Missione flessibilità e crescita, scontro Renzi-Merkel: chi la spunterà?

27/06/2014 di Giacomo Bandini

Ultima chiamata per l’Italia e Matteo Renzi, e i suoi lo sanno bene. L’opportunità del futuro semestre europeo di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Soprattutto se si tratta di dover governare un Paese ripreso da più parti e che deve dimostrare, in primis a sé stesso, di potercela fare nonostante le difficoltà. Le riunioni avute luogo in questi giorni a Ypres ne sono il fulgido esempio. Il premier, oggi, cercherà di convincere gli altri leader Ue della bontà delle politiche proposte, prima di pensare alle nomine. Si discute molto, infatti, sul tema della flessibilità e l’ostacolo più grande si chiama Angela Merkel.

La bozza Van Rompuy – Uno dei tre nodi principali su cui si focalizzerà il dibattito è costituito dalle proposte renziane, accolte in buona parte nella bozza Ue dell’attuale Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy. “First priority: Growth and employment”, così è possibile leggere nel documento redatto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio per gli affari europei, Sandro Gozi. Crescita e occupazione, due imperativi per un Europa che deve cercare di risollevare le sorti dei Paesi più deboli come Italia, Spagna, Grecia e Portogallo affiancati ormai da una altro colosso dalla salute cagionevole: la Francia. Come realizzare questa priorità fondamentale? Migliorando la qualità e la capacità legislativa europea, incrementando il livello di competitività economica e incoraggiando l’impianto di riforme a livello nazionale.

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Herman Van Rompuy, presidente (a fine mandato) del Consiglio Europeo

La flessibilità – Queste ultime proposte sono state accolte positivamente. L’accordo viene, però, meno sulla questione più indigesta ai “virtuosi” Paesi nordici : la flessibilità relativamente al Patto di stabilità e crescita europeo. Ciò che ha dato vita al Fiscal Compact, ossia le politiche di austerity, ha sicuramente contribuito a salvare una parte del salvabile dopo la crisi del 2008, ma ci si è accorti da tempo che vincoli eccessivamente stringenti minano alla base le riforme per la crescita e gli investimenti in merito. Questo è ciò che Renzi sta chiedendo a tutti i leader europei, particolarmente alla Merkel, in vista del semestre europeo italiano. Allentare alcuni dei vincoli contenuti nel Patto, specialmente quelli relativi al contenimento del debito e riguardo la concessione di fondi in cambio di austerità. Sul famoso tetto del 3% invece ha ribadito il mantenimento del livello e dunque la direzione da prendere non vedrà alcun ritocco, se non la possibilità di proroga nel caso di situazioni emergenziali.

Le resistenze – La scorsa notte alcuni delegati hanno proseguito gli incontri di preparazione per il tavolo di discussione odierno: il lavoro sporco di chi ha assistito passivamente allo scontro avvenuto ieri fra Renzi e Merkel, durante la cena dei 28, e chiarito definitivamente in mattinata. Il cancelliere tedesco non sembra eccessivamente convinto della richiesta di maggiore e migliore uso della flessibilità. E così il sindaco d’Italia ribatte ricordando lo sforamento del rapporto deficit/Pil da parte della Germania nel 2003. Cosa che l’Italia non ha mai fatto, vero. Ma se si guarda al nostro rapporto debito/Pil e alla concretezza delle riforme negli ultimi 20 anni non si può nemmeno parlare di sforamento, bensì di vere e proprie voragini. Dunque alcuni fra i dubbi teutonici non sarebbero del tutto infondati.

Come finirà? – È difficile prevedere l’esito di una vera e propria battaglia sulle politiche da tenere in Europa nei prossimi mesi e, forse, anni. Sicuramente la posizione del premier italiano ha dato una svolta concreta a tutti gli Stati che hanno subìto l’austerity senza vedere ombra di vera e propria ripresa e di tale posizione sono costretti a tenere conto anche i più forti e solidi. È chiaro anche come sia difficile per il nostro Paese pensare di chiedere un allargamento occasionale delle maglie finanziarie con un debito elevatissimo e con tentativi di ridurre gli sprechi, al momento, parzialmente efficaci. La diffidenza di chi i compiti a casa li ha sempre eseguiti nel migliore dei modi non scomparirà tanto in fretta, a meno di appurati esempi di concretezza. Su una cosa ha ragione Renzi: la competitività e la crescita sono imprescindibili per tenere unita l’Europa e i finanziamenti Ue si riveleranno strumento chiave e propulsivo. Difficilmente quindi tutte le richieste saranno soddisfatte e ci si dovrà accontentare del meglio ottenibile. Nel frattempo la Finlandia ha già detto “no” alla maggiore flessibilità. Come diceva qualcuno in serie B, “si prevede pareggio”.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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