MERS, la nuova SARS?

18/05/2014 di Pasquale Cacciatore

Epidemia MERS

Vivere in un mondo globalizzato offre certamente innumerevoli vantaggi; poche volte, però, ci si sofferma a riflettere su quanti rischi comporta la nuova frontiera dell’internazionalizzazione che viviamo sulla nostra pelle, e purtroppo spesso gli spunti per tale riflessione si rivelano tristemente tragici. È il caso della MERS, la nuova sindrome virale che sta allertando gli organismi sanitari internazionali, e che fa riecheggiare le sirene dell’epidemiologia dei vari continenti.

MERS come SARS?  L’acronimo MERS sta per “Middle East Respiratory Syndrome”, ovvero sindorme respiratoria del Medio Oriente, proprio perché i primi casi riportati nella letteratura sono relativi alle zona dell’Arabia Saudita. Sindrome respiratoria come già era stata la SARS, ma quella volta il focolario era sorto nella Cina meridionale. I due virus appartengono anche alla stessa famiglia, ovvero quella dei Coronavirus – tra cui rientrano anche molti dei più “banali” virus del raffreddore. Quello che preoccupa le autorità, essenzialmente, è il modo in cui il virus è sorto: i primi casi della nuova sindrome, particolarmente grave, furono ravvisati a fine del 2012, e da quel momento il numero dei contagi è salito di pari passo con quello delle morti, senza che si sia ancora riusciti a ricostruire correttamente l’origine del virus.

All’epoca della SARS fu ipotizzato – ma le conferme definitive si fanno ancora attendere – un processo di ricombinazione virale che avesse coinvolto alcune specie volatili in Cina, dato che buona parte dei primi contagiati erano allevatori di tali animali. Per la MERS, al momento, l’ipotesi più forte riprende quella della SARS: l’eziopatogenesi sarebbe da individuare in un virus ricombinato nei cammelli – uno in particolare sarebbe risultato positivo alla contaminazione, e sarebbe stato responsabile di un’infezione ben caratterizzata in un Saudita. Ancora scarse le conferme definitive, ma l’allarme per gli allevamenti di questi animali è diventato molto forte negli ultimi giorni, con i primi obblighi cautelativi dal Ministero della salute saudita, come l’uso di maschere in prossimità dei cammelli – obblighi accompagnati da proteste e provocatori, nonchè poco sicuri, baci ai camelidi.

MERS i casiQuali rischi effettivi? Per il virus responsabile della MERS sembra ripercorrersi la stessa, gravosa, trafila del “fratello” relativo alla SARS. Primi casi analizzati con troppa sufficienza, fino all’esplodere di veri e propri focolai preoccupanti che hanno fatto scattare l’allarme. Nella sola Arabia Saudita, il numero di morti è salito oltre la cifra di 150 dall’inizio di quella che sembra avvicinarsi sempre di più ad una vera e propria epidemia.  Nonostante la scarsa resistenza del virus all’aria aperta – sopravvive pochi giorni all’esterno ed è facilmente eliminabile con detergenti ed agenti di pulizia – la scarsità dei controlli internazionali determinata dalla leggerezza con cui l’infezione è stata affrontata nelle sue prime fasi ha comportato la diffusione ben al di fuori dei confini sauditi.  Al momento, casi confermati sono stati riportati in molti Stati del mondo, tra cui Giordania, Qatar, Tunisia, Egitto, Gran Bretagna, Francia, Germania e – sfortunatamente – anche Italia. Ma su quest’ultimo punto, però, bisogna porre un gran punto interrogativo.

Se, infatti, qualche giorno fa il ministro Lorenzin, interpellata a proposito del pericolo della MERS nel nostro Paese, rispondeva che “non c’è nessun allarmismo”, tanto che  nessun mezzo di comunicazione comunicava di eventuali casi riportati nel nostro Paese, l’analisi dei bollettini ufficiali di sorveglianza epidemiologica è ben diversa: si scopre infatti che risale a quasi un anno fa il primo caso ufficialmente riportato di paziente affetto da MERS nella nostra penisola (a Firenze, nello specifico). In quel caso il contagiato aveva viaggiato in Giordania, dove aveva probabilmente contratto il virus. Il caso, però, sottolinea ancora una volta come l’ “appello alla calma” sia pressoché inutile nel momento in cui manca un piano concreto di prevenzione e controllo sanitario di pericoli globali come quello di una nuova infezione a livello internazionale.

Il futuro. Stabilire cosa avverrà nel prossimo futuro a proposito di MERS è difficile; da un lato perché il numero dei contagi, soprattutto nel Medio Oriente, continua a salire, dall’altro perché nonostante la prudenza che la poca virulenza dell’agente comporta, il terrore di rivivere una “nuova epidemia SARS” aleggia tra i responsabili sanitari in tutto il mondo. Va tuttavia sottolineato come, almeno nell’ultimo mese, la risposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sia risultata particolarmente decisa. Si può infatti dire che al momento la gestione effettiva di quella che potrebbe divenire una pandemia è tutta nelle mani dei responsabili della WHO, riunitisi in questi giorni per definire se sussistono le condizioni per dichiarare uno stato di emergenza sanitaria globale. I documenti relativi al risk assesment della MERS, come ipotizzabile, prospettano comunque un aumento del numero di casi, soprattutto grazie alle condizioni climatiche indotte dalle temperature più elevate e dal maggior numero di viaggi internazionali, perlomeno finché il virus non cambierà meccanismo di trasmissione o finché non sarà definitivamente individuato il bacino effettivo di contaminazione su cui intervenire per fermare la contaminazione umana del virus.

In definitiva, una nuova, tragica occasione che sottolinea perché la sicurezza sanitaria delle popolazioni, oggi prerogativa necessariamente internazionale, dovrebbe divenire uno dei punti principali delle politiche estere dei vari Stati, intesa sia come meccanismo di tutela per la popolazione, sia come “scotto” da pagare per i vantaggi che l’era globalizzata apporta sia alla vita comunitaria che individuale.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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