Medicina su misura

27/07/2015 di Pasquale Cacciatore

Un lungo studio finanziato dall'Istituto Nazionale per la Salute statunitense potrebbe finalmente aprire nuove strade, grazie alla medicina di precisione, permettendo di diversificare prognosi e terapie per tanti pazienti così diversi tra di loro

Medicina di precisione

Le ambizioni sono tante, così come le difficoltà: raccogliere i dati genetici e fisiologici (insieme ad altri di ambito sanitario) in oltre un milione di volontari per i prossimi vent’anni, superando le sfide socio-economiche e razziali che riguardano questa analisi. Il programma di studi fa parte di un progetto intitolato Iniziativa di Medicina di Precisione, finanziato dall’Istituto Nazionale per la Salute statunitense, dal valore di oltre 200 milioni di dollari. Un lungo studio che potrebbe finalmente aprire nuove strade, grazie alla medicina di precisione, permettendo di diversificare prognosi e terapie per tanti pazienti così diversi tra di loro.

I trial clinici degli Stati Uniti (e quelli della medicina occidentale in generale) sono infatti tipicamente dettati sulla popolazione bianca, quasi sempre di medio-alto livello economico, senza tener conto che oltre il 40% della popolazione è composto da minoranze etniche. Una differenza drammatica, considerando quanto le stesse terapie possano avere esiti differenti a seconda dell’origine del paziente. Una domanda prettamente scientifica, e non sociale. Un programma d’analisi di questo tipo è finalizzato ad aumentare la capacità dei ricercatori di giungere a conclusioni significative specificamente adattate a piccoli gruppi.

Un esempio è l’alcolismo e conseguente cirrosi, condizioni particolarmente presenti nelle comunità di nativi americani; uno studio di “medicina su misura” potrebbe aiutare a conoscere fattori genetici ed ambientali che determinano questa situazione. Il progetto potrebbe però estendersi, focalizzandosi non solo sulle minoranze etniche, ma anche su gruppi sotto-rappresentanti nella ricerca come persone di basso livello economico o cittadini di aree rurali. Ed ecco perché – è facilmente comprensibile – studiare questi dati diventa una vera e propria sfida.

Al momento l’Istituto di sanità non ha ancora deciso in che modo arruolerà i partecipanti del progetto, ma quel che è certo è che bisognerà adottare ogni strategia per coinvolgere totalmente i gruppi che per storia e condizione difficilmente raggiungono il clinico o che non nutrono fiducia nei confronti delle istituzioni di ricerca. Ed è per questo che lo stesso Istituto ha iniziato a chieder consulenze a ricercatori con esperienza a chi è già riuscito ad includere gruppi sotto rappresentati in trial clinici.

Esperimenti del genere sono infatti già stati condotti in passato: negli scorsi anni, ad esempio, un team di ricerca dell’Università del Mississippi studiò le patologie cardiovascolari negli Afro-Americani, sia in popolazioni urbane che in popolazioni rurali. Oggi, però, la sfida è ancora più grande, e necessita di un investimento economico massiccio e di expertise adeguata. I risultati, infatti, potranno aiutare a comprendere l’importanza di considerare a fondo le differenze fisiologiche che caratterizzano vari gruppi di popolazione, al fine di garantire sempre la miglior cura e la miglior assistenza appositamente “cucita” sul contesto genetico ed ambientale dell’individuo. Quella che, insomma, dovrà necessariamente divenire la medicina dei prossimi decenni.

The following two tabs change content below.

Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
blog comments powered by Disqus