Mercurino Arborio di Gattinara – Il sogno di una monarchia universale

26/04/2014 di Silvia Mangano

Mercurino e Carlo

Spartiacque storico tra Medioevo ed età moderna, in un momento in cui l’universalismo medievale veniva messo in crisi dai continui spasmi della modernità, il Cinquecento rappresentò una tappa fondamentale dello sviluppo del pensiero politico occidentale. Mentre intellettuali come Niccolò Machiavelli interpretavano lo spirito dell’umanesimo in chiave civile, prediligendo lo sviluppo e il rafforzamento dei particolarismi politici; altri, di cui fu insigne portavoce Mercurino di Gattinara, guardavano alla monarchia universale come ideale ancora realizzabile.

Nobile piemontese, dottore in legge, il Gattinara entrò al servizio della famiglia imperiale nel 1501, quando fu convocato in qualità di consulente presso Margherita d’Asburgo, nominata reggente dei Paesi Bassi. I successi riportati nelle controversie politiche e l’abilità dimostrata nella diplomazia, gli valsero la carica di presidente del Parlamento di Borgogna e la completa fiducia dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Quest’ultimo condivideva con l’umanista le aspirazioni a un disegno imperiale di respiro universale, per la realizzazione del quale orchestrò matrimoni fortunati, tra cui quello tra suo figlio Filippo e l’erede dell’emergente potenza spagnola da poco unita sotto i Re Cattolici. Non a caso la frase «alii bella gerunt, tu felix Austria nube» («mentre gli altri fanno le guerre, tu, felice Austria, fai matrimoni») fu coniata per la rinomata importanza che la politica matrimoniale rivestì nella stabilizzazione del potere degli Asburgo, durante tutta la loro storia. Purtroppo il matrimonio tra Filippo e Giovanna, detta “la pazza”, durò poco: alla morte di lui, la già debole di mente Giovanna si abbandonò alla totale disperazione; tuttavia, il frutto di questa unione, i due figli Carlo e Ferdinando, poteva vantare come eredità un impero vastissimo.

Fu per il maggiore, Carlo, che Mercurino da Gattinara scrisse un piccolo saggio, andato perduto, sulla monarchia uiversalis. Il concetto non era un’invenzione dell’epoca, le sue radici affondavano nella tradizione giuridica romana e nel patrimonio concettuale cristiano. Lo stesso Gattinara auspicò che Carlo, divenuto imperatore, potesse restaurare l’impero di Carlo Magno. Le premesse di questo dominio universale sembravano essere le migliori: nel 1519, dopo la morte di Massimiliano I, il nipote diciannovenne venne eletto imperatore del Sacro Romano Impero. Da parte di padre, Carlo V d’Asburgo aveva ereditato l’Impero, la Franca Contea e i Paesi Bassi; mentre, grazie alla madre, aveva ottenuto il dominio sul Regno di Spagna, sui Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna e sulle colonie spagnole in America. Mercurino venne chiamato al fianco del giovane imperatore come Gran Cancelliere, sia per l’esperienza maturata nell’arte del governo sia per l’appoggio dato a Carlo durante i turbolenti mesi precedenti all’elezione. Il genio politico di Gattinara aveva intuito che l’unico modo per dare fondamento giuridico ad ambizioni universaliste era quello di ottenere il titolo imperiale: soltanto attraverso l’imperium, Carlo avrebbe potuto attuare il grande progetto della monarchia mondiale (orbis monarchia). Il fondamento di questa aspirazione era la necessaria esistenza di un solo imperatore e di una sola legge per garantire pace e giustizia; ciò nonostante, il carattere prettamente politico del dominio universale, che si richiamava alla tradizione romana, non ne cancellava l’intrinseca connotazione religiosa. Per il Gattinara, la giovane età di Carlo, che preannunciava un lungo impero, e la sensazionale convergenza nella sua persona di una quantità vastissima di domini, erano la spia dell’elezione e dell’approvazione divina.

Lungi dal considerarla un’utopia, il piemontese spese gran parte delle sue energie per elaborare un piano d’azione per la realizzazione del progetto e individuò nell’Italia il punto di partenza e il nodo centrale dell’attività imperiale, soprattutto per la sua importanza sul piano politico e strategico. Esortò incessantemente l’imperatore a recarvisi e ad assicurarsi l’appoggio delle entità statali presenti sulla penisola, ma i continui scontri con Francesco I, il re di Francia, gli impedirono il controllo effettivo sull’Italia.

Sebbene il grandioso piano ideato da Gattinara nascesse da possibilità concrete, esso non vide mai la piena attuazione, ostacolato dalla resistenza interna dei principi tedeschi e dagli avversari francesi. L’incessante incalzare del tempo aveva fatto capolino alla corte degli Asburgo e aveva invaso l’Impero, disseminando la spinta autonomistica all’interno degli stessi domini imperiali. Alla disgregazione religiosa stava seguendo quella politica, che mal si conformava al progetto universalista di Carlo V. Con la morte di Mercurino da Gattinara, avvenuta nel 1530, si spense il sostenitore più tenace della monarchia universale e il progetto venne definitivamente accantonato man mano che l’imperatore incontrava ostacoli nello scenario europeo.

Di lui ci rimane l’Historia vitae et gestorum per dominum magnum cancellarium, un’autobiografia scritta poco prima della morte, quasi a voler suggellare con un testamento letterario il suo ingresso nel Pantheon della memoria. Acuto osservatore dei cambiamenti storici, il Gattinara incarnò lo spirito di quei politici nati e nutriti dallo spirito dell’umanesimo, ma ancora legati agli ideali universalisti medievali.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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