Medicina di precisione: la Cina si dice quasi pronta

10/01/2016 di Pasquale Cacciatore

Considerato come il traguardo della medicina di questo secolo, successivamente ridimensionato a causa della difficoltà ad ottenere risultati concreti, ora il campo della medicina personalizzata grazie alla genomica sta tornando a diventare prioritario nelle scelte sanitarie di vari Paesi in tutto il mondo. E la Cina si vuole mettere in prima fila.

Considerato come il traguardo della medicina di questo secolo, successivamente ridimensionato a causa della difficoltà ad ottenere risultati concreti, ora il campo della medicina personalizzata grazie alla genomica sta tornando a diventare prioritario nelle scelte sanitarie di vari Paesi in tutto il mondo.

Lo scorso anno il presidente statunitense Obama aveva annunciato la nascita della Precision Medicine Initiative, un progetto mirato a sviluppare una piattaforma efficace per la medicina di precisione. Ora la Cina sta progettando a livello nazionale qualcosa di simile ma di ancora più grande, che sia in grado di riunire insieme dati genetici, fisiologici e clinici, così da personalizzare al meglio i trattamenti per la popolazione. Facendo sorgere, però, dubbi concreti degli specialisti del settore, in un Paese che oggi combatte con problemi alla base della piramide sanitaria, primo tra tutti la carenza strutturale di personale sanitario.

La medicina di precisione è un ambito di frontiera: unendo insieme grandissime moli di dati ottenuti dal sequenziamento genetico e dai registri sanitari, è possibile comprendere meglio come i farmaci lavorino su persone diverse, così da permettere a ciascuno di ricevere la miglior terapia effettivamente presente nello scenario medico e allo stesso tempo di influenzare lo sviluppo farmaceutico ove maggiormente necessario. In questo modo si riducono i rischi per determinate categorie di pazienti e si massimizzano i risultati clinici.

Ora il governo cinese progetta di annunciare l’iniziativa nel prossimo piano quinquennale, che sarà varato a marzo; le cifre di finanziamento non sono note, ma saranno certamente superiori a quelle statunitensi. Voci di corridoio stimano che si potrebbe raggiungere i 60 miliardi di yuan (circa 8,36 miliardi di euro), cifra possibile sommando le centinaia di progetti che permetteranno di raggiungere lo scopo. Alcuni centri di ricerca ed università cinesi hanno già deciso di anticipare il piano con iniziative di sequenziamento genetico e raccolta dei dati clinici di grandi gruppi sottoclassificati per patologie (come il tumore al polmone, ad esempio). La campagna di medicina di previsione cinese punterà alle patologie maggiormente presenti sul territorio, come il cancro del fegato e dello stomaco.

Se da un lato il mondo scientifico plaude all’iniziativa cinese, sostenendo che i grossi numeri della popolazione permetteranno una più semplice identificazione di mutazioni clinicamente utili, parte del mondo scientifico è scettica sulla potenziale applicazione materiale di tali risorse. L’ambito della ricerca farmacologica e dello sviluppo commerciale di farmaci procede a rilento in Cina; allo stesso modo è risaputo che il personale sanitario sia in media oberato di lavoro tanto da non poter dedicare spesso più di pochi minuti al paziente (il che renderebbe impossibile stabilire una cura personalizzata, anche qualora disponibile).

Insomma, nonostante i grandi piani, è certamente necessario che la messa in atto di un progetto di ingenti dimensioni economiche (ed applicative) vada di pari passo con una redistribuzione dei carichi di lavoro nell’ambito medico cinese e di ristrutturazione del settore farmaceutico. Solo in questo modo eventuali dati utili ottenuti dalla medicina di precisione potranno effettivamente essere trasformati in concrete terapie personalizzate, raggiungendo quell’optimum di terapia e riducendo rischi (e costi) che tale ambito della medicina può garantire.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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