Matteo Renzi e la cultura politica italiana

05/01/2014 di Iris De Stefano

Matteo Renzi

Quando, nell’ottobre dello scorso anno ho seguito – grazie ad Europinione – la Leopolda, il clima che si respirava nell’ex stazione fiorentina (dalla disposizione del palco, agli interventi ai tavoli di discussione) era stato certosinamente studiato per risaltare, amplificare ed alimentare l’entusiasmo, più o meno in buona fede, della pletora di politici presenti e dei cittadini incuriositi e affascinati dal carisma del sindaco Matteo Renzi.

Cultura politica. L’operazione Leopolda è stata unanimemente riconosciuta come un successo. Essa rappresenta un buon modo di far politica, vicino alla tradizione anglosassone, capace di mettere insieme le migliori energie del paese e di serrare i ranghi dell’elettorato di sinistra per cui la tradizione delle Feste dell’Unità, tanto scimmiottate negli scorsi anni, rappresentano però una base importante di aggregazione. Questo entusiasmo è però un’arma a doppio taglio e Matteo Renzi rischia di tagliarsi. La presenza di un serio problema culturale in questo paese è un dato di fatto: l’accettazione quieta di tutte le vicende riguardanti Silvio Berlusconi, l’evidente intenzione sovversiva di chi si permette di pubblicare contro-messaggi a quelli del Presidente della Repubblica, il rifiuto di Vincenzo De Luca alle dimissioni sebbene anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato abbiano decretato l’incompatibilità delle cariche di viceministro e sindaco di Salerno, Rosy Bindi Presidente della Commissione parlamentare antimafia e l’elenco sarebbe ancora lungo e doloroso. Non è mia intenzione fare di tutta un’erba un fascio, ma resta il fatto che il corpo elettorale italiano ha permesso, permette e secondo gli ultimi sondaggi permetterà ad elementi del genere di accedere ad alte cariche politiche, grazie ad una dominante apologia dell’ignoranza.

Matteo Renzi e la cultura politica italianaFunzione educativa della politica. Matteo Renzi ha un compito molto più grave dell’essere segretario del principale partito di maggioranza, in uno dei periodi più delicati della storia repubblicana di questo paese. Il sindaco di Firenze deve dimostrarsi migliore dei suoi elettori. Gli italiani si entusiasmano presto e facilmente ma i grandi della storia come de Gaulle, Churchill o la Thatcher (per quanto siano poi criticabili o meno le loro scelte politiche) non hanno mai dimenticato la funzione educativa della politica. Funzione che, in Italia, sembra quasi una barzelletta.

Passo falso. Per questi motivi, la riunione di ieri a Firenze della segreteria del PD rappresenta un passo falso. Le belle immagini della politica che si muove dalle stanze del potere romano, formata da persone sicuramente più vicine alla generazione dei Millenials che ha cambiato radicalmente la politica americana a cui Renzi sembra tanto ispirarsi, stridono con alcuni fattori non meno importanti. Nelle foto pubblicate della riunione, dov’è il simbolo del partito che Renzi rappresenta? Sulle teste impegnate a discutere della nuova segreteria capeggia un enorme “Renzi, l’Italia cambia verso” che dice molto più del sindaco di quanto, forse, lui stesso vorrebbe.

Anche supponendo che sia un caso, questo tipo di concezione si sposerebbe perfettamente con la battuta fatta sull’ex vice ministro Fassina, ora dimissionario proprio a causa di quel “Chi?”, certamente non riflettuto e anche simpatico, in risposta alla domanda di un cronista sull’ipotesi di rimpasto del governo proposto dall’economista. Il sindaco di Firenze non si è scusato ma anzi in un post su Facebook ha detto che lui deve rispondere ai tre milioni di elettori delle primarie e che non diventerà “mai un grigio burocrate che non può scherzare, non può sorridere, non può fare una battuta. La vita è una cosa troppo bella per non essere presa con leggerezza.” Un atteggiamento che rischia, alla lunga, di provocare qualche risentimento verso il Segretario all’interno del Partito – anche più di quelli già presenti – e poi, diciamocelo, un barzellettiere, l’Italia, l’ha già avuto, ed è stato forse abbastanza.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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