Unione Europea, l’anima venduta ad Erdogan?

08/03/2016 di Marvin Seniga

Angela Merkel ottiene un pre-accordo con la Turchia sulla questione migranti, che andrebbe contro l'art.19 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE. Molti leader europei, e tra essi Matteo Renzi, non ci stanno, e annunciano battaglia.

Merkel Germania UE

Cosa rimane dell’Unione Europea? Questa è la domanda che tutti coloro che hanno assistito al Consiglio Europeo di lunedì non possono evitare di farsi. Così come è avvenuto costantemente negli ultimi anni, anche ieri, lo Stato più forte dell’Unione ha cercato di far prevalere la propria posizione su quelle degli altri Stati, così da imporre un piano che sacrifica quelli che dovevano essere i valori fondamentali dell’Unione.

Ma andiamo con ordine. Nella giornata di ieri era previsto l’attesissimo vertice tra i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea e il primo ministro turco Ahmet Davutoglu. Oggetto del summit erano quelle migliaia di migranti che provano ogni giorno a raggiungere le coste greche.

Dopo ore di discussioni, il vertice si è chiuso con un nulla di fatto. La Turchia, che, già a novembre, in occasione di un altro summit sulla crisi dei migranti aveva chiesto e ricevuto tre miliardi di euro dall’Unione Europea per tenersi i profughi siriani e non farli arrivare in Europa, ne ha chiesti altri tre. Una richiesta che ha spiazzato quasi tutti a Bruxelles, compreso il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk. Gli unici a non esser stati colti di sorpresa sono stati il primo ministro olandese Mark Rutte e in particolare la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ancora una volta ha aggirato le istituzioni europee e si è presentata a Bruxelles di fronte agli altri capi di governo con un proprio piano raggiunto autonomamente con la presidenza turca.

Secondo questo nuovo “piano Merkel”, in cambio dei sei miliardi complessivi che l’Unione Europea destinerà nei prossimi anni ad Ankara, il governo turco si impegnerà a riprendersi ogni migrante che dalla Turchia tenterà di approdare sulle coste greche. Allo stesso tempo, però, questo piano prevede anche che per ogni siriano rispedito in Turchia dalla Grecia, l’Unione Europea sarà obbligata a riceverne a sua volta uno, da smistare tra i suoi Stati membri attraverso quell’opaco sistema di quote approvato in autunno, che nei fatti non ha mai funzionato. Per fare un esempio, secondo questo piano turco-tedesco, se un barcone di profughi dovesse essere intercettato mentre dalle coste turche si dirige verso quelle greche, questo, insieme ai suoi occupanti, verrebbe immediatamente rispedito in Turchia. In seguito, se dovesse emergere che nel barcone c’erano 10 siriani, l’Unione Europea sarebbe obbligata a prendere altri 10 siriani dai vari campi profughi presenti in Turchia e smistarli tra i suoi Stati membri.

È innegabile come un piano del genere che prevede di fatto il refoulement di tutti i migranti che giungono irregolarmente sulle coste europee sia contrario alle norme contenute nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che all’art. 19 vieta le espulsioni collettive. Non a caso l’Alto Commissario ONU per i rifugiati (UNHCR), Filippo Grandi, si è detto profondamente preoccupato per questo progetto di accordo UE-Turchia che “prevede un respingimento a tappeto da un paese ad un altro senza le tutele previste dal diritto internazionale”.

A pensarla come Filippo Grandi, però, sono anche molti capi di governo in Europa. Tra questi il più deciso nell’esprimere la sua disapprovazione verso questo progetto di accordo è stato Matteo Renzi. Il primo ministro italiano, che già a novembre aveva criticato la concessione dei primi 3 miliardi di euro alla Turchia, ha pubblicamente dichiarato, uscendo dal vertice, di non apprezzare un piano del genere e di non essere stato l’unico ad averlo fatto presente nel corso delle discussioni con il primo ministro turco. Sulla stessa lunghezza d’onda è, anche il capogruppo di ALDE al parlamento europeo, Guy Verhofstadt, il quale senza mezzi termini ha dichiarato che l’Unione Europea non può permettersi di “vendere la propria anima” alla Turchia, ricordando, inoltre, gli attacchi alla libertà di stampa del governo turco e in particolare il recente caso di Zaman.

Per molto tempo l’Unione Europea è rimasta in silenzio e ha evitato di criticare il governo turco, che da anni, sotto la guida diretta e indiretta di Erdogan, sta portando il paese verso l’autocrazia. Oggi, tuttavia, un cambio di rotta nelle relazioni tra Unione Europea e Turchia è doveroso. Se l’Unione Europea dimostrerà ancora una volta tutta la sua debolezza nei confronti della Turchia, concedendoli altri tre miliardi di euro, in cambio di un accordo che va contro il diritto internazionale e i suoi stessi principi, non rimarrebbe che una risposta da dare alla domanda che è stata posta all’inizio di quest’articolo. Nulla.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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