Metafisica e avanguardie: Giorgio de Chirico in mostra a Ferrara

19/10/2015 di Simone Di Dato

"Per le emulsioni e il mio olio emplastico, che possano dare alla materia della mia pittura sempre maggiore trasparenza e densità, sempre maggior splendore e fluidità, io mi perdo in sogni bizzarri davanti allo spettacolo della mia pittura e mi sprofondo in riflessioni sulla scienza della pittura e sul grande mistero dell'arte."

DE CHIRICO A FERRARA. Metafisica e avanguardie

A distanza di cento anni dalla loro creazione, i capolavori metafisici di Giorgio de Chirico fanno ritorno a Ferrara, la città che ha visto la poetica metafisica prendere forma e imporsi come grande novità nel panorama delle pitture d’avanguardia. “Il Trovatore“, “I progetti della ragazza“, “L’angelo ebreo” e “Melanconia della partenza” saranno ospitati, dal prossimo 14 novembre fino al 28 febbraio 2016, nelle sale di Palazzo dei Diamanti in occasione di “De Chirico a Ferrara: Metafisiche e Avanguardie, la mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda che celebrerà il radicale cambiamento dell’opera del pittore italiano negli anni ferraresi e la profonda influenza che la scuola metafisica esercitò sia sulla coeva arte italiana che sui movimenti artistici internazionali.

La genesi di questa nuova pittura abita in vero nel dipinto “L’enigma di un pomeriggio d’autunno” del 1909-10, risultato di una sosta dell’autore in Piazza Santa Croce a Firenze. “Non era certo la prima volta – racconta lui stesso in un manoscritto parigino – che vedevo questa piazza. Ero appena uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale e mi trovavo in uno stato di sensibilità quasi morbosa. La natura intera, fino al marmo degli edifici e delle fontane, mi sembrava convalescente. […] La composizione del quadro apparve al mio spirito; ed ogni volta che guardo questo quadro rivivo quel momento. Momento che tuttavia è un enigma per me, perché è inesplicabile. Perciò mi piace chiamare enigma anche l’opera che ne deriva.”  Alla luce del debole sole autunnale e nei pressi di una statua che rappresenta Dante avvolto in un lungo mantello, de Chirico ha la sua prima visione “metafisica”, in un’atmosfera sospesa  tra modernità ed echi dal mondo classico che ineccepibilmente assume un senso di illusione e assenza, in una pittura fuori dal tempo, che non reinventa le cose ma il loro significato, oltre l’apparenza fisica della realtà.

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La nascita di una vera e propria “scuola” metafisica italiana risale invece al 1916. Solo un anno prima l’artista e suo fratello Alberto Savinio, arruolati nell’esercito italiano giungono a Ferrara, insieme al poeta Filippo De Pisis e all’ex futurista Carlo Carrà, che per una inaspettata coincidenza si ritroverà inviato in convalescenza all’ospedale neurologico Villa del Seminario nella campagna ferrarese, così come accadde a de Chirico. Nel quadro di grande entusiasmo dei suoi protagonisti, la nuova strategia culturale incalza a tal punto da coinvolgere il panorama italiano ed europeo, specie quello tedesco e francese. Eludendo le deformazioni dell’espressionismo, evitando “una scimmiottatura idiota della moderna pittura francese, e una rifioritura ostrica di monoforme futurismo“, de Chirico si rivolge al classicismo con sguardo moderno ed originalissimo, teorizzando un’interpretazione del passato in caratteri di forte enigmaticità, e domande perse senza risposta. Numerosi e incongruenti punti di fuga, arcate e architetture che campeggiano in paesaggi assolati e deserti, assenza di uomini ma esili figure in piazze misteriose e romantiche diventano così i caratteri fondamentali della nuova pittura, a cui si aggiungeranno successivamente le celebri “nature morte” metafisiche, la mescolanza di busti classici, la nostalgia inquietante per il mito, frutti, oggetti banali e quotidiani combinati tra loro in modo arbitrario e spesso illogico in regioni oniriche e simboliche.

Curato da Paolo Baldacci e Gerd Roos, il percorso espositivo proporrà un’accurata selezione di circa 80 opere provenienti dai principali musei e collezioni di tutto il mondo, e disposte in sezioni cronologico-tematiche. Il fil rouge della mostra sarà il clima ferrarese che diede vita alla scuola metafisica in dipinti colmi di meraviglie immerse in un mondo irreale: oggi misteriosi, piazze desolate, luoghi senza tempo in cui regnano piatte campiture di cobalto, oltremare, vermiglio nelle tonalità più squillanti e tonalità di verde. E ad arricchiere la rassegna sarà una selezione di dipinti, acquerelli, disegni, collage e fotografie di Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Filippo de Pisis e alcuni dei capolavori dei più grandi artisti delle avanguardie europee, da Raoul Hausmann a George Grosz, da René Magritte a Salvador Dalí fino a Max Ernst, tutti quegli artisti che si ispirarono con riprese e citazioni al maestro italiano, inevitabilmente conquistati.

Info:

DE CHIRICO A FERRARA. Metafisica e avanguardie
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
14 novembre 2015 – 28 febbraio 2016
Orari di apertura: tutti i giorni 9.00 – 19.00
Aperto anche 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
tel. 0532 244949
www.palazzodiamanti.it

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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