Mercati emergenti tra rischi e opportunità per l’export

10/09/2015 di Alessandro Mauri

Uno studio di SACE sui Paesi emergenti mette in luce rischi e opportunità per l'export italiano

Uno studio sulle economie emergenti proposto da SACE (gruppo assicurativo-finanziario attivo nell’assicurazione del credito di imprese esposte all’estero) mette in evidenza come, nonostante le attenzioni di questi giorni, la Cina non sia il Paese più in difficoltà.

Lo studio – Il paper di SACE si prefigge l’obiettivo di analizzare lo stato di rischio delle economie emergenti e i margini di miglioramento delle esportazioni in questi paesi. Ovviamente il primo focus è stato dedicato alla Cina, protagonista negativa dei mercati finanziari in questi ultimi mesi, che sembra essere in difficoltà, almeno rispetto alle aspettative degli analisti. In realtà, secondo SACE, benché sia appena scoppiata a Pechino la terza bolla in sei anni (questa volta finanziaria), il debito estero limitato e le abbondanti riserve in valuta assicurano una riserva sufficiente per garantire una certa resilienza del sistema economico cinese alle fluttuazioni di breve periodo. Inoltre, a differenza di altri Paesi emergenti, la Cina sta cercando di convertire la propria economia verso un modello di sviluppo basato sui consumi interni e non più sulle esportazioni. Nonostante in questo momento i risultati sembrano piuttosto deludenti, non vi è dubbio che questa politica potrebbe determinare, nel medio-lungo periodo, una crescita più contenuta ma più stabile.

L’effetto contagio – In realtà quello che più preoccupa è la vulnerabilità degli altri Paesi emergenti alla crisi finanziaria cinese, e l’effetto contagio che potrebbe compromettere la tenuta dell’economia reale degli emergenti. In caso di contraccolpi significativi, le conseguenze sulla domanda di beni e servizi potrebbe avere ripercussioni sulle esportazioni delle imprese italiane, il che sarebbe più preoccupante di un blocco dell’economia cinese, dal momento che la Cina rappresenta circa il 2,6% dell’export italiano. Se si osserva l’andamento degli indici di borsa dei Paesi emergenti, nonché i flussi di capitali che arrivano dalle economie avanzate, emerge come la crisi sia piuttosto generalizzata sui mercati emergenti, con un andamento dei cicli di afflusso e deflusso di equity molto più ravvicinato che in passato, il che implica una maggiore volatilità e incertezza.

Emergenti top – Lo studio mette inoltre in evidenza quali economie emergenti sono al momento le meno rischiose, cioè quelle che danno maggiori garanzie di tenuta delle esportazioni. In primo luogo, oltre alla già citata Cina, la cui crisi viene sensibilmente ridimensionata, troviamo Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Le elevate riserve estere infatti consentono ai Paesi del Golfo di poter gestire ancora a lungo il basso prezzo del petrolio e delle materie prime, permettendo inoltre una buona tenuta della valuta e la stabilità delle importazioni dall’estero. Altri Paesi emergenti relativamente sicuri su cui investire sono Algeria, India e Polonia: anche in questo caso le valute hanno dimostrato una buona tenuta nei confronti dell’euro, e le previsioni sull’export sono molto positive, con aumenti fino a 6 miliardi di euro nei prossimi 3 anni (al momento le esportazioni italiani in questi paesi sono pari a cista 18 miliardi).

Emergenti flop – Se l’Egitto riesce a sopperire alle basse riserve estere con la partnership con i Paesi del Golfo e, in prospettiva, con la scoperta dei nuovi giacimenti di Gas da parte dell’Eni, altri Paesi emergenti sono nettamente in difficoltà. Prima su tutti l’Argentina, ancora condizionata dal mancato accesso ai mercati finanziari per via del default tecnico dello scorso anno. Decisamente in crisi, e in recessione, Brasile, Russia e Sudafrica. Per tutti valgono le difficoltà dovute ai bassi prezzi delle materie prime e all’instabilità delle rispettive valute, con il Brasile che lascerà sul campo circa l’1% del PIL nel 2015, mentre la contrazione del Pil in Russia dovrebbe superare il 3%. Infine anche la Turchia, da sempre mercato di sbocco molto importante per l’export italiano, presenta numerose criticità dovute all’eccessiva dipendenza dai flussi di capitale esteri, nonostante le buone prospettive di crescita.

Le opportunità di espandere le esportazioni nei Paesi emergenti sono ancora notevoli, nonostante la volatilità dei mercati finanziari negli ultimi mesi. Una opportunità di crescita che il nostro Paese non può e non deve lasciarsi sfuggire.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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