Mezzogiorno: il rilancio passa per innovazione e Mediterraneo?

22/04/2015 di Lucio Todisco

Nell’anno di Expo, il nostro Paese si trova ad affrontare la grande crisi industriale che affligge il Mezzogiorno d’Italia, e che è ritornata prepotentemente alla ribalta con l’affare Whirlpool – Indesit: una questione balzata subito al centro del dibattito politico nazionale, quando si stagliano all’orizzonte le tiratissime elezioni regionali della Campania.

Il Caso Whirlpool e la desertificazione industriale – L’acquisizione americana della Indesit era stata accolta con grande soddisfazione dal governo italiano e dal premier Matteo Renzi e fu vista, nell’ottica di una più ampia riorganizzazione del sistema industriale italiano, come un’opportunità da cogliere. Ma la scorsa settimana i piani di Whirlpool sono ufficialmente cambiati. Giovedì scorso al MISE l’azienda ha annunciato 1.335 esuberi e la chiusura degli impianti di Carinaro, Albacina e None. L’irrigidimento della multinazionale americana è un brutto colpo per i piani del governo, che aveva sperato, con questo intervento, di mettere in sicurezza un comparto importante dell’industria del Mezzogiorno d’Italia, che si sta avviando verso una vera e propria desertificazione, senza essere riuscita ancora a consolidare altri sbocchi d’impresa che possano rimettere in moto la crescita, soprattutto quella occupazionale.

Innovazione per imprese e turismo – E’ l’innovazione, come spesso si ripete, la chiave per rimodulare le politiche d’impresa del Mezzogiorno. L’Italia è ancora in ritardo in quella che viene definita “densità digitale” – un indice sviluppato da Accenture in collaborazione con Oxford Economics – che misura come le nuove tecnologie vadano ad impattare sulle performance economiche di un paese o di un settore d’impresa in particolare. Il risultato di questo studio vede l’Italia all’ultimo posto tra i paesi europei e gli altri Stati presi in esame, con un indice finale di 33,1: lontana, molto lontana dal 75,2 dei Paesi Bassi. Il dato più interessante riguarda l’impatto del digitale su lavoro e capitali dove superiamo la Francia.

Innescare un procedimento virtuoso con il quale creare forti legami tra politiche di riduzione del gap tecnologico e d’impresa può creare condizioni di crescita importanti in due settori chiave per il Mezzogiorno d’Italia: agroalimentare e turismo. Bisogna tener conto, infatti, che i dati censuari sull’Agricoltura (a partire dal VI censimento dell’agricoltura realizzato dall’Istat nel 2010) mostrano come, ad esempio, in Campania ci troviamo di fronte ad una attenuazione dell’invecchiamento dell’imprenditoria agricola, favorita anche da specifiche misure di sostegno all’imprenditorialità giovanile e che vede la presenza di due tipologie di imprenditori:

Giovani imprenditori con titolo di studio alto e medio alto, fatto che dimostra l’attenuazione del movimento di espulsione dei giovani dal mondo agricolo per entrambi i sessi; e Una quota di aziende gestite da donne superiore alla media italiana e in linea con la quota media di donne imprenditrici negli altri settori produttivi. Questa presenza crescente di aziende agricole a gestione femminile in Campania ha ispirato un progetto di un’esplorazione del fenomeno, attraverso la realizzazione di uno studio congiunto tra Istat e Ufficio regionale di censimento istituito presso l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania. Ne è venuto fuori un testo, “L’Agricoltura al femminile in Campania: Analisi di un processo di modernizzazione”, diffuso nel gennaio 2015.

Il futuro si gioca nel Mediterraneo – Nonostante gli innumerevoli problemi, è dal Mezzogiorno che possono nascere le più interessanti novità per il nostro Paese. Il Sole 24 ore ha riportato i risultati del “Baromed Attractiveness Survey 2015, The Next Opportunity”, una ricerca realizzata da Ernest&Young nel quale si pone attenzione sul ruolo che il Mediterraneo potrà assumere nel corso dei prossimi anni nell’agenda europea degli investimenti. Adriano Giannola, economista e presidente dello Svimez, in una recente intervista su “Il Mattino” ha ricordato come il Mediterraneo è una nostra esclusiva vocazione, sul quale l’Italia dovrebbe investire. L’Itala è qui, non altrove, ha dichiarato, proponendo come iniziativa da perseguire quella dell’intensificazione dei grandi traffici delle merci via mare, avviando attività d’innovazione nei porti del Mezzogiorno, che da sempre attirano un enorme traffico merci proveniente dall’area mediterranea.

In futuro, una grande massa di affari potrebbe spostarsi in direzione di un nuovo grande agglomerato, che assumerebbe i contorni di una nuova Regione Mediterranea, in cui il Mezzogiorno si troverebbe al centro. Fermo restando scelte economiche e politiche attrattive, sarebbe l’occasione per il sud di porsi come motore di una nuova area d’innovazione e d’impresa. Può sembrare utopico, ma se il Mezzogiorno giocasse le sue carte, da questa partita ne può uscire vincitore. E con esso, tutto il Paese.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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