Messico, tutto un altro mondo?

15/10/2014 di Isabella Iagrosso

Sullo sfondo del dramma dei ragazzi di Ayotzinapa e a fronte della crescita economica, il vero ostacolo per il futuro del Messico sono corruzione, povertà e diritti. Questioni che, con le dovute proporzioni, non sono troppo distanti dai problemi nostrani

Messico Proteste

“6 morti e 45 desaparecidos”, intitolano i giornali, pochi, che riportano la notizia. Parliamo di quindici giorni fa, il 27 settembre 2014, l’alba del giorno dopo. Un terribile massacro consumatosi a Iguala, nel Guerrero, stato meridionale del Messico. Un corteo di studenti era sceso in piazza per manifestare contro la riforma dell’istruzione promossa dal governo, una legge particolarmente discussa, che ha destato ondate di proteste in tutto il paese e che prevede forti discriminazioni per alcuni istituti superiori specifici. Tra questi, la scuola rurale di Ayotzinapa, di cui facevano parte i ragazzi protagonisti del dramma. Per l’Ocse, l’istruzione messicana è la peggiore nel rapporto costi/qualità degli stati membri, ma non è del sistema scolastico che vogliamo scrivere oggi.

Bensì di una vicenda di omicidi –  ben 6 persone sono morte senza motivo –  e sparizioni ‘forzate’. Di 45 manifestanti di cui si sono perse le tracce: scappati terrorizzati o, più semplicemente, rapiti e ucciso dal commando colpevole dell’assassinio dei loro compagni. Ad oggi, 13 ottobre, pochi passi avanti significativi nelle indagini, se non la scoperta di oltre 20 corpi gettati in diverse fosse comuni, individuate dopo l’arresto di 36 persone. Ora come ora il timore che si possa trattare dei desaparecidos è grande, quasi una sicurezza. ‘Desaparecidos’. Con questo termine si indicavano le persone scomparse durante i regimi dittatoriali in sud America tra gli anni ’70 e ’80. Una parola del passato ma a quanto pare sempre drammaticamente attuale.

L’accaduto, al di là della sua drammaticità, dà lo spunto per più di una riflessione. Sorge spontanea una domanda: può essere ancora definito Stato di diritto una nazione che non riesce ad esercitare un controllo capillare sul suo apparato militare? Che permette a 45 esseri viventi di sparire nel nulla? Il Messico è un paese piegato da mille problemi: la povertà, la corruzione, la criminalità organizzata.

Questioni cruciali per una nazione che vuole sfidare il futuro partendo dal suo recente dinamismo. Nonostante una leggera stagnazione nell’ultimo biennio, lo stato dell’America Latina ha vissuto una crescita dell’1,3% nel 2013, prevista tra il 2,3% e il 3,3% nel 2014, ed un record di investimenti esteri, pari a 33 miliardi di dollari. Petrolio, gas, argento, sono solo alcune delle risorse del paese centroamericano per guardare ottimisticamente al domani. Ma da sole, senza un’implementazione dei diritti e della situazione sociale – caratterizzata da una grande disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e da un’emarginazione della popolazione indigena – non bastano. Secondo la Banca Mondiale, infatti, solamente il 14,6% della popolazione ha «un reddito capace di coprire l’80% delle sue necessità».

Alcune di queste questioni attanagliano, con le dovute proporzioni, anche e sempre di più la nostra penisola. Sessantanovesima per tasso di corruzione secondo il 2013 corruption perceptions index. Un dato allarmante, che negli ultimi tre anni è restato all’incirca stabile. La povertà, poi, colpisce duramente anche il nostro paese, accentuata da quella che appare sempre più come una crisi cronica: gli italiani in una situazione di povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila). Per non parlare del peggiore tra i mali che ci affliggono: la mafia. Superiore per capillarità e presenza nel territorio, nelle strutture e nelle istituzioni a qualunque altra organizzazione criminale al mondo, con un fatturato annuo stimato tra i 120 e i 150 miliardi di euro: circa quattro volte quello dei cartelli messicani.

Italia e Messico: entrambi i paesi sono in ginocchio di fronte a forze che lo Stato non può – o non vuole – sconfiggere. In realtà la storia che accompagna le due grandi nazioni è completamente diversa. La penisola italiana complessivamente esce da un passato illustre in cui faceva parte delle più grandi potenze del mondo, ma si sta avviando verso un inesorabile declino, che appare sempre più difficile da arginare.

Il Messico, invece, ha davanti a sé un domani fatto di sfide, a fronte di potenzialità completamente diverse da quelle attualmente attribuite al nostro Paese: l’esito di questo processo dipenderà dalla sua capacità di affrontare i problemi strutturali che lo contraddistinugono. La marcia in più del paese latinoamericano sta, forse, nella sua popolazione. Dinamica, giovane, contraddistinta da quella speranza per un futuro possibile, che ad oggi, però, è ancora lontano dall’essere raggiunto.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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