: in quattro anni, raccogliendo dati ogni trenta minuti, è stata osservata la luminosità di più di 150.000 stelle.

Ma perchè osservare la luminosità? Semplice, perchè quando l’orbita di un pianeta interseca la linea di osservazione del satellite e la stella presa in esame, esso ostacola il passaggio della luce, e si denota sul computer una caduta nella linea che indica, tendenzialmente in modo costante, l’emissione di luce della stella. Da questo relativamente semplice principio, si può calcolare anche la grandezza del corpo celeste in transito, infatti l’intervallo di interruzione del flusso di luce è in grado di indicare, approsimatamente la grandezza dell’oggetto stesso. Ad esempio, un pianeta come Giove, undici volte più grande della Terra, provoca la caduta dell’1% nella luminosità di una stella.

Di conseguenza, il team della Nasa ha sviluppato computer sempre più sofisticati, per ottimizzare la ricerca di transiti in tutti i dati Kepler. Parallelamente ai primi risultati raggiunti, gli astronomi di Yale si domandano se i computer possano davvero registrare ogni dato, senza perdersi nulla. Così, lanciano il progetto Planet Hunter, aperto ai cittadini appassionati di astronomia e di scienza, per allargare a livello esponenziale la partecipazione alla ricerca. Più cervelli umani possono dare un contributo maggiore del miglior computer mai realizzato. Così, ha inizio un’eccitante Guerra Fredda tra uomini e macchine. Oggi, con l’aiuto di oltre 300.000 cittadini, sono state scoperte dozzine di pianeti, nonché una delle stelle più misteriose della nostra galassia.

Nel maggio del 2009 i volontari individuano un segnale misterioso dalla stella KIC 8462852. Nei forum si comincia a discutere della questione, osservando come un oggetto avesse provocato una caduta nella luminosità della stella, ma invece di un transito comune di qualche ora, questo era durato quasi una settimana. Inoltre, scrivono del fatto che sembri un corpo asimettrico, ovvero che invece di una caduta pulita e ad U, come di norma, abbia una pendenza molto strana. Questo significa che qualunque sia il corpo che abbia bloccato la luce della stella, non ha la forma di un pianeta. Nel marzo del 2011, la luce della stella ha una caduta di un impressionante 15%, una grandezza immensa se paragonato a Giove e al suo 1%. Dopo un’attenta osservazione, il corpo viene descritto come liscio e netto, ma asimettrico. Nessuna novità fino al febbraio 2013: si verificano moltissime cadute nella curva di luce esaminata, e durano circa cento giorni, fino alla fine della missione Kepler. Sono cadute con forme diverse e durata diversa: ripide, ampie, di due, sei, o nove giorni; in alcune si registrano andamenti disomogenei, come se altri eventi si sovrapponessero. In un punto come questo, la luminosità della stella misteriosa diminuisce di più del 20%: qualunque cosa abbia bloccato la luce, si tratta di un corpo necessariamente più grande della Terra di mille volte. Un evento a dir poco stupefacente. Inizialmente si pensa a qualche errore, ma anche ricontrollando con il massimo scrupolo centinaia di volte, i dati risultano sempre corretti.

Da quel momento in avanti, sono state avanzate moltissime teorie intorno a questa stella della Costellazione del Cigno, da anni nel mirino del telescopio spaziale Kepler, e a 1.480 anni luce dal nostro pianeta. Una delle più fantasiose è quella avanzata in via ipotetica da Jason Wright, astronomo della Penn State. Prima degli strani dati scoperti dai volontari, Wright è già convinto della capacità di Kepler di rilevare strutture extraterrestri, per merito della sua estrema precisione. In seguito ad una collaborazione col SETI, la Ricerca di Intilligenza Extraterrestre, la Nasa ha chiesto di poter osservare la stella al radiotelescopio dell’Osservatorio di Green Bank, il più grande al mondo. Pochi mesi dopo, la stampa, venuta a conoscenza della richiesta, diventa madre di migliaia di articoli sulle teorie più creative.

In che modo, vi chiederete, gli alieni spiegherebbero queste anomalie di luce? Nell’ipotetica circostanza di una civiltà smisuratamente più avanzata della nostra, questa avrebbe esaurito le proprie risorse energetiche, e le starebbe ricercando in una stella ospite (il loro Sole). Se fossero capaci di catturare più energia da una stella, risolverebbero i loro problemi. Costruirebbero strutture enormi, degli enormi pannelli solari. Hanno anche un nome: Sfere di Dyson. È complicato assegnargli una grandezza, ma per farci un’idea possiamo dire che l’elemento più semplice di queste ipotetiche strutture, è cento volte la distanza tra Terra e Luna (370 000 km). Per cui, immaginando una di queste strutture in movimento intorno a una stella, si potrebbero spiegare le anomalie quali cadute irregolari e corpi disomogenei che sembrano innaturali.

Tuttavia, sembra assurdo pensare che una civiltà, per quanto evoluta e fantastica, possa realizzare macchinari così mostruosamente enormi; inoltre, a meno che gli alieni possano sorvolare sulle leggi della fisica, non si rilevano fonti di calore, un particolare non da poco in un processo come quello cui sarebbe protagonista la macchina. Potrebbe comunque essere che questo calore venga indirizzato verso una direzione diversa dalla Terra.

Ora, Kepler lavora ad un’altra missione, e le risorse per questo tipo di ricerca sono davvero limitate. Ancora una volta, i volontari si sono rimboccati le maniche, continuando ad osservare il fenomeno coi loro telescopi personali ogni notte. È davvero emozionante pensare che, senza la passione e il talento di persone relativamente comuni, Kepler non avrebbe mai rilevato la stella.                            C’è chi dice che l’universo conosciuto sia troppo vuoto, per credere nell’esistenza di forme di vita evolute. Se ci fossero davvero, dovremmo averle già incontrate. Ma, forse, abbiamo più cose in  comune con i computer di quanto ci aspettiamo: non cerchiamo nella direzione giusta.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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