Minoranza Pd e mattarellum, se l’ipocrisia è sovrana

27/12/2016 di Francesca R. Cicetti

Dopo una settimana di polemiche per le parole di Giachetti, troppa poca attenzione è stata indirizzata, invece, al soggetto del suo attacco: l'ipocrisia della minoranza dem.

È giusto, doveroso, e gonfia il cuore d’orgoglio scagliarsi contro le dichiarazioni fin troppo spontanee di Roberto Giachetti. Ancor più se si ritiene che le volgarità linguistiche in politica siano il male assoluto. Le sue sregolatezze verbali hanno gonfiato d’indignazione i puristi – i difensori della democrazia e del vocabolario. Sì, d’accordo. Ma molto meno si è parlato delle ragioni che hanno portato Giachetti ad esplodere a quella maniera contro Speranza, dal pulpito dell’Assemblea Nazionale del PD. Ed è vero che forse neppure la più somma indignazione giustifica l’insulto. È nobile pensarlo, in nome di un ritorno all’onestà linguistica. Una de-grillizzazione della politica. Una campagna contro lo sfacelo causato dal pop. Se sia realistico o non lo sia, invece, è un altro discorso.

Dopotutto, siamo abituati a ben peggio. Disabituarsi sarebbe quasi un miracolo, un graditissimo regalo, ancora improbabile e distante. Anzi, a dirla tutta, sempre più improbabile e distante. La sbandata di Giachetti, che in passato ci aveva abituato a ben altro stile, non è giustificabile, ma neppure scandalosa. Sarebbe da ipocriti affermarlo, oppure da abitanti del paese dei balocchi. Perché è vero che il decadimento del linguaggio politico in rissa è un cancro del Paese, ma è anche vero che ha dell’assurdo indignarsi esclusivamente per la forma e non per il merito.

L’orrore consumatosi in Assemblea non è affatto quello che gravita attorno allo sboccato Giachetti. O meglio, non è solo quello. Soprattutto se si usa la denuncia della volgarità come un alibi. Ha sbagliato, ci indigniamo. Ma torniamo sulle sue parole, come se l’insulto non ci fosse stato. Perché non aveva certamente il diritto di offendere, ma quello di denunciare la straordinaria ipocrisia (era questa la parola giusta) del compagno Speranza, quello sì, gli va riconosciuto.

In effetti, la battaglia stremante di Giachetti contro il Porcellum è stata in passato così solitaria e stoica da giustificare qualche nervo a fior di pelle. Per l’abolizione della pasticciatissima legge elettorale, con conseguente ritorno al Mattarellum, Giachetti ricorse addirittura a giorni e giorni di sciopero della fame. Per poi ritrovarsi, in aula, più che solo. Quella mozione di abolizione la votò solo lui, assieme a Sel, Movimento Cinque Stelle, e pochissimi dissidenti di altri schieramenti. Era il 2013, e lo stato maggiore del PD non esitò a mettere da parte l’onorevole per proiettarsi verso un progetto di legge elettorale condivisa, e mai realizzata.  Allora l’insulto no, ma la rabbia sì. Perché questo Mattarellum, ora sembra essere tornato di moda. E Roberto Speranza, all’epoca delle votazioni capogruppo alla Camera, aveva allora espresso gran soddisfazione per il voto unitario del PD. Mentre oggi si torna indietro, a tifare ancora una volta per un sistema elettorale che nessuno di loro aveva sostenuto. Ma come? Fino a ieri il Mattarellum bocciato, e ora si spera che diventi “la posizione di tutto il PD”? Roberto Giachetti non è il solo a spalancare gli occhi, innanzi all’ennesima dimostrazione di come ragioni la minoranza dem.

 Quanti gridano al suo boicottaggio del partito, e strillano che le divisioni hanno solo portato alla sconfitta del PD, sottovalutano la forza prorompente dello sfogo. E che insomma, probabilmente non c’era nessun intento complottista nel sincero inno, più liberatorio che cattivo, di Giachetti. Più che altro la lacerazione di un velo di falsità che gravava sull’assemblea come una cappa. Bisognerà vedere se tutti quelli che hanno abbandonato la platea per l’indignazione, lo hanno fatto per un tiepido scandalo verbale, o per sincera vergogna.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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