Quello che i media non raccontano sul mercato del lavoro

17/02/2014 di Giovanni Caccavello

Secondo molti economisti americani ed europei il fatto che il tasso di disoccupazione americano sia molto inferiore a quello europeo non garantisce un miglior mercato del lavoro

Euro-Zone vs U.S –  E’ inutile girarci attorno: è molto meglio essere un disoccupato in cerca di lavoro negli Stati Uniti che in Europa. Secondo gli ultimi dati disponibili, infatti, la disoccupazione negli Stati Uniti, nel mese di gennaio, è scesa al 6,6 % mentre nell’Euro-Zona, dati di Dicembre alla mano, lo stesso dato macroeconomico ha fatto registrare un miglioramento di alcuni punti decimali rispetto al precedente rilevamento di Novembre segnando però un drammatico 12 %.

Tutto questo è in parte dovuto ad una migliore performance economica degli Stati Uniti, che grazie alle spinte ricevute dalla Federal Reserve, hanno ripreso a crescere in modo, tutto sommato, “sostenibile”. Dopo essersi lasciati alle spalle una recessione pesante, causata dalla crisi finanziaria del 2008, gli Stati Uniti hanno, infatti, fatto segnare una crescita vicina al 3,2% nel 2013 e le previsioni del Fondo Monetario Internazionale lasciano intendere come anche nel 2014 e 2015 gli Americani vedranno il loro PIL crescere del 2,8% e del 3%, rispettivamente. Euro-Zona, anche se inizia a mostrare i primi segnali davvero positivi, continua a mostrarsi molto fragile rispetto ai “cugini” statunitensi. La Banca Centrale ha iniettato moltissimi soldi nell’economia e diversi passi avanti verso un unione fiscale più efficiente sono stati fatti. Le cause di queste sono principalmente tre: Il denaro “stampato” dalla BCE è servito principalmente per mettere in sicurezza il sistema finanziario europeo, il sistema europeo messo alle strette dalla continua recessione deve sapersi rinnovare e non tutti i governi dei paesi maggiormente colpiti dalla recessione non hanno saputo implementare le riforme strutturali necessarie per affrontare meglio il prossimo futuro (Italia in primis).

Disoccupati, pensioni e lavoro: i numeri
Il tasso di disoccupazione in Europa è storicamente più elevato di quello americano.

Mercato del Lavoro – Osservando, però, più da vicino il mercato del lavoro, il quadro risulta essere più sfumato. Le cifre sulla disoccupazione mostrano un il mercato del lavoro statunitense più forte di quello che in realtà sia. Un importante fenomeno che ha contribuito in modo significativo al sensibile miglioramento del tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è stato sicuramente il pensionamento di un gran numero di americani. Se da un lato il numero di persone occupate si è ampliato, dall’altro il numero complessivo del tasso di occupazione si è ridotto. In parole più semplici, più persone riescono a trovare lavoro ma la forza-lavoro totale continua a diminuire.

Al contrario, il tasso di occupazione è rimasto sostanzialmente invariato nella Zona-Euro. Come hanno scritto Thomas Klitgaard e Richard Peck, due economisti della Federal Reserve Bank di New York: “Se l’Euro-Zona avesse sperimentato un calo del tasso di partecipazione alla forza lavoro proporzionale al declino sperimentato dagli Stati Uniti in questi anni, il tasso di disoccupazione sarebbe del 9,5%, inferiore, quindi, allo stesso dato prima dello scoppio della crisi del debito sovrano”.

Alcuni responsabili economici e politici della zona euro, tra cui Klaus Regling, capo del fondo si salvataggio della Zona-Euro, hanno riferito, nel corso degli ultimi mesi, che “il mercato del lavoro europeo, nonostante le difficoltà e le debolezze, funziona meglio di quanto i media lascino intendere”. Secondo Regling, inoltre, “nonostante la disoccupazione, se si guarda la situazione generale europea tenendo pur conto dei paesi ancora strutturalmente deboli, il numero di persone aventi un lavoro ed un reddito risulta essere più alto, in termini di percentuali della popolazione, che negli Stati Uniti”. La situazione: “non è, quindi, così drammatica come si potrebbe pensare se si considera solo il tasso di disoccupazione”.

Il ruolo del cambiamento demografico – Negli Stati Uniti, il forte calo della disoccupazione incomincia, secondo molti economisti, ad aumentare le ansie riguardo un’economia interna che presto potrebbe raggiungere una “piena capacità”. Ciò significherebbe infatti che il relativo basso numero di persone disoccupate possa far aumentare troppo rapidamente i salari dei lavoratori facendo di conseguenza impennare l’inflazione.

Questo “surriscaldamento” dei prezzi è al momento “raffreddato” dal un tasso di partecipazione complessivo sempre più basso. Secondo altri due economisti della Federal Reserve di New York, Samuel Kapon e Joseph Tracy, “l’occupazione, come percentuale della popolazione in età lavorativa è sceso di oltre il 4% dal 2008-2009 e, al momento attuale, non accenna a mostrare segnali di miglioramento”. Questo mostrerebbe quindi “un mercato del lavoro molto più debole di quanto indicato dal semplice tasso di disoccupazione” e ciò è dovuto al cambiamento demografico.

Anche in Europa la demografia sta giocando un ruolo importante, ma contrario a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti. Il numero di persone che entrano nel mondo del lavoro continua ad aumentare ed, in particolare, aumenta il numero delle donne che partecipano al mercato del lavoro. Se si osservano le quattro nazioni più “potenti” dell’Euro-Zona (Germania, Francia, Italia e Spagna) si può notare come la percentuale di donne tra i 24 ed il 54 anni che hanno ottenuto un lavoro sia aumentato costantemente anche durante la crisi. Tra il 2008-2009 ad oggi, infatti, il numero di notte è aumentato rispettivamente del 2% in Italia, dell’1% in Francia, del 2% in Germania ed del 7% in Spagna. Inoltre, ricordano Kiltgaard e Peck, dall’introduzione dell’Euro il mercato del lavoro europeo si è molto rafforzato sotto questo punto di vista e tra il 2002 ed il 2013 la percentuale di donne che partecipano alla forza-lavoro dell’intera Euro-Zona è aumentata dell’8%. Questa tendenza è destinata a continuare secondo gli analisti.

Problemi Europei – Jean Pisani-Ferry, capo della pianificazione politica nell’ufficio del primo ministro francese ed ex direttore del think-tank Bruegel, ha affermato che le riforme delle pensioni introdotte dai vari paesi europei hanno sollevato l’età pensionabile contribuendo così ad espandere la forza lavoro.

La sua visione del mercato del lavoro della zona euro è, però, meno positiva rispetto a quella di Regling: “Se da un lato è vero che la forza lavoro si sta espandendo, dall’altro, si è assistito ad un declino troppo preoccupante dei giovani che entrano nel mercato del lavoro. Un altro problema è ciò che sta alla base occupazionale della zona euro: una crescita molto debole della produttività, una delle misure principale dell’efficienza della produzione economica. Mentre la produttività degli Stati Uniti è cresciuta dell’1,5% all’anno tra il 2008-2012, la produttività dell’Euro-Zona è cresciuta quasi a mala pena, di alcuni punti decimali. Se la comunità europea non avvierà delle politiche per rilanciare l’occupazione giovanile il rischio è di minare ulteriormente la crescita economica a lungo termine”.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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