Renzi, indulto e Governo. Quando l’opposizione è interna

13/10/2013 di Andrea Viscardi

Le parole di Renzi sono tutto fuorché insensate, indulto e amnistia non possono continuare ad essere le soluzioni

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Matteo Renzi, indulto e Governo – Non c’è e non ci sarà probabilmente mai pace per il governo guidato da Enrico Letta. Dopo aver superato, indenne, il voto di fiducia, ecco un nuovo episodio capace di turbarne la serenità, quantomeno da un punto di vista mediatico. Matteo Renzi, dopo un mese di tregua nei confronti dell’esecutivo, ritorna all’attacco. Affrontare oggi il tema dell’amnistia e dell’indulto è un clamoroso autogol […] come facciamo a insegnare la legalità ai giovani e agli studenti se ogni sei anni buttiamo fuori i detenuti perché le carceri scoppiano?”. Il sindaco di Firenze, quindi, rincara la dose, spiegando come il suo non voglia essere un attacco al Presidente della Repubblica, che negli scorsi giorni aveva invitato a considerare l’opportunità di un indulto, ma alla classe politica: Napolitano ha invitato i partiti a discutere, ma se questi seguono semplicemente ciò che viene detto dal Quirinale, vengono meno al loro ruolo.

Matteo Renzi, Indulto e amnistiaMinistri all’attacco – Durissime le reazioni di Zanonato, Ministro dello Sviluppo Economico, che ha accusato Renzi, presumibilmente il prossimo Segretario del suo Partito, di comportarsi come Grillo e di utilizzare il tema del sovraffollamento delle carceri solo come un’opportunità politica, piuttosto che guardare alla realtà del problema. A Zanonato fa eco il Ministro degli Esteri Emma Bonino: “Se lui è il nuovo, ridatemi il vecchio”.

Incapacità del Parlamento – Il discorso di Matteo Renzi, così come ribadito anche negli studi di Mezz’ora, ospite di Lucia Annunziata, è tutt’altro che insensato. Il problema delle carceri non si risolve aprendo le porte e facendo uscire i condannati, ma attraverso un piano di riforma della giustizia e, perché no, la costruzione di nuovi centri di detenzione. Come considerare una classe politica capace, ciclicamente, di porre al centro dell’attenzione il tema, solo per decidere di ridicolizzare il principio di legalità, liberando delinquenti perché incapace di affrontare il sovraffollamento? Inetta, forse, sarebbe l’aggettivo migliore.

Le ragioni di Renzi – Così, invece di pensare ad una riforma del codice penale, l’Italia guarda un’altra volta alla soluzione più semplice, nonché meno utile. Già, perché, nel 2007, ad un anno dall’indulto voluto dal governo Berlusconi, le carceri erano nuovamente al limite del sovraffollamento. Inoltre, nel 2009, si registrava una recidiva – per i soggetti carcerati che usufruirono del provvedimento – di circa il 30%. Ciò significa che, poco meno di un indultato su tre, era tornato dietro alle sbarre. Una percentuale bassa rispetto alla media ordinaria (68%), ma ha veramente importanza? Lo Stato, tra il 2006 e il 2009, non volendo affrontare la questione come sarebbe necessario, ha causato, più o meno indirettamente, il commettersi di circa 8000 reati, liberando anzitempo persone regolarmente condannate. Ora si vuole ripetere ripetere il tutto perché, a Maggio, scade l’ultimatum della Corte di Strasburgo, e nessuno, dal 2006, è riuscito a trovare una soluzione migliore. Forse, allora, le parole di Renzi sarebbero da considerarsi tutt’altro che una forma di populismo spicciolo. L’Italia ha bisogno di riforme e competenza, non di indulti e numeri da giocoliere.

Politica disorientata – Abbandonando per un attimo la questione del sovraffollamento delle carceri, c’è un’altra considerazione che merita interesse. L’operato del governo viene ripetutamente criticato da Matteo Renzi, probabile futuro Segretario di partito dell’attuale Premier. Le reazioni di alcuni Ministri, anche loro di matrice democratica, sono durissime. Cosa accadrà se, come sembra, tra due mesi il sindaco di Firenze sarà il leader del PD? In questo momento la componente democratica del Governo, il Partito e il suo futuro Segretario sembrano essere su posizioni considerevolmente diverse. Senza dimenticare che, dall’altra parte, a destra, l’equilibrio lealisti – separatisti è appeso ad un filo e il Pdl, oramai, interpreta il doppio ruolo di forza di governo e di opposizione, aspettando che questo  venga sancito definitivamente con la rinascita del gruppo di Forza Italia. Quella che doveva essere la grande opportunità del Paese sembra si stia trasformando, per i partiti, in un gioco al massacro. Il tutto mentre c’è chi giura di aver sognato balene bianche e scudi crociati muoversi silenziosamente nell’ombra delle stanze di Palazzo Chigi. Che la fine della seconda Repubblica sia un ritorno alla Prima? Forse, anche su questa eventualità, le azioni di Renzi nel prossimo anno avranno un peso decisivo.

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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