Microbi e privacy

17/05/2015 di Pasquale Cacciatore

Una vera e propria “carta di identità” microbiologica che potrebbe far sorgere seri problemi di privacy; è quello che si ottiene mappando l’insieme delle specie microbiche che vivono in simbiosi con il nostro organismo.

Microbioma

Una preoccupazione fatta sorgere da un ultimo studio pubblicato negli scorsi giorni sulla rivista dell’Accademia Nazionale di Scienze americana, che con un trial condotto anonimamente su persone ha dimostrato che è possibile risalire all’identità di un soggetto (e addirittura ad informazioni relative alla sua salute, dieta o etnia) semplicemente analizzando il microbioma individuale. Un altro studio, inoltre, afferma che già dai campioni conservati dal Istituto di Sanità statunitense è possibile risalire a DNA umano.

Insomma, un allarme che viene lanciato a tutto il mondo della ricerca scientifica, nell’epoca particolarmente sensibile alle tematiche di privacy. Al momento, infatti, in questo ambito regna un vero e proprio caos; non esistono parametri unificati o regole codificate che stabiliscono come gestire le informazioni derivanti dal microbio. Un avviso che già qualcuno timidamente aveva pubblicato anni fa: già nel 2003 si era riusciti a risalire a cinque persone confrontando il genoma delle specie microbiche con un database comune.

L’ultimo studio dimostra che il materiale prelevato da diversi siti corporei (bocca, pelle,vagina, e così via) offre spesso combinazioni di marker genetici microbici che risultano unici e stabili negli individui nel corso del tempo, diventano così una loro caratteristica riconoscibile. Le migliori “firme” microbiche, da questo punto di vista, derivavano dai campioni di feci. Si pensi quindi ad una persona che, ad esempio, partecipi a due studi, dichiarando età e stato di salute: è sulla carta possibile, semplicemente attraverso il confronto del materiale genetico, individuare lo stesso individuo nei due gruppi di analisi.

Un altro serio rischio per la privacy deriva dal fatto che il microbioma si confonde facilmente con il DNA umano, e la contaminazione è diffusa anche dove siano stati applicati metodi per “scartare” le informazioni non necessarie. Anche da qui potrebbe derivare la possibilità di identificare un individuo pur in assenza del suo diretto materiale genetico.

I rischi che le più avanzate tecniche biomolecolari sembrano offrire, dunque, iniziano ad esser sempre più chiari, anche grazie a moderni studi. Le probabilità attuali di identificare una persona solo sulla base del microbioma rimangono comunque basse, ma per filosofia di prevenzione l’allarme per la privacy in sanità viene comunque fatto già echeggiare. E c’è già chi contesta l’allarmismo ingiustificato, sostenendo che esso potrebbe comportare un forte rallentamento della ricerca sul genoma microbico. La classica battaglia fra morse regolamentatrici e desiderio di indipendenza che più volte appare nel contesto di ricerca scientifica.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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