Il futuro della Merkel, la Bassa Sassonia e un welfare non proprio sostenibile

20/01/2013 di Andrea Viscardi

Giornata decisiva per la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Oggi, infatti, è il turno delle amministrative in Bassa Sassonia, il quarto land per numero di abitanti. Dopo aver conseguito risultati disastrosi – culminati con le sconfitte in Baden-Württemberg e nel Nord Reno Vestfalia – la donna più  famosa d’Europa non può permettersi un ulteriore passo falso. La partita è vitale in termini strategici e non solo per le sorti del prossimo governo: una sconfitta priverebbe la CDU della maggioranza nel Bundesrat (la camera federale ndr.) bloccando, de facto, l’operatività del governo e compromettendo a fondo il risultato delle prossime elezioni nazionali di Settembre.

bassa-sassonia-elezioniDopo due mandati la popolarità del partito della Merkel e del suo candidato McAllister nella regione è a livelli minimi, nonostante i sondaggi abbiano fatto segnalare un recupero della coalizione CDU – FDP, fino a qualche mese fa in caduta libera. Proprio il Partito Liberale Democratico, però, rischia di conseguire il peggior risultato della storia: dovrà lottare sino all’ultimo per raggiungere la soglia di sbarramento del 5% e sarà dal raggiungimento di tale obbiettivo, soprattutto, che dipenderà la vittoria della Cancelliera su quella dei rivali dell’SPD e dei Verdi. Se l’FDP resterà escluso, allora, il governo del Land sarà guidato quasi sicuramente da questi ultimi.

Nonostante gli indicatori economici siano ottimi, con il più basso tasso di disoccupazione dalla riunificazione, i tedeschi iniziano a mormorare. Infatti, anche per il colosso europeo, i problemi sono più di uno, e toccano temi di grande impatto popolare. Il primo di questi è quello delle pensioni. Come ammesso dallo stesso governo la situazione è a dir poco disperata: la Germania si è resa conto che, per continuare su questa strada, dovrà tagliare una spesa pubblica arrivata a rappresentare, rispetto al PIL, il 43,7% e accompagnata da un debito implicito che raggiunge un rapporto del 109%. Ben superiore, in proporzione a quello italiano, fermo a circa il 27%. Il costo per l’invecchiamento della nazione, quindi, sarà ben difficilmente sostenibile. Come fare, dunque, a tenere a bada tutti quei tedeschi, destinati ad andare in pensione dal 2030, che hanno scoperto, attraverso le parole pronunciate a settembre dal ministro del lavoro,  di avere diritto a soli 688 euro a fronte di uno stipendio trentennale da 2500 euro lordi?  Semplice, nel giro di un mese da quelle dichiarazioni la Merkel era corsa ai ripari, approvando in tutta fretta un aumento proggressivo delle pensioni. Ma sarà sostenibile? L’SPD, su questo, ha qualche dubbio e ha accusato la Cancelliera di cercare solo un modo per attirare qualche consenso in più, vista la situazione disperata.

Evidente, dunque, come un tema del genere sia stato di grande impatto agli occhi dei cittadini tedeschi i quali – nel silenzio dei media italiani – sono stati protagonisti di proteste inaugurate quest’autunno proprio per reclamare una maggiore uguaglianza sociale, in un paese in cui la forbice tra ricchi e poveri è sempre più grande. Una sconfitta in Sassonia potrebbe quindi rappresentare, per la Merkel, la via del non ritorno o, quantomeno, un altro segnale di un mandato il cui rinnovo appare sempre più in bilico.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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