Migranti, continua l’attendismo e l’incertezza dell’Unione Europea

19/06/2015 di Michele Pentorieri

In barba al principio di solidarietà, ogni Stato persegue il proprio interesse. Il piano di redistribuzione della Commissione è a rischio, mentre Dublino III rivela tutte le sue fragilità.

L’Unione sviluppa una politica comune dell’immigrazione intesa ad assicurare, in ogni fase, la gestione efficace dei flussi migratori, l’equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri e la prevenzione e il contrasto rafforzato dell’immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani”. “Le politiche dell’Unione di cui al presente capo e la loro attuazione sono governate dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario. Ogniqualvolta necessario, gli atti dell’Unione adottati in virtù del presente capo contengono misure appropriate ai fini dell’applicazione di tale principio”.

Queste parole, estrapolate dagli articoli 79 e 80 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, sono alla base di quel principio di solidarietà in materia di immigrazione a cui tanto si fa appello in questi giorni. E invece, ogni Paese europeo prosegue con la sua personale politica di immigrazione, rispondendo a logiche meramente individualiste. Lo scontro più aspro vede protagoniste la Francia e l’Italia. Il Ministro dell’Interno francese, Cazeneuve, ha dichiarato senza mezzi termini che è l’Italia a doversi far carico dei migranti che arrivano nel Bel Paese, mentre Roma chiede alla Francia di far passare i migranti bloccati alla frontiera. Il piano francese prevede la creazione di campi –sotto l’egida dell’Unione Europea- in Italia e Grecia al fine di distinguere in maniera chiara i migranti economici dai richiedenti asilo. Posizione –almeno questa- che non sembra del tutto irragionevole vista la cronica incapacità italiana di creare strutture adeguate in tal senso.

A destare sconcerto e indignazione è semmai l’atteggiamento reticente degli altri Paesi europei riguardo alla proposta italiana di un piano per la redistribuzione dei migranti in tutta Europa. E ancora più aberranti sono le posizioni di coloro i quali pensano che il proprio Paese non debba accogliere i migranti poiché ne ospita al suo interno un numero già superiore alla media europea. Trascurando, in tal modo, l’esistenza di principi come il ricongiungimento familiare ed il cosiddetto “maggiore attacco”. Dal canto suo, la Commissione europea ha come obiettivo quello di intensificare i rimpatri, concedendo più poteri a Frontex e quello di arrivare ad ottenere una maggiore collaborazione dei Paesi d’origine dei migranti per quanto riguarda la riammissione. Cosa, quest’ultima, che sembra davvero molto complicata se non utopistica. Da Lussemburgo, dove si è tenuta pochi giorni fa la riunione tra i Ministri dell’Interno dell’Unione Europea, non filtra ottimismo. Se la proposta della Commissione di redistribuire i 40.000 migranti arrivati in Italia e Grecia da Aprile trova ovviamente il favore di Roma e Atene, sono molti gli Stati scettici o fermamente contrari al progetto. Tra gli oppositori troviamo Spagna, Portogallo e Paesi dell’Est, mentre Germania e Francia chiedono alcune modifiche. Uno dei nodi principali è la richiesta, avanzata da molti Stati, che il meccanismo sia su base volontaria.

Altro punto dolente della politica di immigrazione europea è l’ormai famoso regolamento “Dublino III” del 2013, di cui l’Italia chiede a gran voce la revisione. Qui la questione si riallaccia alla condotta francese nei confronti dei migranti che cercano di scappare dall’Italia. Parigi chiede che il vicino rispetti il regolamento di Dublino, distinguendo tra migranti economici e rifugiati, ma porta avanti queste sue richieste in maniera del tutto inumana, bloccando decine di persone alla frontiera e costringendole a dormire sugli scogli.

Sebbene sia necessaria una revisione del regolamento poiché potenziale causa di violazioni di vario tipo ai danni dei migranti, il focus di Paesi come l’Italia e la Grecia è concentrato piuttosto sul suo art. 13. In base ad esso, infatti, qualora un migrante entri illegalmente in un Paese – ipotesi tutt’altro che residuale – è il Paese in questione a dover esaminare la sua richiesta di asilo. In considerazione di questa norma, proprio quei due Stati che ora chiedono un maggiore coordinamento a livello europeo hanno fino a poco fa agito nel proprio interesse nazionale evitando, per così dire, di attuare un duro regime di identificazione dei migranti. Così facendo, il migrante poteva facilmente transitare sul territorio nazionale, varcare la frontiera con un Paese confinante e lì presentare la sua domanda di asilo. Non a caso, l’Italia è in cima alle classifiche quando si parla di riammissione “passiva”, ovvero di espulsioni verso il Paese che avrebbe dovuto farsi carico dell’esame della richiesta di asilo.

Di fronte all’emergenza umanitaria, la condotta dei Paesi europei si sta dimostrando cieca ed individualista. Nonostante la psicosi diffusa, una redistribuzione di 40.000 migranti in 28 Paesi non avrà alcuna ripercussione negativa sulle economie o sulla sicurezza dei vari Paesi. Semmai, almeno in Italia ed in Grecia, questo atteggiamento attendista rischia di fare il gioco del fronte euroscettico, che trova ora più che mai fette di opinione pubblica pronte a dargli ascolto. Ed in molti Paesi, l’atteggiamento nazionalista di chi auspica una chiusura delle frontiere non è altro che un patetico tentativo di inseguire i partiti di estrema destra che tanto bene stanno facendo. Al contrario, se vuole continuare a propagandare la sua immagine di patria della democrazia, della libertà e dell’accoglienza, l’Unione Europea non può permettersi di impiegare mesi a discutere su come redistribuire 40.000 – lo ripetiamo – migranti. Anche perché, al di là di ogni considerazione elettorale e populistica, sullo sfondo dovrebbe sempre stagliarsi un’umanità che, francamente, si fa sempre più fatica a trovare.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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