Migrantes, Rapporto 2014. Italiani in fuga?

08/10/2014 di Andrea Viscardi

Il Rapporto italiani nel Mondo descrive uno scenario in cui emerge un boom di emigrazione da parte dei nostri concittadini: un dato allarmante, figlio della disoccupazione dilagante

Migrazioni Italiani

Mentre l’attenzione dei media si concentra sugli sbarchi e sulle tragedie dell’immigrazione proveniente dal Nord Africa, il Rapporto Italiani nel Mondo, presentato dalla Fondazione Migrantes, racconta un’amara verità: gli italiani sono in fuga, esattamente, se non in proporzione maggiore, come chi tenta di raggiungere le nostre coste. Una frase naturalmente da prendere con le dovute proporzioni, viste le differenze evidenti tra le due tipologie di emigrazione, ma che dovrebbe raccontare come, a distanza di un secolo, la speranza è sempre più rappresentata dal varcare i confini del nostro Paese, e non si parla certo di un’emigrazione ristretta all’elitè di quelli che vengono definiti cervelli in fuga.

Italiani nel Mondo

Il primo indicatore per comprendere la situazione è quello più immediato, rappresentanto dall’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Questa ha visto, per il secondo anno di fila, un aumento dei registrati del 3,1% rispetto all’anno antecedente. Oggi sono ben 4.482.115 gli iscritti – 698.764 provenienti dalla Sicilia – di cui 2,4 per motivi di espatrio. Al 1° gennaio 2013 erano 4.341.156, nel 2010 4.028.370: una crescita, dunque, di oltre il 10% in soli quattro anni, che porta l’incidenza dell’AIRE sulla popolazione italiana al 7,5%.

Divisione degli iscrtti all'AIRE per stato
Divisione degli iscrtti all’AIRE per stato

Quali sono le mete dei nostri migranti? La principale resta il Regno Unito: la migrazione oltre Manica non accenna a diminuire, anzi, nonostante Farange e nonostante le tensioni crescenti a livello sociale verso i lavoratori esteri, segna un +71,5% rispetto ai dati registrati solo un anno fa, con 12.933 casi di espatrio. Questa è seguita dalla Germania, la Svizzera e la Francia, rispettivamente con un +11,5%, +15,7% e +19%.

Un dato significativo, certo, ma che si trasforma in preoccupante se si considera come, dei 173.067 italiani trasferitisi tra il 1° gennaio 2012 e il 1° gennaio 2014 (+19,2%), il 36.2% sono rappresentati dalla fascia d’età che dovrebbe, almeno teoricamente, rappresentare il futuro del Paese: quella tra il 18 e i 34 anni. Un indicatore evidente di quanto il fascino estero non sia dovuto a un’insieme di questioni diversificate ma, piuttosto, semplicemente da quella disoccupazione – in particolar modo giovanile – che sempre più attanaglia la Penisola e verso la quale, ad oggi, si continua a fare troppo poco.

Con l’aumentare dell’emigrazione, poi, si presenta preoccupante una questione che il rapporto ben sottolinea, quella delle istituzioni di collegamento e assistenza verso queste nuove generazioni di italiani all’estero: la crisi economica ha portato tagli alle rappresentanze e agli enti, mentre l’associazionismo più classico – quello sviluppatosi nel corso del XX secolo – sembra oggi inadeguato sia a collegare gli emigrati di vecchia data con quelli nuovi, sia la madrepatria. Sembrerebbe un elemento di poco conto, ma è esattamente l’opposto. L’emigrazione può rappresentare, tra le altre cose, una risorsa, un trampolino di lancio per la diffusione della cultura e del mercato nostrano, per la promozione del made in italy e, non per ultimo, fare da ponte per l’esplorazione di nuovi mercati da parte delle nostre aziende. Elementi che, quantomeno, potrebbero attutire l’impatto di una poporzione di popolazione che rischia di essere persa, nel suo potenziale, dal nostro Paese. Opportunità che ad oggi, come racconta la storia degli ultimi decenni, nessun governo è stato in grado di cogliere.

Cervelli in fuga
Una vignetta del nostro Alessandro Zocca dedicata ai “cervelli in fuga”
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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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