Matteo Renzi: dopo l’intervista il PD è una polveriera.

04/04/2013 di Iris De Stefano

Se per qualcuno una goccia di pioggia nel deserto fa rumore, di certo l’intervista rilasciata dal sindaco di Firenze Matteo Renzi oggi al Corriere della Sera ne rappresenta un esempio. Tra la paralisi istituzionale e i tentativi più o meno dissimulati di accordi a favore di questa o quella carica, un discorso chiaro, magari non condivisibile, ma di certo appropriato e un po’ scontato è diventato il principale argomento di discussione della giornata.

L’intervista – Quella di Aldo Cazzullo, decennale giornalista ed editorialista, al più accreditato successore di Pierluigi Bersani alla candidatura come leader della coalizione di centro-sinistra, è un’intervista a tutto tondo. Matteo Renzi, uscito sconfitto dalle primarie dello scorso inverno ma sempre più spesso individuato come unica risorsa per far riemergere dal baratro elettorale il Partito Democratico, ha principalmente accusato di immobilismo il suo schieramento: “Pensiamo a cos’è successo nel mondo dal 25 febbraio a oggi. In Vaticano c’era ancora Ratzinger; in un mese è stata scritta una pagina di storia. Il pianeta corre. E l’Italia è totalmente ferma. Le aziende chiudono. La disoccupazione aumenta. E la politica perde tempo. La tempistica prevista dalla Costituzione va rispettata. Ma qui si sta facendo melina.” Queste le parole dure di Renzi che ha sottolineato – in una tensione al rinnovamento in realtà propria di tutta la sua campagna elettorale – la necessità per il partito di decidere in maniera netta se schierarsi al fianco di Berlusconi, riconoscendogli l’importante risultato elettorale, oppure tornare al voto.

L’alleanza con Grillo e un programma d’azione – Si esclude insomma la possibilità di un accordo con il Movimento 5 Stelle che già più volte ha fatto capire la sua indisponibilità; la diretta streaming dell’incontro tra Bersani e i capogruppo al Senato e alla Camera Crimi e Lombardo del Movimento infatti è stata, secondo il sindaco fiorentino, “umiliante”. Parola questa che suscita scalpore ma solo perché pronunciata da un esponente di rilievo del partito, poiché immediatamente dopo la fine delle consultazioni, quasi unanime – e difficilmente non condivisibile – è stata l’opinione nel ritenere il colloquio tra Bersani e gli esponenti del Movimento come un tentativo di parlare con dei sordi. Il Pd quindi, secondo il sindaco fiorentino, dovrebbe avanzare una sua proposta forte, nella fattispecie composta da una nuova legge elettorale, in base alla quale il Presidente del Consiglio venga eletto come un Sindaco, quindi direttamente. A seguire poi riforme per l’abolizione delle province e del Senato che, secondo le stesse parole di Renzi “diventerebbe la Camera delle autonomie, con i rappresentanti delle Regioni e i sindaci delle grandi città che vanno a Roma una volta al mese e lavorano senza ulteriori indennità.” Queste riforme sarebbero in grado sia di riportare al Pd quella grossa fetta di elettori che sono migrati verso il Movimento di Beppe Grillo sia di convincere gli indecisi. In più, aggiunge il sindaco “una gigantesca operazione di de-burocratizzazione, con una grande scommessa sull’online. E un piano per il lavoro che dia risposte al dolore delle famiglie e alle sofferenze delle imprese”.

Le repliche – Non si sono fatte attendere le repliche da quella fetta del Partito Democratico che da sempre è stato contrario alla candidatura a premier del trentottenne fiorentino. Se un dirigente democratico che ha preferito restare anonimo, al Corriere ha dichiarato che “se lui vuole il governissimo con il Pdl, benissimo. Bersani lo lasci fare. Ma sia chiaro che la maggior parte di noi non lo seguirà su quella strada” la stessa impostazione sembra seguita da Pierluigi Bersani che, in seguito ad un pranzo con Enrico Letta, ha replicato con un laconico “Siamo qui”. In realtà però le polemiche risultano infondate; nell’intervista era chiaramente espressa la preferenza di Renzi verso la strada delle urne ma, data la scarsa propensione del partito e di tutti – nessuno escluso –  dei sedenti sugli scranni di Montecitorio, per uscire da questa fase di impasse istituzionale, l’unica alternativa sembra essere un accordo con la sola persona che ha i numeri e sembra disposta a trattare.

Silvio Berlusconi – Tutte le repliche da parte degli esponenti pdellini sembrano però confluire su un solo, consunto argomento: l’opposizione contro qualsiasi cosa possa ricordare Silvio Berlusconi. Se è vero infatti che molti prevedono un crollo delle preferenze degli italiani verso il Pd nel caso di una qualsivoglia alleanza, è vero anche che la demonizzazione del leader del centro-destra italiano non è mai stata una strategia vincente. Come Matteo Renzi, forse in modo piuttosto furbo – è conosciuta la simpatia che crea all’interno dell’elettorato di destra – dice, ma che la sinistra tutta ha ancora difficoltà a capire, è quanto bisognerebbe smettere con l’accanimento politico verso Silvio Berlusconi, poiché gli si rende facile il gioco di mostrarsi come un perseguitato e smuovere così le simpatie degli elettori. Bisognerebbe far capire alla politica che dovrebbe essere battuto, il Silvio, sul piano della politica, piuttosto che cercare in ogni modo di far sì che finisca in galera. Dimentcandosi che basterebbe un Partito ben organizzato e portatore di idee condivide dagli italiani, moderne, più dinamiche, magari più aperto. Ad un’eventuale condanna di Berlusconi ci penserà la giustizia – non è certo compito del PD – intanto lo si mandi in pensione politicamente.

Il Quirinale –  Perfino Giorgio Napolitano, alla Sapienza di Roma per un convegno, si è visto rivolgere delle domande sulle dichiarazioni di Renzi, che inizialmente sembrava averlo accusato di essere concausa dello stallo politico in cui il Paese si trova. Il Presidente della Repubblica, già oggetto di violenti attacchi nei giorni scorsi per la scelta insolita di affidare a dieci personalità di spicco il compito di proporre proposte di legge, ha però lapidariamente detto che non ritiene di star perdendo tempo e di preferire non aggiungere altro su quello che personalmente e insieme con il gruppo di esperti sta facendo. In serata è infine arrivata il chiarimento da parte dello stesso sindaco il quale ha dichiarato: “Dare la colpa a Napolitano per la situazione politica che si è creata è assurdo. Napolitano è stato in questi anni una assoluta certezza per il Paese. Meno male che c’è stato Napolitano”.

Campagna elettorale – Resta il triste sospetto però, che, ad un mese dalle elezioni, con un inspiegato rimando del decreto legge di sblocco dei pagamenti da parte dello Stato alle aziende, i partiti continuino ad organizzarsi per la più o meno imminente campagna elettorale, impegnati più nei giochi di potere che nel bene dell’Italia.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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