Michelle Bachelet è la nuova presidente del Cile

24/12/2013 di Martina Viscusi

Elezioni in Cile, Michele Bachelet verso il secondo mandato

Verónica Michelle Bachelet Jeira, classe 1951 e candidata della coalizione di centrosinistra Nueva mayoría, è stata eletta presidente del Cile il 15 dicembre dopo aver battuto al ballottaggio un’altra donna, la conservatrice Evelyn Matthei. Come avevamo scritto il mese scorso l’elezione, dopo il primo turno, era oramai segnata. Ha vinto con il 62% delle preferenze, nonostante questo ballottaggio sarà ricordato più che altro per un tasso di astensione altissimo. Il 59% degli aventi diritto al voto, infatti, non si è recato alle urne. Il dato sull’astensionismo è stato definito «preoccupante» dall’uscente presidente Piñera, il quale si è complimentato con la candidata di centrosinistra che dal prossimo 11 marzo sarà ufficialmente il nuovo capo di Stato. Il suo programma si differenziava molto da quello della Matthei, ex ministra del Lavoro e della Sicurezza Sociale, che appartiene all’ala più conservatrice della coalizione di governo del miliardario Presidente Piñera. Secondo alcuni, rilevanti sono state anche le vicende familiari di entrambe le candidate. Ambedue figlie di generali dell’aeronautica. Ma mentre il padre di Michelle, Albert Bachelet, è morto in carcere per aver cercato di impedire il colpo di stato di Augusto Pinochet contro Salvador Allende nel 1973, Fernando Matthei, padre di Evelyn, ha fatto parte della giunta militare. Inoltre, la Matthei votò anche contro il referendum del 1988 affinché in Cile si ristabilisse la democrazia.

Michelle Bachelet, Presidente CileUn ritorno. Per la Bachelet questo non è il primo mandato. È già stata il primo capo di stato donna del suo Paese dal 2006 al 2010. Durante quel quadriennio Michelle aveva promosso politiche che hanno aiutato il Cile ad uscire più rapidamente dalla crisi economica rispetto ad altri paesi latinoamericani. Inoltre, tra le tante proposte, voleva aumentare le imposte sui redditi di impresa e favorire l’istruzione universitaria con una legge di revisione costituzionale. Purtroppo però, nonostante gli ottimi risultati,  non poté ricandidarsi alla fine del mandato, poiché l’ordinamento cileno lo vieta ai presidenti uscenti. Michelle non è stata l’unica donna protagonista delle elezioni in Cile. Anche Camila Vallejo, l’ex presidentessa della federazione degli studenti cileni, che si impose nel 2011 come leader della massiccia protesta studentesca contro Piñera, è riuscita ad entrare in Parlamento con il 43,66% dei voti.

Il cambiamento. La Bachelet e la sua coalizione hanno più volte promesso che fermo sarà il loro impegno per cercare di svelare i rimanenti segreti della dittatura di Pinochet. Parlando al paese appena dopo la sua rielezione, la Bachelet ha sottolineato: «Questo è un momento storico, per la prima volta rende possibile un vero cambiamento consentito da un’ampia maggioranza ottenuta». Sempre nello stesso intervento la neo presidente ha fatto una solenne promessa al popolo cileno: «Stavolta il paese avrà una costituzione nata in democrazia, che assicuri il diritto e che si trasformi in un nuovo patto sociale rinnovato di cui il Cile necessita».

Il programma. La neo eletta ha un programma molto ambizioso. Prevede la gratuità del sistema educativo e una riforma fiscale che dovrebbe aumentare le imposte alle imprese dal 20 al 25%. Questo obiettivo dovrà essere centrato nel giro di soli quattro anni. In tema di pensioni si procederà con il sistema di indirizzo pubblico insieme a quello sanitario. Infine, tema che sta molto a cuore alla Bachelet è la tutela dei diritti delle donne, non a caso ha guidato dal 2011 l’Agenzia per l’Uguaglianza di Genere e l’Empowerment delle Donne dell’ONU.  In Cile, purtroppo, terribilmente diffuse sono le disuguaglianze di genere, ben marcate soprattutto nel mondo del lavoro. Le donne guadagnano all’incirca il 30% in meno rispetto agli uomini e rappresentano solo il 3% dei dirigenti di impresa.

Sarà la Bachelet in grado di portare a termine un programma così radicale che mette al primo posto l’educazione? Nessuno può saperlo, né prevederlo. Ma d’altronde come essa stessa ha affermato: «Non sarà facile, ma quando mai è stato facile cambiare il mondo?».

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Martina Viscusi

Nasce in Molise nel 1989. Dopo la maturità scientifica decide di trasferirsi a Roma per frequentare la facoltà di Scienze Politiche presso la Luiss Guido Carli, dove rimarrà anche per gli studi magistrali, dopo l’esperienza Erasmus all’Universitet i Oslo. È attualmente laureanda in Relazioni Internazionali. Appassionata di sudest asiatico e America Latina.
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