Meno disoccupati, più inattivi (!)

14/12/2015 di Federico Nascimben

Diminuiscono i disoccupati perché aumentano gli inattivi, mentre l'andamento dell'occupazione segna un encefalogramma piatto

Diminuiscono i disoccupati perché aumentano gli inattivi, mentre l’andamento dell’occupazione segna un encefalogramma piatto. È questa la sintesi di quanto emerge dalle ultime rilevazioni sul mercato del lavoro: l’Istat nelle ultime settimane ha prima diffuso i numeri su disoccupati e occupati ad ottobre e poi la rilevazione trimestrale; allo stesso tempo è uscito l’osservatorio sul precariato INPS che aggiunge confusione alla confusione.

Partiamo dai dati Istat. Relativamente al dato di ottobre, i media nazionali si sono concentrati in via quasi esclusiva sul calo del tasso di disoccupazione (all’11,5%) che si è attestato al livello minimo da tre anni. Ma fra settembre e ottobre il numero di occupati è diminuito di 84.00 unità e quello di inattivi è specularmente aumentato di 98.000 unità. Su base annuale, inoltre, la fascia d’età 35-49 anni ha visto 175.000 occupati in meno, mentre quella over-50 un aumento di 226.000 unità; anche il tasso di inattività è aumentato per tutte le coorti anagrafiche tranne che per quella over-50. Rispetto ad ottobre 2014 l’occupazione è aumentata dello 0,3%, pari a +75.000 unità, risultato dato dalla differenza tra 83.000 occupati in meno tra gli autonomi e un aumento di 158.000 tra i dipendenti, ma di questi la quasi totalità (146.000) sono a termine. Secondo le rilevazioni Istat, a dicembre 2014 c’erano 14.526.000 occupati a tempo indeterminato, mentre ad ottobre 2015 erano 14.527.000: “ben” mille in più.

La rilevazione trimestrale sul mercato del lavoro dell’Istituto di statistica, relativa al terzo trimestre 2015, vede “una battuta d’arresto” del tasso di occupazione al netto della stagionalità, un calo dello 0,6% del tasso di disoccupazione ed un aumento dello 0,7% del numero di inattivi (che aumentano anche qui per tutte le fasce d’età tranne che per quella over-50). Il dato più interessante riguarda però i nuovi occupati su base annuale, che sono 247.000 così suddivisi: 97.000 a tempo pieno e 149.000 in part-time (di cui “ben” 126.000 involontari); e i lavoratori dipendenti sono 241.000 ma di questi 182.000 sono a termine, mentre i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e pieno sono calati di 20.000 unità. Per concludere, sottolinea Istat che “la crescita tendenziale del lavoro a tempo indeterminato (+59 mila) è dovuta soltanto agli uomini e agli ultra 50enni”.

In merito ai dati INPS, invece, solo una breve battuta. Anche in questo caso è stato riportato il dato relativo alla variazione netta dei rapporti di lavoro tra gennaio e ottobre 2015, che ha visto un +415.557. Ma il saldo mischia molte cose al proprio interno: tiene conto dei contratti comunicati all’Istituto (e non di quelli effettivamente creati) e soprattutto incorpora le trasformazioni di rapporto di lavoro. Sarebbe stato utile evidenziare altresì che il numero netto di contratti attivati non corrisponde all’occupazione netta aggiuntiva proprio perché sono incluse le trasformazioni, e perché una persona può essere intestataria di più contratti nel corso di un intervallo di tempo.

Una ripresa lieve e congiunturale – come ovvio e più volte sottolineato – non può certo produrre un boom di occupati. Ma quei flebili segnali che si registrano su questo fronte riguardano in via prioritaria la componente over-50, che è anche l’unica ad “intascarsi” i nuovi contratti a tempo indeterminato previsti nel jobs act. Tempo determinato, part-time involontario e l’esplosione dei voucher dovrebbero invece far riflettere la politica su presente e futuro del mercato del lavoro italiano.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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