Minoranza PD, se la quiete dura una settimana

07/02/2015 di Andrea Viscardi

Credevate che la mossa Renzi su Mattarella e la rottura del patto del Nazareno bastassero a tenere a bada la minoranza del Partito Democratico? Bene, l’illusione è durata meno di una settimana, dopo la campagna “acquisti” in Scelta Civica, Fassina e Civati tornano sugli scudi, per una mossa che mette in scacco la componente minoritaria

Renzi, Minoranza PD

Bastano pochi giorni, e nel Partito Democratico ritornano i malumori della minoranza. Il casus belli? L’approdo degli otto transfughi da Scelta Civica, tra cui il ministro dell’istruzione Stefania Giannini, il viceministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, e gli ex dem Ichino e Lanzillotta. Il motivo, a detta del solito Fassina sarebbe semplice: una mossa politica di questo tipo sancisce definitivamente lo spostamento dell’asse del partito verso politiche liberiste, sempre più centrista e sempre meno di sinistra.

Gli fa eco, con toni decisamente più pacati, l’ex Segretario Bersani, che non nega la possibilità di accogliere elementi centristi, quanto la necessità di spiegare, a priori e con chiarezza, quale sia la nuova realtà politica del Paese. Altrimenti lo spostamento di persone resta una mossa dalle sembianze opportunistiche. Soprattutto se, come pare, alla lista dovesse aggiungersi anche Giovanni Mauro e Mario Ferrara, membri del gruppo delle Autonomie e libertà del Senato, ex PdL, che mai, sino ad ora, hanno votato con il Governo.

Il problema, sicuramente, esiste. Almeno se si continua ad indicare con il termine sinistra le vecchie concezioni politiche targate XX secolo. La realtà è che, in Italia, manca ancora una vera definizione di cosa debba essere la sinistra nel nuovo millennio, e lo scenario, grazie alla ledership forte e all’ascesa di Matteo Renzi, è passato dall’essere quello di un partito ancora troppo legato alla vecchia concezione, ad uno pigliatutto, in cui i capisaldi della sinistra in parte sbiadiscono innanzi ad una visione post democristiana del partito. Saltando, però, in toto, un punto d’incontro tra le esigenze di Governo e quelle post-ideologiche.

Ma allora, quella della minoranza dem è dunque una battaglia di credo politico, da cui i rinnovati toni di forte critica per quanto accaduto nelle ultime 24 ore sulla questione Scelta Civica? Ci piacerebbe poter scrivere di sì. Non perché sostenitori di una concezione forse arcaica di sinistra, ma perché in un panorama politico in cui l’ideologia è passata di moda, qualcuno ancora in grado di combattere per le proprie idee identitarie sarebbe comunque da apprezzare.

Disilludetevi, però. Perché, la preoccupazione di Fassina e Civati, deriva piuttosto da un mero calcolo politico. D’altronde, sono figli – soprattutto il primo –  di quella vecchia classe politica che negli ultimi 25 anni ha nascosto, dietro ad una maschera ideologica sempre più leggera, questioni ben più concrete. Un’ideologia considerata uno strumento da utilizzare per contendersi il potere, soprattutto quello interno al partito. Lo stesso gruppo dirigente che ha rappresentato la rovina della sinistra degli anni ’90.

Lo scouting di Renzi – definito in altro modo ai tempi di Berlusconi – rende infatti la minoranza numericamente ancora più marginale, con riferimento preciso non alla situazione in Parlamento – SC già votava con la maggiornaza – ma a quella interna del Partito. Equilibri e potere, appunto. Con la mossa del Premier, gli spazi di manovra interni per contrastare le varie riforme istituzionali, sono sempre più strette.

Un PD sempre più simile alla DC? Di sicuro, del vecchio partito al potere sta assumendo sempre più i connotati di avere rappresentanze dal centro, dalla sinistra, e se arriveranno esuli, ad esempio da Gal, anche di centrodestra. In quel caso, lo scenario sarà ancora peggiore per la banda Fassina, che rischia di finire nell’isolazionismo più totale, e di esaurirsi. Soprattutto in vista di nuove elezioni. La tregua nel Partito Democratico, dunque, sembra già giunta al capolinea.

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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