Microcrediti, micro tassi, grandi speranze

26/09/2013 di Gennaro Gentile

Microcredito

Una storia che parte da lontano – Muhammad Yunus, il cui nome potrebbe essere ignoto ai più, è un economista di origine bengalese, che nel 2006 è stato insignito del premio Nobel per la pace. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, questa alta onorificenza non è stata il risultato di attivismo politico o della lotta alle sperequazioni sociali, ma il riconoscimento ad una carriera volta all’affermazione e diffusione della pratica del microcredito. Tale tecnica si sostanzia nell’erogazione di finanziamenti a soggetti che, altrimenti, sarebbero tagliati fuori dai canali creditizi tradizionali. Si tratta di operatori marginali, vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico, molto spesso impegnati in paesi emergenti e al di sotto della soglia di povertà. Le prime iniziative di questo genere possono essere ricondotte alla Grameen Bank, fondata dallo stesso Yunus nel 1976. Di anno in anno, si moltiplicano i promotori ed i beneficiari di questo rivoluzionario modello di finanziamento.

Muhammad Yunus
Muhammad Yunus

Il punto di vista delle banche – Il modello bancario tradizionale prevede che l’erogazione di finanziamenti sia subordinata alla presenza di garanzie che possano tutelare l’istituto emittente di fronte a possibili fenomeni d’insolvenza. Le banche, in buona sostanza, erogano capitali solo a coloro che possono vantare  una posizione economica stabile. Questo tipo di approccio si è sensibilmente evoluto con l’affermazione del sistema originate to distribuite, in grado di garantire la ripartizione del rischio di credito all’interno del sistema finanziario. Malgrado ciò, soldi chiamano soldi, e ad essere finanziati sono stati ancora una volta i colossi multinazionali in grado di fornire collaterals adeguati. Il microcredito, dal canto suo, si propone di superare i limiti del finanziamento bancario, venendo incontro alle esigenze di una miriade di piccoli imprenditori, le cui caratteristiche non sono giudicate favorevolmente dalle grandi banche internazionali.

Non solo i paesi emergenti – Negli anni recenti, sono sempre più numerose le iniziative volte ad affermare la pratica del microcredito anche in Italia. Dal punto di vista normativo, l’art. 111 del Testo Unico Bancario definisce come microcredito qualsiasi finanziamento non superiore a venticinquemila euro, finalizzato all’avvio o allo sviluppo di iniziative imprenditoriali o all’inserimento nel mercato del lavoro. Sono ormai tre anni che il Comitato Nazionale Italiano Permanente per il Microcredito si occupa di promuovere e coordinare l’erogazione di finanziamenti “accessibili” all’interno del nostro paese. I dati ABI parlano di un’espansione considerevole di questi servizi, forniti ormai da oltre l’80% degli istituti. La crescita di questa tendenza testimonia una modificata sensibilità degli istituti bancari di fronte alle problematiche di gestione della clientela e, al tempo stesso, la crescita degli operatori soggetti a un basso merito di credito.

Numeri alla mano – Alla fine del 2012, i prestiti erogati dalla Grameen Bank ammontavano a 5,5 miliardi di dollari verso 6,5 milioni di persone. L’importo medio è stato di 850 dollari, pari circa a 630 euro, e il tasso di recupero del 98,5%. Il modello applicato dalla banca capofila del microcredito internazionale ha dimostrato come questo approccio sia sostenibile, e profittevole, anche in un orizzonte temporale di quasi quarant’anni. Le potenti banche occidentali potrebbero essere presto costrette ad imparare dalle colleghe orientali.

Grandi speranze Muhammad Yunus, il cui nome dovrebbe ora essere più noto, è il pioniere di una nuova tecnica finanziaria che fornisce un’opportunità concreta a tantissime persone in tutto il mondo. La finanza da lui interpretata prende le distanze dalla speculazione del predatory lending e smette di giocare con le sorti dell’uomo comune. Se negli anni passati gli operatori di Wall Street e delle altre grandi piazze finanziarie del mondo scommettevano sulla probabilty of default dei propri assistiti, cercando di lucrare a prescindere dal successo o insuccesso di questi ultimi, oggi la tendenza sembra invertirsi. Le tematiche sociali, riscoperte anche in occidente dopo la recente recessione, sono tornate prepotentemente in primo piano, richiamando l’attenzione su coloro che, oggigiorno, si trovano isolati dal mercato del lavoro e da ogni speranza di un futuro migliore. Il microcredito è un faro, ma come ogni luce bisogna aver cura che la fiamma venga alimentata e non si spenga. Nel 1996, intervistato dal The Indipendent, il Professor Yunus ha detto “Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povertà”… provate per un istante ad immaginare un mondo così.

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Gennaro Gentile

Classe 1989, originario di Torre del Greco, ottiene a pieni voti la laurea in Management presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel 2013 consegue con lode la specializzazione in Finanza d’Impresa presso la LUISS “Guido Carli” di Roma
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